L’Operazione Vivaldi come laboratorio militare del centro NATO JATEC

Nasce in Ucraina la guerra robotica di terra

Da trent'anni le forze armate americane avevano studiato il concetto di "robot incursori" lanciati dal cielo. Ma lo studio era teorico. Ora l'Ucraina, con un brillante generale di estrema destra, ne ha effettuato il primo impiego al mondo in condizioni di combattimento reale.
4 ottobre 2026
Redazione PeaceLink

Sta cominciando la guerra del futuro.

Ci avevano provato da tempo a fare dei piccoli robot letali, ma avevano una autonomia limitata. Ora con la guerra dei droni in Ucraina tutto sta cambiando, a partire dalla possibilità di pilotare da remoto queste tecnologie robotizzate terrestri. La questione cruciale era come portarli in profondità, dietro le linee avversarie. E qui è scattata l'idea di sperimentare l'abbinamento fra droni e robot terrestri.

Portare un robot terrestre da combattimento direttamente sulla zona operativa "in volo" evita che consumi la sua limitata carica per percorrere i chilometri di avvicinamento. 

I robot di terra Veicoli terrestri a pilotaggio remoto (UGV) progettati nesti Stati Uniti

Le forze armate degli Stati Uniti avevano studiato questo concetto a livello teorico per oltre trent'anni senza mai applicarlo in condizioni reali, sul campo di battaglia. I piccoli droni terrestri (ruotati o cingolati) hanno un'autonomia limitata e faticano a superare ostacoli come macerie, fango e fossati. L'idea americana era usare il volo per "saltare" questi ostacoli. Ma mentre nei laboratori statunitensi questo concetto è rimasto per decenni un esperimento di ingegneria d'avanguardia o un'esercitazione dottrinale su scala ridotta, gli ucraini hanno preso questa teoria e l'hanno trasformata per la prima volta in una tattica di combattimento reale e standardizzata (la "tattica marsupiale"), applicandola direttamente sotto il fuoco nemico.

Ora l'Ucraina - con l'Operazione Vivaldi - ne ha effettuato il primo impiego al mondo in condizioni di combattimento reale.

La guerra come laboratorio-realtà

Difficilmente la guerra in Ucraina finirà presto perché è una manna dal cielo per gli ingegneri militari e le industrie belliche. La guerra in Ucraina non è soltanto un conflitto militare ad alta intensità: è ormai un banco di prova a cielo aperto per nuove tattiche e nuove tecnologie. Ci torneremo nelle conclusioni su questo triste concetto.

Che la guerra abbia un lungo futuro di fronte lo dimostra l’Operazione Vivaldi, eseguita a settembre 2026 dal Terzo Corpo d’Armata ucraino ma avviata in gran segreto già a maggio. Durante l’operazione, gli esperti ucraini di stanza al centro JATEC — il centro congiunto NATO-Ucraina in Polonia, a Bydgoszcz — hanno mantenuto un flusso continuo e strategico con l’Alleanza Atlantica attraverso i canali e i protocolli della struttura.

Il nuovo ruolo tecnologico dell'estrema destra

Il Terzo Corpo d'Armata ucraino è guidato dal generale di brigata Andrij Bilec'kyj, fondatore in passato del Battaglione Azov e del movimento politico Corpo Nazionale, spesso associato a posizioni nazionaliste e di estrema destra. Nel febbraio 2022 disse: "Ci riprenderemo il Donbass e la Crimea".

Andrij Bilec'kyj sta riscuotendo un notevole successo e una forte visibilità mediatica come figura militare di primo piano. [1, 2]

E' considerato un brillante generale con un passato controverso.
Negli ultimi anni ha completato una transizione, passando dall'essere un discusso agitatore politico di estrema destra a uno dei comandanti più stimati e tecnologicamente avanzati delle Forze Armate Ucraine.
Il 30 settembre 2025 Bilec'kyj è stato promosso al grado di generale. Nel agosto 2026 il presidente ucraino Volodymyr Zelens'kyj ha conferito a Bilec'kyj l'onorificenza di "Eroe dell'Ucraina", che è la massima onorificenza nazionale. 
La stampa internazionale (tra cui testate come la britannica The Independent o l'agenzia Reuters) lo descrive oggi come uno dei comandanti più ambiziosi ed efficaci dell'Ucraina. [1, 2]
Bilec'kyj è diventato un punto di riferimento per la modernizzazione tecnologica della guerra. [1]

I suoi reparti sono pionieri nell'integrazione di veicoli terrestri a pilotaggio remoto (UGV) per sostituire la fanteria nei compiti più rischiosi.

E così si è creata una collaborazione stretta fra questi militari di estrema destra e la NATO proprio sul terreno della sperimentazione di nuovi sistemi d'arma e della modernizzazione tecnologica bellica. In passato, gli Stati Uniti consideravano l'unità Azov con fortissimo sospetto e aperta ostilità, al punto da imporle un severo embargo militare. 

Nel 2014, quando l'Azov nacque come battaglione di volontari per combattere nel Donbass, l'intelligence e i legislatori statunitensi ne individuarono immediatamente le radici ultranationaliste e l'ideologia neonazista di diversi fondatori. Per questa ragione, il Congresso degli Stati Uniti inserì clausole specifiche nelle leggi di stanziamento dei fondi per vietare formalmente la fornitura di armi americane, finanziamenti e addestramento ai membri dell'Azov. 

