Si va verso la chiusura dell'ILVA
Si va verso la chiusura dell'Ilva.

Gli aiuti di Stato su cui ha potuto sopravvivere l'azienda commissariata sono vietati dalle norme europee. L'azione di PeaceLink a Bruxelles ha messo in crisi il piano del governo. Il piano governativo era di far vivacchiare l'Ilva in attesa di tempi migliori che non sono venuti e che non verranno. La situazione del mercato mondiale dell'acciaio è catastrofica. Solo un ignorante, un folle o un demagogo può fare coltivare l'iIlusione di salvare l'Ilva. Le manifestazioni di interesse per l'Ilva si trasformeranno in proposte di acquisto solo se verranno cancellate le più costose prescrizioni Aia e se saranno licenziati migliaia e migliaia di lavoratori: questa è la verità non detta. Diranno: noi non possiamo sostenere costi che procurino perdite in una situazione di mercato avversa. Chiederanno lacrime e sangue. E se i lavoratori nin accetteranno ci sarà solo la chiusura dell'Ilva.
Ci saranno sindacati che diranno: meglio alcune migliaia di licenziati che tutti licenziati. Diranno: ridurremo il danno.
E così di scenderà nella logica del peggioramento progressivo, nel baratro del "scegliamo il meno peggio". E mese dopo mese lo spauracchio della controparte sarà: accettate le nostre condizioni o chiudiamo. E con questo ricatto sarà chiesto un sacrificio dopo l'altro, fino a che il mercato detterà il suo verdetto: fine.
Lo tsunami cinese si manifesterà con una potenza insostenibile e nessuna concorrenza lo potrà arginare. Nessuno è in grado di contenere la marea di acciaio che la Cina sta riversando sul mercato internazionale dopo che il mercato interno ha ridotto i consumi siderurgici del 50%.
A questo punto occorre essere saggi e prevedere che questo sarà.
Occorre un piano B prima di accettare questa discesa negli inferi del meno peggio, che dividerà i lavoratori dalla città e i lavoratori fra loro, fra i sommersi e i salvati.
Occorre un piano B prima che sia troppo tardi.
Un piano che trasformi gli attuali aiuti di Stato all'Ilva in aiuti di Stato ai lavoratori e a Taranto. Ora è possibile. Un piano B che intercetti tutti i fondi europei disponibili. Un piano B di riconversione che preveda il coinvolgimento delle scuole, dell'università, della istruzione permanente e della formazione professionale.
Questa è l'unica proposta sensata.
Il resto è demagogia e irresponsabilità.
Allegati
La lettera della signora Anna Carrieri
371 Kb - Formato jpgE' visibile il protocollo del Ministero dell'Ambiente
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