Petrolchimico di Marghera: il profitto non si processa

I responsabili morali di una strage
5 novembre 2001

Petrolchimico di Marghera: tutti assolti. Le accuse al processo concluso il 2 novembre erano pesanti: strage, omicidio e lesioni colpose plurime, tutte a titolo colposo - per aver causato morti da tumore (157 le vittime) e malattie (103) tra gli operai addetti alle lavorazioni di Cvm e Pvc - e disastro colposo, per aver inquinato con gli scarichi aria, suolo, sottosuolo e acque lagunari, avvelenando anche pesci e molluschi.

I potenti hanno vinto, i parenti delle vittime hanno pianto.
Come per piazza Fontana, per Ustica, per il Cermis e per le tante stragi di cui non si conoscono i responsabili, anche la strage del Petrolchimico di Marghera segue la stesso copione: i colpevoli sono in libertà e il processo non porta giustizia. Perché alla sbarra c'erano i potenti.

Ma il processo offre alla pubblica vergogna i responsabili morali.
Responsabili morali possiamo dire ma non penali; perché penalmente sono puri, scevri da colpe, così li hanno considerati i giudici di Venezia (nonostante 5 giorni di arringa del pm Casson) i responsabili.

Il processo originato dall'esposto del '94 di Gabriele Bortolozzo, ex dipendente del petrolchimico, militante di Medicina democratica, vede sconfitta la gente, la giustizia, il pm Casson che aveva dimostrato come i dirigenti dell'industria sapessero che le sostanze cancerogene della loro azienda stavano uccidendo gli operai.

Il profitto prima di tutto: il profitto non si processa.

Alessandro Marescotti
presidente di PeaceLink
a.marescotti@peacelink.it

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