2015, fuga dal petrolio
8.06.04
Erano soddisfatti e raggianti, il ministro tedesco dell'ambiente Jürgen Trittin (Grüne) e la ministra alla cooperazione eonomica Heidemarie Wieczorek-Zeul, alla fine della Conferenza internazionale sulle energie rinnovabili, riunita a Bonn dal 1 al 4 giugno: sono convinti che dalla conferenza sia venuto «un segnale di svolta globale nella politica energetica». I 154 governi presenti a Renewables 2004 hanno sottoscritto infatti un documento che fissa l'obiettivo di fornire energia da fonti rinnovabili a un miliardo di persone nel mondo, di qui al 2015: la metà dei due miliardi che adesso non hanno corrente elettrica. Poco più di una visione. E però appare realistica, a giudicare dagli impegni presi da molti singoli paesi: un catalogo di 164 progetti per lo sviluppo dell'energia eolica, solare, idrica, geotermica e da biomasse. A vederli elencati tutti insieme danno l'impressione che ormai si sia valicata la soglia delle sperimentazioni marginali. Nuova la disponibilità a far valutare questi programmi dall'agenzia delle Nazioni unite per lo sviluppo sostenibile. Tutti sono interessati a sapere cosa fanno gli altri e con quali risultati, e sono pronti a lasciar controllare il proprio lavoro. Probabile l'effetto di trascinamento delle soluzioni più efficaci.
Oltre a mille componenti delle delegazioni ufficiali e a duemila rappresentanti di associazioni non governative, tecnici, manager e imprenditori venuti a presentare progetti, tecnologie e prodotti, a Bonn si sono riuniti anche 350 deputati di 80 paesi, decisi ad agire come lobby trasversale. In un loro documento chiedono di creare una «agenzia internazionale per le energie rinnovabili», sul modello dell'oganizzazione internazionale per l'energia atomica (Iao), per promuovere lo scambio di tecnologie, incrementarne l'efficienza, promuovere modelli di finanziamento e intervento politico, offrire consulenza ai governi. «Tutte le forme di energia di origine fossile, uranio compreso, sono sovvenzionate e sostenute da una quantità di organismi internazionali. Sarebbe bene cominciare a controbilanciarne l'influenza», dice Hermann Scheer, deputato socialdemocratico tedesco, promotore e portavoce di questo forum parlamentare.
Dal vertice di Kioto sul clima del 1997 la comunità internazionale non è più riuscita a accordarsi su impegni ambientali vincolanti. Il tentativo di quantificare gli impegni fallì anche al vertice del 2002 a Johannesburg, soprattutto per il veto degli Stati uniti. Il modello «volontario» scelto per la conferenza di Bonn, appuntamento proposto proprio a Johannesburg dal cancelliere Schröder, ha consentito di aggirare questo scoglio. Stavolta gli Usa non hanno remato contro. Il catalogo con i 164 piani d'azione contiene anche un loro progetto di ricerca, finalizzato a ridurre i costi della produzione di energia da fonti rinnovabili. Gli americani sperano di abbassarli entro il 2012 a 3 centesimi di dollaro per il kilowattora eolico a 6 centesimi per quello solare. Si dicono anche interessatissimi ai carburanti alternativi estraibili dalle biomasse: il pasticcio iracheno e il caropetrolio fanno miracoli.
Molto ambizioso il programma presentato dalla Cina. Fino al 2020 la repubblica popolare vuole coprire il 10 percento del fabbisogno di elettricità con fonti rinnovabili, quota da raggiungere senza cosiderare l'apporto dei grandi impianti idroelettrici in costruzione, molto controversi per il loro impatto ambientale e sociale.
Sensazionale il piano delle Filippine. Di qui al 2014 contano di raddoppiare al 40 per cento l'apporto delle fonti rinnovabili di energia. Un sistema di approvvigionamento decentrato, con molti impianti geotermici, sembra adatto per le molte isole dell'arcipelago. L'Egitto punta massicciamente sull'energia del vento e solare. Perfino la Banca mondiale è sembrata contagiata: ha promesso di aumentare del 20 per cento l'anno per i prossimi cinque anni i crediti alle energie rinnovabili, per portarne il volume a 400 milioni di dollari. Un'inezia, rispetto a quanto la banca stanzia per quelle fossili. Ma una briciola un po' più pesante.
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