Dall'accordo di pace fra Ittiti e Egizi alle trattative fra Trump e Putin
Nel 1269 a.C., il faraone Ramesse II e il re ittita Hattusili III siglarono un trattato che rappresenta il primo accordo di pace documentato della storia: il trattato di Kadesh. Questo patto sanciva la fine di decenni di scontri tra le due superpotenze del Vicino Oriente, che si contendevano il controllo della Siria. Oggi, il testo del trattato è conservato sia sui templi egizi sia su tavolette cuneiformi rinvenute a Boğazköy, la capitale ittita. Gli Ittiti erano una delle potenze militari e politiche più temute del loro tempo. Emersi intorno al 2000 a.C. nella regione dell'Anatolia, rivaleggiarono con Babilonesi, Assiri ed Egizi per il controllo del Vicino Oriente. La loro capitale, Hattusha, ospitava grandiosi templi e palazzi, simbolo del loro avanzato livello culturale e amministrativo. Allo stesso tempo, l'Egitto, sotto la guida dei faraoni della XIX dinastia, cercava di mantenere il dominio sulla regione siro-palestinese, una zona strategica per le rotte commerciali e per l'espansione imperiale. Lo scontro culminante tra le due potenze avvenne nella battaglia di Kadesh, combattuta intorno al 1274 a.C. sulle rive dell'Oronte, nella moderna Siria. Sebbene Ramesse II abbia proclamato una vittoria trionfale, la realtà storica suggerisce che lo scontro si concluse con un nulla di fatto, lasciando il territorio conteso in una situazione di stallo. Questa impasse portò, cinque anni dopo, alla stipula del trattato di Kadesh. L'accordo prevedeva il riconoscimento dei reciproci domini, l'impegno alla non aggressione e un’alleanza militare difensiva. Inoltre, fu sancito un matrimonio diplomatico tra una principessa ittita e il faraone, a suggello della pace tra i due imperi. Come spesso accade nelle grandi trattative tra superpotenze, gli attori minori pagarono il prezzo dell'accordo. Le città-stato della Siria, che per decenni avevano oscillato tra l’influenza egizia e quella ittita, si trovarono definitivamente inglobate in una sfera di influenza senza possibilità di autonomia. Il trattato, se da un lato garantiva stabilità alle due grandi potenze, dall’altro sanciva la subordinazione di regni e popolazioni locali, privandoli di ogni possibilità di autodeterminazione. Il trattato di Kadesh è spesso paragonato ai moderni accordi tra superpotenze. Anche allora, la logica degli equilibri di potere prevalse sulla distruzione reciproca, e le nazioni più deboli si trovarono costrette a sottostare ai giochi geopolitici delle grandi potenze. Oggi, la versione ittita del trattato è conservata presso il Museo Archeologico di Istanbul, mentre la versione egizia è scolpita sulle pareti del tempio di Karnak. Questi documenti millenari ci ricordano che la diplomazia, pur nelle sue contraddizioni, è uno strumento cruciale per garantire la pace, anche a costo di compromessi non sempre equi.
Ittiti ed Egizi: le superpotenze dell'antichità
La battaglia di Kadesh e il compromesso diplomatico
Chi ne fece le spese?
Un precedente storico per la diplomazia moderna
1. Stalin e la fine della Seconda guerra mondiale
Iosif Stalin è stato uno dei leader più spietati della storia, responsabile di purghe, deportazioni e un sistema repressivo che ha causato milioni di vittime. Eppure, durante la Seconda guerra mondiale, l'Unione Sovietica da lui guidata fu l'alleato decisivo per sconfiggere Hitler. Senza l'apporto dell'Armata Rossa e il sacrificio di milioni di sovietici, il nazismo avrebbe potuto vincere. Nel 1943, a Teheran, e poi a Yalta nel 1945, Stalin fu accolto come un interlocutore necessario da Roosevelt e Churchill. Il mondo occidentale dovette accettare di trattare con un dittatore sanguinario. La fine della guerra in Europa passò inevitabilmente attraverso la sua firma, e l'ordine mondiale successivo nacque con il suo coinvolgimento, nel bene e nel male.
