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Petrolchimico: quelle torce erano innocue?

Un controllo più efficace sulle attività del Petrolchimico. L'Arpa e la Regione Puglia hanno giudicato non nocive le torce accese al Petrolchimico per evitare il black-out dell'estate 2008. Diverso il parere di alcuni ricercatori del Cnr
26 febbraio 2009 - Andrea Aufieri

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Ad agosto 2008 nell'area industriale di Brindisi sono state accese delle "torce" per evitare esplosioni negli impianti in seguito ad un black-out. La Commissione ambiente e territorio della Puglia e l'Arpa hanno giudicato innocuo il fumo di quelle torce, ma alcuni ricercatori del Cnr di Lecce e di Bologna, Marco Cervino, Emilio Gianicolo e Cristina Mangi,hanno diffuso il 25 febbraio una nota tecnica nella quale si attesta una natura differente del fumo di quelle torce. Questo il testo diffuso: "Alla fine dell’agosto 2008, a seguito di un black-out nell’erogazione di energia elettrica, due aziende del Petrolchimico attivarono le torce, meccanismo che entra in funzione per evitare il rischio di esplosione degli impianti a causa del blocco del ciclo di trasformazione dell'etilene in poli-etilene.

Questo sistema prevede che il prodotto non trasformato venga inviato alle torce del cracking per essere bruciato (fonte: comunicato stampa dei Vigili del Fuoco pubblicato il 20 agosto 2008).

Qualche giorno fa, dopo l’audizione dei responsabili delle aziende e dell’Arpa,la Commissione ambiente e territorio della Regione Puglia ha diramato un comunicato che ci impone alcune considerazioni di ordine strettamente tecnico.

È intanto il caso di sgomberare il campo da ogni incertezza circa la composizione chimica delle sostanze emesse dalle torce alla fine dell’estate scorsa. Il fumo era nero e la città era sovrastata da “un intenso bagliore giallo-arancione visibile perfino da Ostuni e Squinzano” (il virgolettato è estratto da un comunicato stampa dei Vigili del Fuoco pubblicato il 20 agosto 2008). Questi dati inconfutabili sono indice della presenza non solo, come si sostiene, di vapore acqueo e anidride carbonica ma di particolato carbonioso (il fumo nero) e di combustione che produce ossidi di azoto (la fiamma gialla).

Dal comunicato della Commissione Ambiente emerge, inoltre, l’impossibilità di stabilire un rapporto di causa-effetto tra le sostanze emesse dalle torce in occasione della loro accensione e il picco delle concentrazioni di Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA) registrato dall’ARPA. E allora la domanda sorge spontanea: se non le torce, quale altra sorgente ha provocato l’aumento di un fattore 10 nella concentrazione degli IPA? L'entità del picco si legge infatti nel “Rapporto delle attività di Arpa Puglia del 29-08-2008”: “Nei giorni precedenti agli eventi del mese di agosto, i valori di IPA tot. si sono attestati sempre in un intervallo compreso tra 3 e 4 ng/m3. Il 29 agosto si è registrato alle ore 19.00 (i dati in tabella sono riferiti all’ora solare) un picco pari a 38 ng/m3”.

In conclusione di questa breve nota, siamo dell’avviso che vadano certamente supportate le proposte formulate dall’ARPA di “installare in ogni torcia misuratori di gas, sistemi di prelievo e di registrazione video della combustione”, ciò per aumentare le conoscenze sul fenomeno. Tuttavia, sarebbe utile che la popolazione conoscesse i dettagli delle modalità del monitoraggio e le prescrizioni a cui le aziende sono tenute ad attenersi. Ad esempio, sarebbe necessario far conoscere esattamente fin da ora, sulla base della tecnologia degli impianti:

- quali sostanze (mix) sono convogliate alla combustione in ogni torcia, e con che flusso di massa;
- quali sostanze, oltre ad acqua e CO2, si sono formate (attese o meno) e sono state disperse sopra Brindisi in quella e in altre occasioni".

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