Impietosi i dati che emergono dall’analisi delle emissioni inquinanti convogliate dai camini ILVA

Più inquinamento da qui al 2031 con l’Accordo di Programma per l’ILVA

Gli stessi dati ufficiali dell’Accordo di Programma smentiscono la narrazione secondo cui saremmo a non passo dalla svolta green dell’ILVA. Per sei anni avremmo un aumento dell’inquinamento, con rischi sanitari non calcolati per bambini e soggetti fragili.
28 luglio 2025

Nel 2031 l’aria a Taranto sarà peggiore di oggi, anche se si spegnessero due altoforni su tre e ci fosse l'attivazione di due forni elettrici EAF. E la nuova AIA rende priva di valore giuridico la chiusura degli altoforni che rimerebbero in funzione se le condizioni di mercato fossero avverse e le risorse economiche carenti. Lo stabilimento ILVA di Taranto

La narrazione di una “transizione ecologica” per l’ex ILVA di Taranto si scontra con la realtà dei numeri. Dati ufficiali alla mano, l’inquinamento nel 2031 sarà peggiore di quello attuale, anche se si spegnessero due altoforni su tre, come previsto dall’Accordo di Programma. Un accordo non ancora firmato ma che il Presidente della Regione Michele Emiliano considera vantaggioso, mostrandosi in questo caso in sintonia con il ministro dell'Industria Adolfo Urso. L'Accordo di Programma sta dividendo i consiglieri comunali di Taranto che domani saranno chiamati a esprimersi. 

L'Accordo di Programma sarà firmato tra Stato, Regione e altri enti? Molto dipende da come i decisori politici si comporteranno di fronte alla crescente opposizione dei movimenti civici tarantini, fortemente mobilitati.

Ma vediamo i numeri delle emissioni convogliate.

Ecco un quadro comparativo basato sulle emissioni convogliate (quelle provenienti dai camini), estratte direttamente dai documenti ufficiali del cronoprogramma.

Il primo dato è quello delle emissioni attuali (è in funzione un altoforno).

Il secondo è lo scenario descritto dall'Accordo di programma nell'apposito specchietto dell'inquinamento previsto.

Il terzo è lo scenario massimo con tre altoforni accessi (obiettivo dell'AIA, già firmata dal Ministro dell'Ambiente).

I dati delle emissioni convogliate

Polveri (t/a): 152 | 303 | 457 |
SOx (anidride solforosa) (t/a): 878 | 2031 | 2634 |
NOx (ossidi di azoto) (t/a): 1450 | 3015 | 4351 |
Benzene (t/a): 3,3 | 5 | 10 |

Questi numeri smentiscono radicalmente l’idea che la graduale dismissione degli altoforni (ipotizzata nell'Accordo di Programma) porterà a una drastica riduzione dell’inquinamento. Anzi, nel 2031 i livelli di polveri, SOx, NOx e benzene saranno sensibilmente più alti di oggi, anche mantenendo in funzione un solo altoforno insieme a due forni elettrici (EAF).

Ma c’è di più. Lo spegnimento del terzo altoforno dopo il 2031 potrebbe non avvenire mai. Lo spegnimento non ha alcun valore giuridicamente cogente, anche se previsto nel cronoprogramma. Questo perché la nuova Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) rilasciata dal Ministero dell’Ambiente ha autorizzato gli impianti esistenti — compresi tutti gli altoforni — a funzionare per altri 12 anni, fino al 2037. La precedente AIA, che doveva terminare in tre anni è durata 8 anni ed è più che prevedibile che questa AIA (che ha un numero di prescrizioni superiore di oltre 4 volte) possa avere tali e tanti rallentamenti da seguire le orme della precedente, che è andata avanti a passo di tartaruga, pur essendo stata annunciata veloce come una lepre.

Oggi viene raccontata una storia, quella della decarbonizzazione contenuta nell'Accordo di Programma, che già oggi viene smentita dal Ministero dell'Ambiente.

È lo stesso Ministero a scriverlo con chiarezza nel testo dell’AIA:

“I pareri negativi espressi dalla Regione Puglia e dagli enti locali sono dovuti, principalmente, alla mancata previsione della decarbonizzazione del ciclo produttivo, rilevato che l’oggetto del presente procedimento è limitato agli impianti esistenti".

Questa frase è la chiave per capire il paradosso: l’AIA autorizza gli impianti già esistenti senza tenere conto delle tecnologie future. Di conseguenza, il gestore potrà continuare a far funzionare anche tutti gli altoforni, senza violare alcuna norma, semplicemente invocando motivazioni economiche o condizioni di mercato “sopravvenute” non prevedibili al momento della firma dell’Accordo.

