Anche il Ministro dell'Ambiente ha dichiarato che non è stato garantito il risanamento degli impianti

"Ilva insostenibile"

Fondo Antidiossina e PeaceLink ritengono improrogabile il fermo di quegli impianti inquinanti in cui si sono verificate le gravi infrazioni dell'AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale), così come prevede la normativa in merito e ritengono che il loro funzionamento provocherebbe ulteriori gravi danni alla salute e all'ambiente.
Le recenti dichiarazioni del Ministro dell'Ambiente Andrea Orlando sulla questione Ilva di Taranto evidenziano le gravi inadempienze segnalate a più riprese ed in diverse sedi dalle associazioni ambientaliste tarantine.  "L'attuale assetto dell'Ilva - ha dichiarato in serata Andrea Orlando - non garantisce gli obiettivi di ambientalizzazione prefissi dall'AIA."  Fondo Antidiossina e PeaceLink ritengono improrogabile il fermo di quegli impianti inquinanti in cui si sono verificate le gravi infrazioni dell'AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale), così come prevede la normativa in merito e ritengono che il loro funzionamento provocherebbe ulteriori gravi danni alla salute e all'ambiente.  La dichiarazione del Ministro arriva in un giorno importante, in cui il Gruppo Parlamentare dei Verdi Europei ha depositato presso il Parlamento Europeo un'interrogazione in merito alla questione ILVA, al rispetto della direttiva 75/EU/2010 sulle emissioni industriali e in materia di responsabilità ambientale, per il mancato rispetto della quale la Commissione aveva già inviato al Governo Italiano un parere motivato nel 2012.  In particolare, l'interrogazione, depositata stamane dal deputato Verde spagnolo Raül Romeva, chiede se la legge 231/2012, detta "salva ILVA", sia in linea con l'articolo 18 della direttiva comunitaria in materia di emissioni industriali, anche alla luce dello stato di non attuazione delle prescrizioni del 2012. L'interrogazione chiede di verificare se le autorità italiane abbiano violato le norme comunitarie in materia di responsabilità ambientale anche in seguito alla decisione del governo di accettare i ritardi alle prescrizioni.  Fondo Antidiossina e PeaceLink sottolineano che alla questione AIA è strettamente collegato il problema delle bonifiche e dell'accertamento delle responsabilità dell'inquinamento.  Risulterà fondamentale, pertanto, il ruolo della Provincia di Taranto incaricata di attuare le necessarie verifiche sul principio della responsabilità del "chi inquina paga", sancito dalle norme di diritto europeo in materia di ambiente ed inquinamento.  Il ruolo della Provincia nella salvaguardia e nei controlli era stato sottolineato anche in sede ministeriale dall'avvocato Maurizio Pernice, durante il recente incontro con il Ministro dell'Ambiente Andrea Orlando tenutosi a Roma, durante il quale si era fatto riferimento al testo dell'istruttoria completa della Provincia, documento che sarebbe dovuto servire per la individuazione del o dei soggetti che hanno inquinato i quartieri limitrofi all'ILVA come il quartiere Tamburi, con sostanze quali piombo, berillio, PCB, antimonio, IPA, diossine ed altri.  E' fondamentale accertare il prima possibile di chi sia la responsabilità dell'inquinamento, visto che ad oggi non sembra sia stata presa alcuna misura atta a mettere in atto la bonifica delle zone compromesse a spese del soggetto inquinatore.  Per tale ragione sollecitiamo il Ministero dell'Ambiente a verificare al più presto chi ha inquinato il quartiere Tamburi di Taranto e a verificare il ruolo svolto in merito dalla Provincia di Taranto.  Fondo Antidiossina e PeaceLink sono in contatto con la Commissione ed il Parlamento Europei e hanno messo a disposizione tutte le informazioni circa eventuali inadempienze del caso.  Fabio Matacchiera Presidente Fondo Antidiossina  Alessandro Marescotti Presidente PeaceLink  Antonia Battaglia Consulente Fondo Antidiossina e PeaceLink    --    Sostieni PeaceLink, versa un contributo sul c.c.p. 13403746 intestato ad Associazione PeaceLink, C.P. 2009, 74100 Taranto (TA) 
Note: L'INTERROGAZIONE PARLAMENTARE EUROPEA ILVA, urgente un intervento della Commissione Europea" Monica Frassoni Co-Presidente Partito Verde Europeo Bruxelles 3 Giugno 2013 “Esistono ragioni molto fondate per ritenere che la situazione attuale dell'ILVA sia illegale anche nei confronti del diritto europeo, ci sembra urgente che la Commissione Europea intervenga in modo netto, per impedire che eventuali ulteriori disposizioni da parte del governo possano rinviare ancora una volta l'applicazione di misure urgenti, possibili e già indicate nelle leggi in vigore. La grave situazione in cui versa l'ILVA deve tenere conto dell'urgenza di agire subito sulla gravissima situazione ambientale e di rispondere con atti reali alla colpevole inerzia dell'ILVA nel rispettare delle prescrizioni ambientali dell'AIA. " Denuncia Monica Frassoni, Co-Presidente del Partito Verde Europe. Per questo motivo il deputato Raül Romeva, membro del Gruppo Verdi al Parlamento Europeo, ha presentato un'interrogazione in Parlamento in merito alla questione ILVA e al rispetto della direttiva 75/EU/2010 sulle emissioni industriali e in materia di responsabilità ambientale, per il mancato rispetto della quale la Commissione aveva già inviato un parere motivato nel 2012. Monica Frassoni, ricorda inoltre che nel 2012 il Parlamento Europeo con una risoluzione chiedeva che l'ILVA attuasse la direttiva 2004/35/CE sulla responsabilità ambientale basata sul principio del "chi inquina paga". In particolare, l'interrogazione, depositata dal deputato Verde Raül Romeva, chiede se la legge 231/2012, detta salva ILVA, sia in linea con l'articolo 18 della direttiva comunitaria in materia di emissioni industriali, anche alla luce dello stato di non attuazione delle prescrizioni del 2012. L'interrogazione chiede di verificare se le autorità italiane abbiano violato le norme comunitarie in materia di responsabilità ambientale anche in seguito alla decisione del governo di accettare i ritardi alle prescrizioni.

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