Ora tutto questo non c'è più, e al suo posto c'è la totale collaborazione sul terreno più critico: lo sviluppo delle armi del futuro.

Gli analisti JATEC della NATO

Il contrattacco ucraino dell'Operazione Vivaldi è servito anche a testare e condividere con la NATO in tempo reale la “guerra robotica” di cui stiamo parlando. Tramite il software ucraino DELTA, integrato con gli standard NATO, gli analisti di Bydgoszcz hanno ricevuto dati sull’inedita “tattica marsupiale”: droni pesanti rilasciano veicoli robotici terrestri UGV oltre la linea del fronte. Questo ha permesso alla NATO di studiare dal vivo l’efficacia dei robot terrestri in contesti di forte disturbo da Guerra Elettronica.

Non solo: l’operazione ha fornito dati sull’esaurimento logistico della 20ª e della 25ª armata russa, aggiornando i modelli previsionali dell’Alleanza. Sotto la supervisione dell’Allied Command Transformation (ACT), i report operativi sono stati formalizzati nei cicli “Lessons learned”, codificando la trasformazione ad alta tecnologia.

La tattica marsupiale

Il cuore dell’innovazione è la tattica marsupiale. Un drone-madre aereo — come i Vampire o i Baba Yaga — aggancia sotto la scocca un piccolo robot terrestre, supera la linea del fronte e vola per oltre 10 km in territorio controllato dai russi. Giunto sopra l’obiettivo, spesso dietro le fortificazioni nemiche, effettua un rilascio verticale di precisione, depositando il robot cingolato o su ruote direttamente sul terreno. Da quel momento il mezzo di terra — ad esempio i modelli ARK-1 o il nuovissimo Desantnyk — si muove autonomamente o teleguidato via radio per piazzare mine anticarro, condurre ricognizioni o farsi esplodere come veicolo kamikaze contro i bunker russi.

Non è una semplice innovazione tattica: è l’avvio di una rivoluzione tecnologica. Se i droni avevano già cambiato la guerra nel cielo e in mare, ora si apre l’era dei “droni di terra”, i robot terrestri. Gli Stati Uniti avevano studiato questo concetto a livello teorico per oltre trent’anni senza mai applicarlo in combattimento; l’Ucraina ne ha realizzato il primo impiego reale su larga scala. Il battesimo del fuoco è avvenuto proprio nell’Operazione Vivaldi, per opera del Terzo Corpo d’Armata — con l’unità di innovazione tecnologica NC13 — e del battaglione UGV Alter Ego della 93ª Brigata Meccanizzata. I robot marsupiali venivano calati a terra di nascosto, colpendo la fanteria russa tra la vegetazione.

La tecnologia è ora al centro del cluster ministeriale ucraino Brave1, che ha l’obiettivo di standardizzare la tattica marsupiale e sostituire gradualmente fino a un terzo dei soldati in prima linea con sistemi robotici entro la fine del 2026. Da un lato, questo ridurrebbe le perdite umane per l’esercito attaccante; dall’altro, si infliggono perdite terribili alla parte nemica, spostando il conflitto armato verso una robotizzazione sempre più spinta.

Una guerra senza fine?

Tutto ciò conferma che la guerra in Ucraina funziona come un laboratorio militare per la NATO e l’industria bellica: nuove tattiche, nuovi droni, nuovi robot e nuovi flussi di intelligence vengono sperimentati e standardizzati in condizioni reali. È una dinamica che merita attenzione anche da parte dei pacifisti. Infatti l’innovazione tecnologica non elimina la violenza, ma la trasforma e la moltiplica. 

Armi che prima venivano testate solo in simulazioni computerizzate o poligoni di tiro vengono ora messe alla prova contro un esercito convenzionale strutturato (la Russia).

Il ruolo del conflitto militare come acceleratore tecnologico rende troppo interessante questo contesto perché l'apparato insustriale-militare possa pensare di rinunciarvi.

La NATO ha la possibilità di mappare in tempo reale le frequenze radio, le tattiche di disturbo elettro-ottico e i limiti logistici dei sistemi d'arma russi, accumulando un patrimonio di dati dottrinali che influenzerà lo sviluppo della difesa occidentale per i prossimi decenni.

I governi occidentali stanno svuotando i propri arsenali di vecchi sistemi d'arma, sostituendoli con commesse multimiliardarie di nuova generazione.

Le aziende della difesa hanno ottenuto contratti di fornitura e produzione pluriennali che garantiscono stabilità finanziaria e giustificano massicci investimenti in Ricerca e Sviluppo (R&S).
A livello di Unione Europea, la spesa è passata dai 218 miliardi di euro del 2021 ai 418 miliardi di euro del 2025
(pari al 2.2% del PIL), con una proiezione stimata a 454 miliardi di euro per il 2026 (2.4% del PIL).

Il prezzo tecnologico e militare pagato per studiare e produrre le armi del futuro nel "laboratorio ucraino" si sta tuttavia traducendo in un costo fiscale diretto sui bilanci statali, costringendo l'Europa a scegliere tra il mantenimento del proprio modello di welfare sociale o il finanziamento della corsa alle armi del futuro.

Note: Vedere

https://www.youtube.com/watch?v=0pgIWMXxaT0
https://brave1.gov.ua/en/news/logistics-missionon-an-amphibious-ugv

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