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Il desiderio di sbirciare

Coloro che hanno inviato "manifestazioni di interesse" per l'acquisto dell'ILVA possono adesso sbirciare i conti in rosso dell'ILVA, guardarne i bilanci (che non sono pubblici da ben tre anni), prendere nota dello stato degli impianti e vedere (possibilmente) tutte le "carte riservate" di un concorrente
25 febbraio 2016 - Alessandro Marescotti

I CONCORRENTI DI ILVA POSSONO SBIRCIARE CON LA "DUE DILIGENCE"

Sapete perché diversi gruppi industriali hanno inviato al Governo Italiano manifestazioni di interesse per ILVA? ilva di taranto

Perché così - nella fase di "due diligence" - possono sbirciare sui conti in rosso dell'ILVA, guardare i bilanci (che non sono pubblici da ben tre anni), prendere nota dello stato degli impianti e vedere (possibilmente) tutte le "carte riservate" di un concorrente.

Ad esempio: qual è il costo effettivo di produzione dell'acciaio ILVA? Quali problemi di "qualità" presenta? Ci sono impianti che danno problemi alla qualità della produzione e che potrebbero causare richieste di risarcimento da parte dei clienti?

Questi dati sono dei segreti industriali che nessun gruppo vorrebbe comunicare ai concorrenti.

I potenziali acquirenti di ILVA vorranno sapere queste cose e tratteranno sul prezzo in relazione ai problemi riscontrati nella fase di "due diligence".

Arcelor Mittal - è apparso sulla stampa - ficcò il naso in quelle carte e questo creò disappunto nella precedente trattativa di acquisto poi fallita.

COSA E' LA "DUE DILIGENCE"...

L'espressione inglese "due diligence" (in italiano: dovuta diligenza) indica - si legge su Wikipedia - l'attività di investigazione e di approfondimento di dati e di informazioni relative all'oggetto di una trattativa. Il fine di questa attività è quello di valutare la convenienza di un affare e di identificarne i rischi e i problemi connessi, sia per negoziare termini e condizioni del contratto, sia per predisporre adeguati strumenti di garanzia, di indennizzo o di risarcimento.

...E LA "DATA ROOM"

I soggetti che formalizzano un interesse "sono attratti soprattutto dalla possibilità di avere accesso alla "data room" di Ilva, acquisendo informazioni importanti", si legge sul Sole 24 Ore.

ASPETTANDO LA FINE

Che l'acciao cinese metterà fine all'ILVA di Taranto non è un mistero, ma a Taranto molti dormicchiano ignorando il problema e in scettica attesa del crack finale. “La Cina ha una capacità di sovrapproduzione tale che può rifornire gli Stati Uniti, l’Unione europea e la Russia e altri paesi. Hanno una tale produzione che vendono sottocosto”, dice Andreas Goss, amministratore Delegato del gruppo Thyssenkrupp.

Vi è poi un altro sgradevole dato di fatto per chi non vuole vedere in faccia la realtà: non c'è più sufficiente richiesta di acciaio a livello mondiale. La Cina taglierà la produzione di acciaio fino a 150 milioni di tonnellate nei prossimi cinque anni. Lo ha deciso il governo cinese. In queste condizioni come potrà risollevarsi l'ILVA se persino la Cina taglia la produzione?

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