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Si va verso la chiusura dell'ILVA

19 febbraio 2016 - Alessandro Marescotti

Si va verso la chiusura dell'Ilva. ilva di taranto

Gli aiuti di Stato su cui ha potuto sopravvivere l'azienda commissariata sono vietati dalle norme europee. L'azione di PeaceLink a Bruxelles ha messo in crisi il piano del governo. Il piano governativo era di far vivacchiare l'Ilva in attesa di tempi migliori che non sono venuti e che non verranno. La situazione del mercato mondiale dell'acciaio è catastrofica. Solo un ignorante, un folle o un demagogo può fare coltivare l'iIlusione di salvare l'Ilva. Le manifestazioni di interesse per l'Ilva si trasformeranno in proposte di acquisto solo se verranno cancellate le più costose prescrizioni Aia e se saranno licenziati migliaia e migliaia di lavoratori: questa è la verità non detta. Diranno: noi non possiamo sostenere costi che procurino perdite in una situazione di mercato avversa. Chiederanno lacrime e sangue. E se i lavoratori nin accetteranno ci sarà solo la chiusura dell'Ilva.

Ci saranno sindacati che diranno: meglio alcune migliaia di licenziati che tutti licenziati. Diranno: ridurremo il danno.

E così di scenderà nella logica del peggioramento progressivo, nel baratro del "scegliamo il meno peggio". E mese dopo mese lo spauracchio della controparte sarà: accettate le nostre condizioni o chiudiamo. E con questo ricatto sarà chiesto un sacrificio dopo l'altro, fino a che il mercato detterà il suo verdetto: fine.

Lo tsunami cinese si manifesterà con una potenza insostenibile e nessuna concorrenza lo potrà arginare. Nessuno è in grado di contenere la marea di acciaio che la Cina sta riversando sul mercato internazionale dopo che il mercato interno ha ridotto i consumi siderurgici del 50%.

A questo punto occorre essere saggi e prevedere che questo sarà.

Occorre un piano B prima di accettare questa discesa negli inferi del meno peggio, che dividerà i lavoratori dalla città e i lavoratori fra loro, fra i sommersi e i salvati.

Occorre un piano B prima che sia troppo tardi.

Un piano che trasformi gli attuali aiuti di Stato all'Ilva in aiuti di Stato ai lavoratori e a Taranto. Ora è possibile. Un piano B che intercetti tutti i fondi europei disponibili. Un piano B di riconversione che preveda il coinvolgimento delle scuole, dell'università, della istruzione permanente e della formazione professionale.

Questa è l'unica proposta sensata.
Il resto è demagogia e irresponsabilità.

Note:

Questo è l'articolo del Trattato di Funzionamento dell'Unione Europea che il Governo Italiano ha violato: "Salvo deroghe contemplate dai trattati, sono incompatibili con il mercato interno, nella misura in cui incidano sugli scambi tra Stati membri, gli aiuti concessi dagli Stati, ovvero mediante risorse statali, sotto qualsiasi forma che, favorendo talune imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza".
(Art. 107 TFUE).
PeaceLink a Bruxelles ha posto la questione di questa evidente violazione e da ora in poi l'Ilva non potrà più ricevere aiuti di Stato.
Lo Stato italiano non viola l'articolo 107 se aiuta gli operai a ricollocarsi invece di aiutare l'azienda a galleggiare.
Gli aiuti di Stato all'Ilva vanno alle banche che hanno concesso prestiti per 1 miliardo e 450 milioni di euro, sotto garanzia statale.

Con la costante iniziativa di PeaceLink a Bruxelles la Commissione Europea è stata informata sulle gravi anomalie e criticità dell'ILVA. Ecco cosa scrive la Commissione Europea: "Per molti anni l'ILVA ha disatteso le norme ambientali, causando gravi problemi per l'ambiente e la salute pubblica nel Tarantino. Dal 2013 la Commissione porta avanti nei confronti dell'Italia un procedimento d'infrazione per non aver provveduto a che l'ILVA rispettasse la legislazione dell'UE che stabilisce le norme ambientali per le emissioni industriali. In esito a un procedimento penale nazionale i massimi dirigenti dell'ILVA sono stati rinviati a giudizio per presunto disastro ambientale".
La Commissione Europea suggerisce anche una soluzione per rioccupare i lavoratori Ilva con fondi europei: "L’UE ha costituito il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) per venire in aiuto alle persone costrette ad adeguarsi in conseguenza della globalizzazione. Dal suo avvio nel 2007 il FEG ha erogato circa 550 milioni di euro in aiuto di oltre 128 000 lavoratori. Il FEG sostiene finanziariamente i lavoratori collocati in esubero per migliorarne l’occupabilità e aiutarli a trovare nuovi sbocchi occupazionali (con formazione professionale, riqualificazione, incentivi e indennità temporanei, ecc.). Dal 2014, ad esempio, il FEG sostiene azioni volte a promuovere l’occupabilità dei lavoratori siderurgici colpiti dalla chiusura dei siti di produzione in Belgio".
In buona sostanza la Commissione Europea suggerisce un Piano B e indica i fondi per finanziarlo.

Vedere http://europa.eu/rapid/press-release_IP-16-115_it.htm

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