In pratica: in caso di firma dell'Accordo di Programma avremmo un piano per dismettere gradualmente la produzione a carbone, ma al contempo il Ministero dell'Ambiente ha firmato un'AIA che autorizza l’azienda produrre per altri 12 anni con il carbone senza prevedere alcuna fermata degli altoforni e delle cokerie. Il risultato è un’illusione tutta politica: si promette la decarbonizzazione, ma si concede per legge il diritto a continuare con gli impianti più inquinanti per altri 12 anni. E poiché l'AIA ha valore normativo superiore, il gestore è oggi in una botte di ferro. Può fare la decarbonizzazione se ha i soldi ma può anche non farla se non convivente farla.

Per PeaceLink questa è una manovra gravissima, che rende l’Accordo di Programma un documento utile a una politica abituata alla logica del Gattopardo ("tutto cambi perché nulla cambi") ma giuridicamente privo di efficacia vincolante. Una promessa senza forza normativa, che può essere disattesa con piena legittimità in qualunque momento.

E di promesse disattese i tarantini hanno gli archivi pieni.

Taranto, dunque, rischia di trovarsi nel 2031 più inquinata di oggi, con emissioni raddoppiate, e senza alcun obbligo reale di spegnimento di tutti gli altoforni. Una prospettiva inaccettabile per una città che ha già pagato un prezzo altissimo in termini di salute, morti premature e danni ambientali.

PeaceLink chiede al governo e agli enti territoriali un confronto sui dati. Non è pensabile che i bambini e i soggetti fragili ritornino nei prossimi sei anni a subire un inquinamento doppio.

Taranto ha diritto alla verità, non a una transizione di facciata.

Ci appelliamo ai consiglieri comunali di Taranto perché sostengano il principio contenuto nell'articolo 1 comma 5 della Direttiva europea n.50 del 2008, ossia che occorre "mantenere la qualità dell'aria ambiente, laddove sia buona, e migliorarla negli altri casi". Con l'Accordo di programma si fa l'esatto opposto da qui al 2031: si peggiora l'attuale qualità dell'aria. E questo è inaccettabile. Scriveremo a tutti i consiglieri comunali inviando questi dati e invitandoli a dire di no all'Accordo di Programma.

Note: Ecco la nuova AIA (che si aggiunge al PIC ossia il Parere Istruttorio Conclusivo e al Piano Monitoraggio e Controllo) https://acrobat.adobe.com/id/urn:aaid:sc:EU:8a1fdd6a-3939-4bd4-ae3c-41f3ba98c404

Direttiva 50 del 2008 https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:02008L0050-20150918

Articoli correlati

  • ILVA, una lotta durata 18 anni
    Ecologia
    Il decreto del Tribunale di Milano impone il fermo degli impianti inquinanti

    ILVA, una lotta durata 18 anni

    La dichiarazione dell'avvocato Maurizio Rizzo Striano, protagonista dell'azione inibitoria accolta dal Tribunale civile di Milano.
    27 febbraio 2026 - Redazione PeaceLink
  • Tribunale ordina fermo stabilimento ILVA di Taranto per rischi salute
    Taranto Sociale
    Rassegna stampa

    Tribunale ordina fermo stabilimento ILVA di Taranto per rischi salute

    Sospensione, a partire dal 24 agosto 2026, dell'attività produttiva dell'area a caldo dello stabilimento. Il procedimento è nato dalla causa mossa da alcuni attivisti dell'associazione Genitori tarantini. Dopo tanti decreti salva-ILVA adesso giunge un salutare decreto salva-cittadini.
    27 febbraio 2026 - Redazione PeaceLink
  • ILVA, un decreto finalmente a favore della salute di cittadini e lavoratori
    Ecologia
    Il decreto del Tribunale civile di Milano

    ILVA, un decreto finalmente a favore della salute di cittadini e lavoratori

    Il Tribunale ha disapplicato l'ultima AIA dopo un'azione inibitoria presentata dall'associazione Genitori tarantini e ha ordinato la "sospensione" dal 24 agosto dell'attività produttiva dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico di Taranto.
    26 febbraio 2026 - Redazione PeaceLink
  • La priorità dimenticata: salvare vite umane
    Editoriale
    La vicenda Sea Watch ricorda quella dell'ILVA di Taranto

    La priorità dimenticata: salvare vite umane

    In questi anni vi è stato un conflitto istituzionale che ha evidenziato quanto sia dannoso mettere la tutela degli esseri umani al secondo posto. Per Sea Watch e per ILVA i magistrati sono dovuti intervenire. Al referendum costituzionale invitiamo a votare NO per difendere la magistratura.
    22 febbraio 2026 - Redazione PeaceLink
PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 2.8.31 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Diritto di replica - Posta elettronica certificata (PEC)