Le recenti verifiche dell'Arpa Puglia fanno emergere valori di diossina 27 volte superiori al limite europeo di 0,4 nanogrammi a metro cubo. Che fare?

Diossina a Taranto, un problema nazionale. Occorre adottare le migliori tecnologie disponibili

L'Ilva di Taranto diffonde - tramite il camino dell'impianto di agglomerazione - diossina a largo raggio con un camino di 220 metri. Tale diossina ricade non solo sulla città di Taranto ma su una vastissima area geografica, a seconda dei venti. Entra nel ciclo alimentare e contamina. Come fronteggiare il pericolo di cancro e malformazioni?
5 luglio 2007
Nello De Gregorio

Foto dell'Ilva scattata il 16 giugno alle ore 19, nel periodo "sotto controllo" della diossina... Notare: piccolo sbuffo di fumo, ma nessuna "cappa" grigia! La diossina c’è e ce n’è molta. L’allarme non era dunque infondato. E’ inutile a questo punto girare attorno o cercare di disquisire sui primi dati pubblicati dall’Arpa. Tra l’altro sulla stessa attendibilità di questi primi dati, già di per sé impressionanti (11,1 nanogrammi su metro cubo come media nei tre giorni di rilevamento) pesa l’incognita sulle modalità dei prelievi effettuati (ad esempio nulla viene detto circa la temperatura a cui sono avvenuti i prelievi. Giova infatti ricordare che il processo di massima formazione delle diossine avviene a temperature tra i 200 ed i 450 °C mentre a livelli superiori dominano i processi di distruzione delle diossine).

Equivocare, come qualcuno maldestramente potrebbe fare, fra i due valori ovvero quello espresso come concentrazione, (cui fa riferimento la legge 152/06) per il quale l’impianto di agglomerazione sarebbe a norma, e quello espresso come Indice di Tossicità Equivalente non può reggere in alcun modo.

D’altro canto lo stesso decreto legislativo sulle BAT raccomanda l’adozione di tecniche da adottarsi per la depolevrazione dei fumi dal processo di sinterizzazione nell’impianto di agglomerato in grado di garantire valori di PCDD/F inferiori o fino a 0,5 ng TEQ/Nmc.

Non a caso la Regione Friuli Venezia Giulia proprio recentemente ha prescritto che le emissioni dall’impianto sinterizzazione agglomerato di Servola non debbano superare 0,4 ng/Nmc e che l’eventuale superamento determinerebbe la chiusura immediata dell’impianto.

La CEE ha posto come limite all’emissione di diossine e furani il valore di 0,1 ng/Nmc (nanogrammi su normal metro cubi) espresso come equivalente tossico di TCDD. Come è noto fra tutti i componenti delle diossine e furani il gruppo più tossico è proprio il composto tertraclorodibenzodiossina che è stato assunto a riferimento attribuendogli un coefficiente di tossicità unitario.

Ora non bisogna perdere tempo. A mio avviso occorrerebbe la rapida convocazione del tavolo dell’Atto di Intesa al fine di pervenire alla definizione di un programma di interventi da parte di Ilva mirati alla installazione nell’impianto di sinterizzazione dell’agglomerato di una fra le tecnologie di rimozione di PCDD/F oggi disponibile e consolidata nelle applicazioni industriali.

I precipitatori elettrostatici tecnologicamente avanzati quali gli elettrofiltri MEEP (moving electrode electrostatic precipitator) che Ilva ha installato a seguito delle prescrizioni contenute nel DPR sull’area a rischio si rivelano efficaci nel sistema di abbattimento e di contenimento di altri inquinanti ma insufficienti contro le diossine.

Occorre senza indugio passare alla applicazione della tecnologia dell’adsorbimento che avviene con l’iniezione a monte degli elettrofiltri di polvere di carbone e/o eventuali altri additivi (calce e carbonato o bicarbonato di sodio). Con questa tecnica le PCDD/F allo stato gassoso sono adsorbite sulla polvere di carbone e/o altro e vengono poi abbattute negli elettrofiltri.

Tale tecnologia ove è stata applicata ha finora permesso di rispettare i limiti di emissione per le diossine con valori attorno o di poco superiori lo 0,1 ng TEQ/Nmc..

Se non si procede rapidamente su questa strada c’è una sola alternativa per il bene della comunità ovvero la chiusura dell’impianto.

Nello De Gregorio

Note: Per informazioni di approfondimento cliccare su http://www.tarantosociale.org

Articoli correlati

  • La siderurgia è oggi veramente strategica?
    Economia
    Attualmente il mercato dell'acciaio ha un eccesso di capacità produttiva e varie acciaierie chiudono

    La siderurgia è oggi veramente strategica?

    La siderurgia era strategica ad esempio quando l'Italia si unificò, nel 1861. A quel tempo la produzione siderurgica nazionale era di 30.000 tonnellate/anno. L'Austria produceva 230.000 t/a, il Belgio 312.000 t/a, la Germania 592.000 t/a, il Regno Unito 3.772.000 t/a. L'acciaio prodotto non bastava.
    23 maggio 2020 - Alessandro Marescotti
  • Marx, Gramsci e l'ILVA
    Laboratorio di scrittura
    Riflessioni sull'attuale mobilitazione operaia

    Marx, Gramsci e l'ILVA

    Per Marx la classe operaia liberando se stessa libera la società intera. Gramsci immaginava una classe operaia capace di egemonia, ossia di cultura progettuale, capace di guidare i cambiamenti e di porsi alla testa del resto della società. Nulla di tutto ciò si è avverato a Taranto
    23 maggio 2020 - Alessandro Marescotti
  • ILVA fuori controllo: oltre tre milioni di euro di perdite al giorno
    Ecologia
    Il tramonto dello stabilimento di Taranto

    ILVA fuori controllo: oltre tre milioni di euro di perdite al giorno

    Il Sole 24 Ore rivela perdite a circa 100 milioni al mese. Nello stabilimento, oggi, scarseggia persino il carburante per i mezzi.
    22 maggio 2020 - Redazione PeaceLink
  • Open Data, citizen-science e ambientalismo
    Citizen science

    Open Data, citizen-science e ambientalismo

    L'esempio di PeaceLink a Taranto e possibili campagne in Sicilia
    12 giugno 2019 - Francesco Iannuzzelli
PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 2.6.36 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Diritto di replica - Posta elettronica certificata (PEC)