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Bombardamento Nato

"Coloro che hanno cercato più la guerra della pace, che hanno confidato più nella forza che nel dialogo ne risponderanno davanti alla storia, alla propria coscienza e a Dio" (23-03-2003, vescovi della Toscana).

Così si esprimevano nel 2003 i vescovi toscani davanti all'orrore delle prime bombe su Baghdad. I primi fuochi di una guerra che sempre più hanno trascinato l'Iraq in un baratro infernale. Così in molti probabilmente avranno pensato davanti agli ultimi documenti pubblicati dal sito WikiLeaks. Documenti che disvelano una realtà che probabilmente 7 anni fa neanche gli antimilitaristi più pessimisti potevano immaginare. Si è squarciato definitivamente il velo e il mostro bellico è nudo davanti alla Storia e al Mondo.

Nell'agosto 2004 infuriò un terribile scontro armato sui ponti di Nassiriya. La rivista missionaria Nigrizia, così come tutti coloro che diedero voce alla popolazione irachena, fu tacciata di odio verso i soldati italiani e di menzogne. Oggi sappiamo che non soltanto gli iracheni avevano ragione, ma che fu un atto deliberato e sconsiderato. I soldati sapevano benissimo di sparare ad un'inerme ambulanza. E cosa stavano provocando. Ricordate il grido "annichiliscilo"? Due soldati italiani inseguono un uomo ormai inerme e uno urla all'altro di ucciderlo senza pietà. Anche in quel caso lo sdegno e l'indignazione furono messi a tacere da coloro che invocarono la generica violenza della guerra, il timore e la paura che l'uomo fosse solo apparentemente indifeso e invece un nemico minaccioso contro i soldati italiani in un episodio comunque isolato. Nossignore, non fu e non è mai stato così. Oggi lo possiamo affermare con assoluta certezza e fondatezza: quella era la quotidianità di un massacro, voluto, studiato, scientemente preparato a tavolino. Un massacro come migliaia di altri che hanno insanguinato, e insanguinano l'Iraq. Un Iraq trafitto dalla violenza, violentato nel suo animo profondo, nella sua storia e nella sua quotidianità. Torture giorno dopo giorno, nelle carceri e ovunque un uomo fosse prigioniero della Coalizione. Torture come neanche durante il governo di Saddam Hussein. Scolpiamo queste parole nella pietra, una volta per tutte. Sarebbero da stampare su un foglio di carta e portarle nel portafoglio. Leggerle quotidianamente, mostrarle ovunque agli epigoni dell'attacco militare. Non sono parole di Noam Chomsky o di Gino Strada, di un pacifista o di un antiamericano. No! E' il Pentagono a dichiararlo, sono i mandanti della guerra ha sancirlo definitivamente. Oggi l'Iraq vive nel peggiore dei suoi regimi, soffre una violenza che non ha mai conosciuto. Oggi, non dimentichiamolo. Perché mentre sto scrivendo, perché qualcuno sta leggendo, il sangue scorre ancora in Iraq. Le violenze e le torture, i massacri e gli assassinii proseguono.

E un ultimo moto d'indignazione, specchio di tutto l'assurdo delirio, non può non essere dedicato a Nicola Calipari. Perché quanto riporta WikiLeaks supera follemente ogni ragione umana. Giuliana Sgrena sul Manifesto del 24 ottobre ha scritto che probabilmente questa è "la versione americana dei fatti" sostenuta per "giustificare la sparatoria e l'uccisione del numero due della sicurezza di un paese alleato". Se così fosse sarebbe ancora più grave. Se questa fosse la realtà dei fatti, e non addomesticata dal Pentagono per nascondere una vera e propria esecuzione, significa che siamo ostaggi dei peggiori pazzi criminali che la Storia abbia mai conosciuto. Uccidere un uomo, sparare a bruciapelo, per una telefonata significa che la pazzia è totalmente incontrollata, che nulla di umano e anche solo lontanamente vicino ad una mente umana ci sta governando...

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