Cento anni fa i soldati delle opposte trincee fraternizzarono
Cento anni fa, nel Natale del 1914, nelle trincee fra Belgio e il Nord della Francia accadde qualcosa di straordinario: i soldati delle opposte trincee fraternizzarono.
Racconta lo storico Martin Gilbert:
“A Natale sui campi di battaglia sbocciò spontaneo un sentimento di pace, mentre le truppe di tutti gli eserciti europei celebravano la nascita del Salvatore. Da cinque mesi combattevano con crescente asprezza, ma improvvisamente, quando venne la sera della vigilia, in vari punti del fronte per un po’ le armi tacquero. «Cominciammo a parlare con i tedeschi: chiedevano una tregua per il periodo natalizio», scrisse nel diario del suo battaglione un tenente venticinquenne delle guardie scozzesi, Sir Edward Hulse”.[1]
Accadde che i rispettivi nemici che fino ad allora erano rimasi rintanati nelle proprie trincee ne uscirono fuori e, amichevolmente, ci fu uno scambio di ricordi. Le due parti si accordarono inoltre per la sepoltura dei morti. Il tutto avvenne nel massimo della solennità. Nella terra di nessuno i soldati si incontrarono e si aiutarono a vicenda: c’era chi aiutava a seppellire i morti, chi si scambiava parole, ricordi e persino dolci. Gli inglesi offrirono ai tedeschi il loro budino natalizio, che fu molto apprezzato[2].
Prosegue Martin Gilbert:
"Vi fu infine, in quello strano giorno, un cantare generale di canzoni tipiche natalizie. I tedeschi intonarono Die Wacht Am Rhein e Christians Wake! gli inglesi. Tutto ciò sembrava molto bello ma, quando l’alto comandante inglese Sir John French venne a sapere che i soldati fraternizzavano, diede ordine di vietare qualsiasi altra manifestazione del genere facendo in modo che la cosa non si ripetesse. Sir John French era stato molto duro anche nei giorni precedenti quando aveva dato l’ordine di far fuoco su qualsiasi bandiera bianca avesse fatto la sua comparsa sul fronte occidentale.[3]
Le tregue spontanee non piacevano ai comandi militari e, riporta lo storico Martin Gilbert, furono intensificati i controlli:
“La tregua natalizia “scoppiata” spontaneamente sul fronte occidentale nel 1914 non ebbe una replica nel 1915 (…) La vigilia di Natale, nei pressi di Wulvergem i tedeschi innalzarono sul parapetto della prima linea un albero illuminato dalle candeline. L’albero non ebbe vita lunga. «Per qualche istante le fiammelle ondeggiarono nell’oscurità, finché un ufficiale inglese non ordinò di sparare a volontà e l’albero fu distrutto», riporta lo storico Lyn Macdonald.[4] Anche il giorno di Natale non fu molto differente: cinque scariche veloci all’alba e qualche altro colpo per tutto il giorno. Alcune batterie lanciarono fino a trecento granate. «Erano quelli gli ordini. Sono convinto che lo scopo fosse di impedire ai soldati di fraternizzare», annotò il caporale D. A Pankhurst della regia artiglieria inglese".[5]
Gli alti comandi erano infatti preoccupati per i ripetuti episodi nei quali i soldati “nemici” avevano fraternizzato. Interessantissimo è un caso narrato da Philip Gibbs che risale al novembre del 1915 quando le piogge avevano trasformato le trincee in torrenti. L’acqua arrivava al ginocchio, in qualche caso fino alla cintola. Gibbs, già corrispondente dal fronte, nel suo libro Realities of War (pubblicato nell’immediato dopoguerra) raccontò che i soldati tedeschi
“non potendone più dei disagi, si issarono faticosamente sui parapetti scivolosi e si sedettero ad asciugare le gambe, gridando: «Non sparate! Non sparate!». I nostri non spararono. Si sedettero anch’essi ad asciugare le gambe, sorridendo”.[6]
[1] Martin Gilbert, La grande storia della Prima Guerra Mondiale, Edizione speciale per Il Giornale, Mondadori, Milano 1998 pp. 150-151
[2] Cfr. Martin Gilbert, La grande storia della Prima Guerra Mondiale, Edizione speciale per Il Giornale, Mondadori, Milano 1998 p. 151
[3] Martin Gilbert, La grande storia della Prima Guerra Mondiale, Edizione speciale per Il Giornale, Mondadori, Milano 1998 p. 150
[4] Lyn Macdonald, 1915, The Death of Innocence, Londra, Hodder, and Stoughton, 1993, p. 592
[5] Martin Gilbert, La grande storia della Prima Guerra Mondiale, Edizione speciale per Il Giornale, Mondadori, Milano 1998 pp. 272-273
[6] Martin Gilbert, La grande storia della Prima Guerra Mondiale, Edizione speciale per Il Giornale, Mondadori, Milano 1998, p. 270
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