Una sconvolgente verita' dietro l'uranio impoverito
«Nanopathology» «Nanopathology» è una parola inventata da me, anche se ora comincia ad essere di uso corrente: significa patologie da micro e nano particelle. Con una macchina di nuovo tipo, un microscopio elettronico di tipo ambientale, non solo riusciamo a individuare delle cose molto piccole, ma anche abbiamo sviluppato una tecnica innovativa per vedere all’interno dei tessuti patologici. Una nuova tecnica di indagine per osservare l'infinitamente piccolo Con questa tecnica riusciamo a vedere cose che sono molto piccole. Siamo abbastanza avvezzi a sentire l'espressione PM10: si tratta delle particelle che non ci fanno girare in auto la domenica e vuol dire 10 micron. Ebbene, in questo momento noi stiamo lavorando con particelle che sono più piccole di un micron, che si avvicinano ai nanometri (siamo arrivati fino a dieci nanometri): sono le dimensioni delle proteine e dei virus, quindi stiamo lavorando con qualcosa che è veramente molto piccolo. Perché ne parliamo? Perché effettivamente in questo modo riusciamo a vedere dei corpi estranei all'interno dei tessuti patologici.

Esplosioni e nanoparticelle La nanotecnologia, nuova scienza del XXI secolo, consente di creare in laboratorio particelle molto piccole non presenti in natura, tecnica molto faticosa e dispendiosa. Tali particelle, una volta create, hanno la particolarità di aggregarsi, formando, in base alle leggi fisiche della nanotecnologia, dei clusters. Il cluster è un aggregato di nanoparticelle. Per l'eliminazione di ordigni bellici a Baghdad, ad esempio, i soldati, dopo aver scavato una buca, vi mettevano dentro gli armamenti del nemico e li facevano deflagrare. Nei crateri si possono trovare delle polveri con questi composti: piombo, stagno, bismuto, silicio, zirconio, argento, vale a dire tutti gli elementi che abbiamo visto nelle biopsie. Ciò significa che nell'involucro delle bombe, al loro interno, c'erano tutti questi elementi. Se si trovano lì e se una persona li respira, finiscono dentro i polmoni, sembra abbastanza logica la consequenzialità. Le nanoparticelle superano le barriere e passano nello sperma Veniamo ora all'analisi dello sperma. Non pensavo che fosse possibile. Ancora adesso su certi libri si parla dell'esistenza di barriere, come la barriera polmonare, quella intestinale, quella ematoencefalica. Si riteneva che alcuni corpi estranei non potessero andare oltre queste barriere, almeno questo è ciò che si sapeva fino a poco tempo fa. Tuttavia, in un articolo di un gruppo di tossicologi del lavoro belgi, apparso nel 2002 su una rivista scientifica molto importante, si riporta un esperimento semplicissimo: quegli studiosi hanno fatto inspirare delle nanoparticelle da 0.1 micron, quindi cento volte più piccole di quelle che respiriamo in strada al di fuori di qui, e siccome erano particelle radioattive le hanno seguite nel loro corso. Ebbene, una volta respirate, dopo 60 secondi hanno passato la barriera polmonare e sono entrate nel sangue; dopo un'ora sono arrivate al fegato. Quando questi corpi estranei sono all'interno, non è più possibile eliminarli, al momento, almeno, non si conoscono tecniche di eliminazione. Ma se sono nel sangue possono andare benissimo nelle gonadi, nello sperma; se sono dentro lo sperma ci può essere anche una contaminazione di un partner. Il soldato canadese dalle sette sindromi Ho studiato il caso di un soldato canadese. Questo paziente, che era un maratoneta, è tornato dalla guerra del Golfo dopo sei mesi in sedia a rotelle e dopo otto anni è morto. Nel frattempo ha sviluppato almeno sei o sette sindromi, aveva tutto il compendiario del libro di patologia e, alla fine, anche l'Alzheimer. Aveva disseminate in tutto il corpo (io ho avuto il fegato, il polmone, la milza) particelle di antimonio cobalto, di cui abbiamo parlato, di cobalto e di mercurioselenio; non ho mai visto questa lega, non so come possa essere entrata. Questa persona aveva gli occhi marroni; dopo due anni di patologia aveva gli occhi sul grigio, dopo altri due anni gli occhi sono diventati blu. Il cobalto è blu: c'è una correlazione? Non lo so. So che esiste la sindrome di Wilson, che è genetica, in cui si accumula rame: la parte esterna dell'occhio diventa gialla brunata come il rame. E' una coincidenza? Nessuno ha mai dato una spiegazione, quindi siamo aperti a tutte le possibili ipotesi; sta di fatto, però, che la moglie ha sviluppato quella che si chiama la burning semen disease, in italiano si potrebbe tradurre come «sindrome del seme urente». Il militare, una volta tornato a casa, aveva delle turbe neurologiche e non riusciva a portare a termine l'atto sessuale; il giorno dopo la partner aveva bruciori nella parte interna tali da non poter stare in piedi. Ha dovuto inserire un preservativo con del ghiaccio dentro. La partner, in seguito, ha avuto anche perdite di sangue che non sono comprensibili da nessun ginecologo. Sperma con bismuto, calcio, titanio, ferro, cobalto, cromo, molibdeno, acciaio: le nanoparticelle possono passare nel partner Ho conosciuto personalmente mogli che hanno sviluppato un cancro dell'utero. Sta di fatto che se nello sperma di un soldato ci sono degli elementi come bismuto, calcio, titanio, ferro, ebbene, non sono assolutamente biocompatibili: cosa facciano poi a livello dello sperma, cosa facciano nel partner non lo so, ma possono passare nel partner. E' un fatto che molti soldati della prima guerra del Golfo hanno avuto figli malformati; è un fatto, non so se c'è una correlazione. Questa cosa non è biologica, ma non è neanche biodegradabile, quando è all'interno rimane, non va più via. Ho delle immagini in cui si nello sperma si possono notare alcune palline tonde di ferrocromo, e, di nuovo, una particella di zirconio. Quindi ci sono delle chimiche che effettivamente ricorrono. Notiamo anche particelle di tungsteno, titanio, cobalto, ferro, cromo e molibdeno. E poi anche acciaio, che potrebbe derivare benissimo dall’armatura di un carro armato. Mangiare un cavolo con le nanoparticelle e ammalarsi di tumore In conclusione possiamo dire che le nanoparticelle possono passare: passano tranquillamente la barriera polmonare ma passano anche quella intestinale, perché se - per esempio - mangio un cavolo su cui è caduta questa polvere, ho una certa probabilità di ingerirlo. Quindi, questa polvere giunge negli organi interni e posso avere delle patologie di tali organi interni perché non c'è nessuna barriera che possa fermare queste nanoparticelle. Siamo partiti dall'uranio impoverito per imbatterci in una questione che di certo porta molto più lontano perché sconfina dallo specifico problema relativo all'uranio ed investe più estensivamente la questione ambientale.
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