E’ stato sottostimato l’impatto sanitario dell'ILVA
Il 27 febbraio, un articolo di Domenico Palmiotti pubblicato sul Quotidiano di Puglia e titolato "Semaforo rosso dell'Istituto di Sanità all'impatto della produzione a 6 milioni" ha riportato il parere negativo dell'Istituto Superiore della Sanità (ISS) sulla Valutazione di Impatto Sanitario (VIS) presentata da Acciaierie d'Italia per le emissioni dell'ILVA. Secondo l'ISS, lo studio risulta "inadeguato per sottostima" dell'impatto sanitario degli inquinanti. Questo parere rappresenta un'importante conferma dei timori espressi da anni dai cittadini di Taranto e dagli ambientalisti.
È fondamentale sottolineare che questa Valutazione di Impatto Sanitario viene dopo l'azione legale inibitoria portata avanti da un gruppo di coraggiosi cittadini di Taranto, guidati dall'associazione Genitori Tarantini. Questa azione ha portato il caso dell’impatto sanitario delle emissioni ILVA davanti al Tribunale di Milano e, successivamente, alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea. La Corte ha ribadito che la salute deve avere la priorità rispetto alle esigenze produttive, imponendo quindi il vincolo della VIS per il rilascio dell'autorizzazione a produrre.
L'azienda Acciaierie d'Italia aveva commissionato uno studio per valutare l'impatto sanitario delle emissioni in uno scenario produttivo di 6 milioni e di 8 milioni di tonnellate di acciaio annue, sostenendo che, grazie all'adozione delle migliori tecnologie disponibili (BAT), le emissioni "post operam" sarebbero rientrate - in entrambi gli scenari - sotto la soglia di rischio accettabile. Ma l'ISS ha sollevato puntuali obiezioni sulla metodologia adottata. Questa presa di posizione dell'ISS rappresenta un segnale forte. La VIS commissionata dall'azienda presenterebbe per l’ISS criticità metodologiche che porterebbero a una sottostima del rischio sanitario effettivo.

Per anni, la città di Taranto ha subito le conseguenze dell'inquinamento dell'ILVA, con un elevato impatto sulla salute della popolazione, documentato da numerosi studi epidemiologici. Proprio per questo, ogni valutazione di impatto sanitario deve essere assolutamente rigorosa. Ora più che mai, è necessario che il gruppo istruttore dell’Autorizzazione Integrata Ambientale ILVA tenga conto di questo parere dell’Istituto Superiore della Sanità. E di conseguenza occorre che il Ministero dell’Ambiente non proceda a rilasciare un’autorizzazione a produrre sorvolando sul parere del Ministero della Sanità. Se Ilva producesse senza una VIS rigorosa ci sarebbe ragione sufficiente per chiedere di applicare la sentenza della corte di Giustizia dell’UE: ossia fermo della produzione in caso di rischi inaccettabili per la salute pubblica.
Taranto ha diritto a un futuro libero dalla spada di Damocle dell’inquinamento mortale per costruire un futuro di sviluppo sostenibile.
Alessandro Marescotti
Presidente PeaceLink
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