2. Kissinger e la fine della guerra in Vietnam
Henry Kissinger, segretario di Stato degli Stati Uniti negli anni '70, è stato spesso accusato di cinismo politico e di aver sostenuto regimi autoritari in nome degli interessi americani. Eppure, fu anche l'artefice degli accordi di pace di Parigi del 1973, che portarono al ritiro delle truppe statunitensi dal Vietnam. Kissinger negoziò direttamente con il governo nordvietnamita di Lê Đức Thọ, in un contesto di grande tensione e diffidenza reciproca. Il trattato pose fine a un conflitto sanguinoso che aveva lacerato l'Indocina e sconvolto l'America. Kissinger fu insignito del Premio Nobel per la Pace, nonostante le critiche sul suo operato in altre aree del mondo. La lezione storica rimane: la pace si fa anche con gli avversari più temuti e disprezzati.
3. Reagan e la fine della Guerra fredda
Ronald Reagan è stato un presidente statunitense noto per la sua retorica anticomunista e per l'intensificazione della corsa agli armamenti negli anni '80. Eppure, proprio lui firmò uno degli accordi più significativi della Guerra Fredda: il Trattato INF del 1987, che eliminava i missili nucleari a medio raggio dall'Europa. La firma dell'accordo con Mikhail Gorbaciov segnò l'inizio della fine della Guerra Fredda. Reagan, che era stato un fervente sostenitore del riarmo, comprese che un'intesa con l'Unione Sovietica era necessaria per evitare una spirale di distruzione reciproca. Questo atto di realismo politico dimostrò che anche i leader più rigidi possono essere protagonisti di svolte pacifiche.
4. Trump e Putin e la guerra in Ucraina
Donald Trump e Vladimir Putin sono due leader controversi, spesso criticati per le loro politiche autoritarie e le loro posizioni nazionaliste. Tuttavia, proprio loro potrebbero essere gli artefici di un accordo che pone fine a una guerra che rischiava di diventare un conflitto armato infinito, con il pericolo concreto di varcare quelle "linee rosse" oltre le quali c'era la guerra nucleare. Attraverso negoziati e incontri bilaterali, Trump e Putin hanno cercato di ridurre la tensione tra le potenze globali, cercando soluzioni diplomatiche anziché militari. Anche se le loro scelte politiche rimangono discutibili, il loro contributo alla stabilità mondiale non può essere ignorato.
La storia insegna che per arrivare alla pace si deve accettare il compromesso, talvolta con figure che sarebbero difficili da riabilitare sotto altri punti di vista. La diplomazia non sceglie sempre i migliori uomini, ma cerca i risultati migliori. La memoria collettiva può essere critica nei confronti di Stalin, Kissinger, Reagan, Trump o Putin, ma non può negare il loro ruolo nel porre fine a conflitti devastanti. La pace viene prima di tutto, anche quando a firmarla sono persone da cui vogliamo stare politicamente e idealmente distanti.
5. Il primo trattato di pace della storia: Ittiti ed Egizi come Usa e Russia
Questa lezione risale a tempi antichissimi. Il Trattato di Kadesh, firmato nel 1269 a.C. tra il faraone Ramesse II e il re ittita Hattusili III, è il primo trattato di pace internazionale registrato nella storia.

Occorre sottolineare che coloro che - tremilatrecento anni fa - firmarono l'accordo di pace non erano "brave persone". Hattušili III era un usurpatore, era arrivato al potere con la forza, con un colpo di mano. Ramses II era anch'egli un personaggio controverso. L'egittologo francese Pierre Montet ha definito Ramses II un sovrano con un "egoismo mostruoso" e benché nelle rappresentazioni artistiche, Ramses II presenti spesso un lieve sorriso, quello era tuttavia un "sogghigno di fredda autorità" secondo Percy Bysshe Shelley, poeta lirico inglese al tempo del Romanticismo. E quindi il "faraone della pace" probabilmente aveva lo stesso "sogghigno di fredda autorità" di Putin e di Trump.
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