Giorno della memoria

A tutti quelli che non hanno avuto una seconda possibilità

Mio nonno non era un ebreo, ma ha condiviso con migliaia di persone l'orrore della guerra e dell'odio nazista. Ha avuto solo la fortuna di poter tornare indietro, e raccontare la sua storia.
27 gennaio 2015
Beatrice Ruscio

Un campo di concentramento

In quello che viene definito il giorno della memoria, per non dimenticare le atrocità subite dal popolo ebraico, voglio ricordare con un mio pensiero, quello che fu l’inferno vissuto da mio nonno, militare italiano rinchiuso, insieme a tanti altri soldati, in un campo di concentramento tedesco. Mio nonno era di un’altra epoca, in cui non si parlava di sentimenti, di emozioni, di quello che ti stringeva il cuore, o ti faceva paura. Lui raccontava i fatti, come un soldato, come se li avesse vissuti un altro al posto suo. Eppure non posso pensare che le sue ginocchia non abbiano tremato alla vista di quei forni sinistri e maledetti, che i suoi occhi non si siano riempiti di lacrime silenziose quando ha capito, con orrore, che la sua vita sarebbe finita quel giorno, che sarebbe morto... bruciato. Penso che pregò e pianse, lacrime fredde, che non trovarono mai la forza di uscire. Questo è il mio pensiero per quel giovane soldato, per il suo coraggio, per la paura del suo cuore e per il destino che, a volte, gioca a dadi con le nostre vite.

"Tanti anni fa, un uomo seminudo e intirizzito dal freddo si avviava mesto verso quello che sembrava il suo inesorabile destino. Il cielo di Dachau era scuro e gelido e il vento trasportava il puzzo acre dei corpi bruciati. L’aria era satura di quell’odore denso, che ti riempiva i polmoni e ti annebbiava la vista. Intorno a lui c’erano cataste di scarpe buttate, vestiti sparpagliati e silenzio. Provò a non guardarsi intorno, a tenere lo sguardo fisso su un punto lontano. Non c'era speranza, davanti a sè vedeva già il profilo minaccioso dei forni crematori, e la fila avanzava...inesorabile. Poi qualcosa successe, forse una supplica fatta alla Madonna della Libera, un miracolo, una preghiera esaudita. La fila si ferma, quando mancavano solo due persone, i tedeschi iniziano ad urlare e fanno rientrare i prigionieri nelle loro celle. Lo spettro della morte si allontana, l'odore di carne bruciata si affievolisce, mentre un pensiero comincia a farsi largo nella mente. Con sempre più coraggio si prova a pensare: "si torna a casa, si torna alla vita!" Mio nonno non era un ebreo, ma ha condiviso con migliaia di persone l'orrore della guerra e dell'odio nazista. Ha avuto solo la fortuna di poter tornare indietro, e raccontare la sua storia. Doveva esserci un epilogo per lui quel giorno lontano, in un freddo campo di concentramento, invece mio nonno è morto qui, nel suo letto, a 91 anni. Oggi il mio pensiero va a tutti quelli che non hanno avuto una seconda possibilità e con essa il dono di una nuova vita".

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