PeaceLink e Fondo Antidiossina hanno investito del problema la Commissione Europea

L'Ilva di Taranto al centro del dibattito europeo

E’ meraviglioso pensare che in un mondo in cui tutto sembra deciso da piccoli gruppi di potere rinchiusi nelle loro roccaforti di privilegi, un gruppo di cittadini possa osare, chiedere, e a volte anche riuscire a portare la propria voce in Europa, lì dove si discute e si progetta il futuro di tutti noi
9 giugno 2013
Antonia Battaglia

Ilva di Taranto

Il gioco, finalmente, si é fatto importante, e tutti i giocatori adesso sono pronti a scattare al via !
Se fino ad ora avevamo l’impressione che l’Ilva fosse una questione tarantina e che tenesse in piedi le discussioni politiche locali e, a volte, di sfuggita, nazionali, adesso si ha la netta consapevolezza che l’Ilva sia il banco di prova non solo del Ministro Orlando e di una parte pure importante del Governo Letta, ma del Paese intero.


Il dissidio filosofico tra il diritto alla salute e alla vita, e il diritto al lavoro é una questione alla base di numerose discussioni che hanno luogo oggi in Europa. Non da ultimo, quella tenutasi al Festival di Hay che ha avuto luogo recentemente in Galles, e che ha visto al centro delle sue tematiche di discussione il conflitto tra economia e diritto e le reali possibilità di realizzare entrambe. 

L’attenzione per l’ambiente come parte integrante delle politiche economiche ed industriali é uno dei temi sui quali lavorano la Commissione Europea, terreno di discussione e di scontro tra la Commissione Ambiente e la Commissione Industria che al contrario vorrebbe vedere realizzato in Europa, nei prossimi anni, un piano per il rilancio della siderurgia europea. 

Lo scetticismo europeo in materia trae dalla questione Ilva delle conclusioni evidenti ed inconfutabili, che dimostrano come le politiche industriali contemporanee non possono non prendere in considerazione le nuove tecnologie esistenti in materia di protezione della salute umana e dell’ambiente, ma anzi ,devono iscriversi in un una nuova era di processi di industrializzazione in cui non sarà piu’ l’industria pesante a sé a poter decidere le sorti di un Paese, città o arrondissement ma in cui dovranno essere delle politiche coordinate in sedi piu’ alte di quella locale a dover dirimere questioni cosi’ attuali e di difficile realizzazione.La questione dell’Ilva, infatti, come sarebbe dovuto accadere per esempio anche per la chiusura degli altoforni francesi di Florange, non riguarda solo Taranto, né l’Italia ma é un tema che diventa simbolo della lotta europea, che vede schierati da una parte i fautori dell’ambiente, dell’energia verde, del rinnovamento eco-compatibile di un mondo consumato, e dall’altra i supporters del vecchio modo di fare economia e quindi politica. Perché purtroppo nel nostro Paese, e forse ancora in tutto il continente europeo tranne qualche raro caso nordico, la politica sposa ancora le vecchie logiche delle politiche economico-industriali di quasi inizio secolo e si allea in genere con chi vede nell’attuazione di piani industriali obsoleti, aggressivi per il sociale, monolitici, la sola soluzione al rilancio di un modello économico in sé già concluso. 

La cosa singolare e molto bella é che  proprio per questo connubio politica-vecchio sistema-modello di sviluppo démodé, a portare il tema Ilva alle istituzoni europee siano state le associazioni ambientaliste della città, forti della loro competenza e della loro autonomia. E l’Europa risponde bene, con interesse, e addirittura stamane lo ha fatto depositando al Parlamento Europeo una interrogazione parlamentare sul perché l’Ilva continua a produrre nonostante vengano violati i principi sanciti nella direttiva europea 75/EU/2010 sulle emissioni industriali e in materia di responsabilità ambientale. 

Un passo molto importante, questo, che obbligherà la Commissione Europea a rispondere e a chiedere allo Stato Membro Italia il perché delle gravi infrazioni alle prescrizioni dell’AIA, e il perché delle attese. 

In particolare, l'interrogazione, depositata stamane dal deputato Verde spagnolo Raül Romeva, chiede se la legge 231/2012, detta "salva ILVA", sia in linea con l'articolo 18 della direttiva comunitaria in materia di emissioni industriali e se l’Italia abbia violato le norme comunitarie in materia di responsabilità ambientale anche in merito alla annunciata proroga nei tempi di attuazione di alcune prescrizioni.  

Il ruolo del Parlamento, lo ricordiamo, é quello di garantire che la voce dei popoli d’Europa, delle genti, dei cittadini, sia ascoltata e presa nella giusta considerazione quando la voce ufficiale, quella che passa dai documenti convogliati dallo Stato membro dell’Unione, l’Italia, non corrispondono in tutto e per tutto alla realtà sul campo o ne danno una versione parziale. 
La Commissione, poi, organo esecutivo dell’Unione Europea, accerterà le responsabilità reali e potrà invitare lo Stato in questione a modificare il suo comportamento. Nel caso in cui lo Stato membro non é in regola con le norme comunitarie, si applicano delle procedure di infrazione in seguito alle quali si possono verificare due scenari. Il primo, lo Stato membro decide di adottare le misure consigliate e provvede a mettere in regola il proprio comportamento. Oppure, se la Commissione verifica che lo Stato membro non ottempera ai suo obblighi nonostante la procedura di infrazione in atto, puo’ citarlo il giustizia alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Le penalità finanziare che possono essere applicate sono in genere molto importanti e in proporzione alla taglia del Paese. 

E’ meraviglioso pensare che in un mondo in cui tutto sembra deciso da piccoli gruppi di potere rinchiusi nelle loro roccaforti di privilegi, un gruppo di cittadini possa osare, chiedere, e a volte anche riuscire a portare la voce della propria città soffocata e ammalata nelle sedi piu’ consone a decisioni di portata cosi’ grandi. 

La nostra Taranto si merita questo ed altro!

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