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Anche il Ministro dell'Ambiente ha dichiarato che non è stato garantito il risanamento degli impianti

"Ilva insostenibile"

Fondo Antidiossina e PeaceLink ritengono improrogabile il fermo di quegli impianti inquinanti in cui si sono verificate le gravi infrazioni dell'AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale), così come prevede la normativa in merito e ritengono che il loro funzionamento provocherebbe ulteriori gravi danni alla salute e all'ambiente.
3 giugno 2013 - Alessandro Marescotti
Le recenti dichiarazioni del Ministro dell'Ambiente Andrea Orlando sulla
questione Ilva di Taranto evidenziano le gravi inadempienze segnalate a
più riprese ed in diverse sedi dalle associazioni ambientaliste tarantine.

"L'attuale assetto dell'Ilva - ha dichiarato in serata Andrea Orlando -
non garantisce gli obiettivi di ambientalizzazione prefissi dall'AIA."

Fondo Antidiossina e PeaceLink ritengono improrogabile il fermo di quegli
impianti inquinanti in cui si sono verificate le gravi infrazioni dell'AIA
(Autorizzazione Integrata Ambientale), così come prevede la normativa in
merito e ritengono che il loro funzionamento provocherebbe ulteriori gravi
danni alla salute e all'ambiente.

La dichiarazione del Ministro arriva in un giorno importante, in cui il
Gruppo Parlamentare dei Verdi Europei ha depositato presso il Parlamento
Europeo un'interrogazione in merito alla questione ILVA, al rispetto della
direttiva 75/EU/2010 sulle emissioni industriali e in materia di
responsabilità ambientale, per il mancato rispetto della quale la
Commissione aveva già inviato al Governo Italiano un parere motivato nel
2012.

In particolare, l'interrogazione, depositata stamane dal deputato Verde
spagnolo Raül Romeva, chiede se la legge 231/2012, detta "salva ILVA", sia
in linea con l'articolo 18 della direttiva comunitaria in materia di
emissioni industriali, anche alla luce dello stato di non attuazione delle
prescrizioni del 2012. L'interrogazione chiede di verificare se le
autorità italiane abbiano violato le norme comunitarie in materia di
responsabilità ambientale anche in seguito alla decisione del governo di
accettare i ritardi alle prescrizioni.

Fondo Antidiossina e PeaceLink sottolineano che alla questione AIA è
strettamente collegato il problema delle bonifiche e dell'accertamento
delle responsabilità dell'inquinamento.

Risulterà fondamentale, pertanto, il ruolo della Provincia di Taranto
incaricata di attuare le necessarie verifiche sul principio della
responsabilità del "chi inquina paga", sancito dalle norme di diritto
europeo in materia di ambiente ed inquinamento.

Il ruolo della Provincia nella salvaguardia e nei controlli era stato
sottolineato anche in sede ministeriale dall'avvocato Maurizio Pernice,
durante il recente incontro con il Ministro dell'Ambiente Andrea Orlando
tenutosi a Roma, durante il quale si era fatto riferimento al testo
dell'istruttoria completa della Provincia, documento che sarebbe dovuto
servire per la individuazione del o dei soggetti che hanno inquinato i
quartieri limitrofi all'ILVA come il quartiere Tamburi, con sostanze quali
piombo, berillio, PCB, antimonio, IPA, diossine ed altri.

E' fondamentale accertare il prima possibile di chi sia la responsabilità
dell'inquinamento, visto che ad oggi non sembra sia stata presa alcuna
misura atta a mettere in atto la bonifica delle zone compromesse a spese
del soggetto inquinatore.

Per tale ragione sollecitiamo il Ministero dell'Ambiente a verificare al
più presto chi ha inquinato il quartiere Tamburi di Taranto e a verificare
il ruolo svolto in merito dalla Provincia di Taranto.

Fondo Antidiossina e PeaceLink sono in contatto con la Commissione ed il
Parlamento Europei e hanno messo a disposizione tutte le informazioni
circa eventuali inadempienze del caso.

Fabio Matacchiera
Presidente Fondo Antidiossina

Alessandro Marescotti
Presidente PeaceLink

Antonia Battaglia
Consulente Fondo Antidiossina e PeaceLink



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Note:

L'INTERROGAZIONE PARLAMENTARE EUROPEA

ILVA, urgente un intervento della Commissione Europea"

Monica Frassoni
Co-Presidente Partito Verde Europeo
Bruxelles 3 Giugno 2013

“Esistono ragioni molto fondate per ritenere che la situazione attuale dell'ILVA sia illegale anche nei confronti del diritto europeo, ci sembra urgente che la Commissione Europea intervenga in modo netto, per impedire che eventuali ulteriori disposizioni da parte del governo possano rinviare ancora una volta l'applicazione di misure urgenti, possibili e già indicate nelle leggi in vigore. La grave situazione in cui versa l'ILVA deve tenere conto dell'urgenza di agire subito sulla gravissima situazione ambientale e di rispondere con atti reali alla colpevole inerzia dell'ILVA nel rispettare delle prescrizioni ambientali dell'AIA. " Denuncia Monica Frassoni, Co-Presidente del Partito Verde Europe.

Per questo motivo il deputato Raül Romeva, membro del Gruppo Verdi al Parlamento Europeo, ha presentato un'interrogazione in Parlamento in merito alla questione ILVA e al rispetto della direttiva 75/EU/2010 sulle emissioni industriali e in materia di responsabilità ambientale, per il mancato rispetto della quale la Commissione aveva già inviato un parere motivato nel 2012.

Monica Frassoni, ricorda inoltre che nel 2012 il Parlamento Europeo con una risoluzione chiedeva che l'ILVA attuasse la direttiva 2004/35/CE sulla responsabilità ambientale basata sul principio del "chi inquina paga".

In particolare, l'interrogazione, depositata dal deputato Verde Raül Romeva, chiede se la legge 231/2012, detta salva ILVA, sia in linea con l'articolo 18 della direttiva comunitaria in materia di emissioni industriali, anche alla luce dello stato di non attuazione delle prescrizioni del 2012. L'interrogazione chiede di verificare se le autorità italiane abbiano violato le norme comunitarie in materia di responsabilità ambientale anche in seguito alla decisione del governo di accettare i ritardi alle prescrizioni.

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