Trump fa il pieno da Putin: accordo sul gasolio
I termini dell'accordo resi noti dalla presidenza statunitense strutturano l'approvvigionamento secondo scaglioni temporali precisi. La fase iniziale prevede la consegna immediata di oltre 300.000 tonnellate di gasolio, seguita a novembre dall'invio di ulteriori 500.000 tonnellate. Successivamente è programmata la fornitura di un blocco da un milione di tonnellate e, infine, di un'ultima tranche da tre milioni di tonnellate condizionata alla capacità produttiva delle raffinerie russe, portando il volume complessivo programmato a circa 4,8 milioni di tonnellate.
Questo provvedimento non costituisce la prima deroga al regime sanzionatorio applicato nei confronti di Mosca dall'inizio del conflitto in Ucraina.
Già nel marzo 2026, il Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent aveva disposto la revoca temporanea delle sanzioni sul petrolio russo precedentemente bloccato in mare, autorizzando le raffinerie indiane a completare gli acquisti. Tale esenzione, motivata dalla necessità di colmare la carenza di greggio sui mercati internazionali, è stata oggetto di successive proroghe nei mesi di aprile e maggio dello stesso anno.
Secondo quanto riferito da fonti istituzionali statunitensi all'agenzia giornalistica Axios, la decisione di Washington è maturata dopo che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha respinto le ripetute richieste della Casa Bianca di interrompere gli attacchi militari condotti dai droni di Kiev contro le raffinerie e i terminal petroliferi situati in territorio russo. L'amministrazione statunitense ha valutato che tali raid avessero un impatto inflazionistico diretto sui costi energetici sostenuti dai consumatori finali negli Stati Uniti. Il presidente ucraino Zelensky ha espresso netta contrarietà all'intesa commerciale, definendo la mossa un investimento in una guerra che deve essere terminata e contestando la concessione a Mosca della possibilità di vendere i propri prodotti energetici. I dettagli dell'operazione e il quadro delle sanzioni sospese sono stati confermati dalle agenzie e dai media internazionali, tra cui ANSA e Adnkronos.
Anche l'Unione Europea continua ad acquistare energia dalla Russia, trovandosi in una posizione analoga a quella degli Stati Uniti. Nonostante i numerosi pacchetti di sanzioni approvati da Bruxelles contro Mosca, i flussi di idrocarburi russi verso il continente europeo non sono mai stati azzerati del tutto. [1, 2, 3]
Per quanto riguarda il gas naturale liquefatto, l'Europa registra volumi di acquisto significativi. Tra gennaio e settembre, le importazioni europee di GNL provenienti dal maxi-progetto siberiano Yamal LNG sono aumentate del 9,5% rispetto all'anno precedente. I porti dell'Unione Europea hanno accolto circa l'85% delle spedizioni totali destinate all'esportazione da quel sito, traducendosi in un flusso finanziario verso le casse russe stimato in circa 7,9 miliardi di euro nei primi nove mesi dell'anno. Tra i principali acquirenti a livello continentale spiccano la Spagna, il Belgio e la Francia. [4, 5, 6]
Sul fronte del gas naturale via gasdotto, i flussi continuano a scorrere regolarmente attraverso le direttrici meridionali rimaste attive, in particolare la rotta che attraversa l'Ucraina e la condotta Balkan Stream. Paesi come l'Austria, l'Ungheria e la Slovacchia mantengono una forte dipendenza storica da queste forniture per garantire il riscaldamento domestico e l'approvvigionamento industriale. Ad aprile, ad esempio, le importazioni complessive di metano da Mosca verso l'Unione Europea hanno registrato un incremento del 38% su base annua. [7]
Per quanto concerne il petrolio e i carburanti raffinati, l'embargo dell'Unione Europea sul greggio russo trasportato via mare è operativo, ma prevede deroghe specifiche per gli oleodotti terrestri. Il ramo meridionale dell'oleodotto Druzhba continua a rifornire di petrolio greggio le raffinerie dell'Ungheria e della Slovacchia, coprendo circa l'80% del fabbisogno di questi due paesi. Inoltre, consistenti quantitativi di gasolio e altri prodotti raffinati russi entrano indirettamente nel mercato europeo dopo essere stati lavorati in paesi terzi che non aderiscono alle sanzioni occidentali. [1, 3, 8]
Le istituzioni europee hanno approvato un nuovo quadro normativo energetico che introduce una complessa procedura di autorizzazione preventiva per i contratti commerciali. Il piano REPowerEU fissa scadenze precise per l'interruzione dei legami commerciali nel settore degli idrocarburi: il blocco definitivo per i contratti a lungo termine sul gas naturale liquefatto è programmato per il primo gennaio 2027, quello sul metano via tubo per il 30 settembre 2027, mentre la cessazione totale delle importazioni di greggio e dei relativi prodotti petroliferi è prevista entro la fine del medesimo anno. Fino al completamento di tale percorso, la necessità di garantire la sicurezza energetica ed evitare carenze durante i mesi invernali spinge diversi Stati membri a mantenere attive le transazioni commerciali con i fornitori russi. [3, 8, 9, 10]
Fonti:
[1] https://www.consilium.europa.eu
[8] https://www.easyfrontier.it
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