Il dovere di fare storia
Questo editoriale nasce da due constatazioni.
La prima: oggi ricorre il martirio di Antonio de Valdivieso, vescovo che nel 1550 subì in Nicaragua il martirio per aver difeso gli indios, raccogliendo l'insegnamento di Bartolomeo de Las Casas.
La seconda: nonostante la ricchezza di pagine web, c'è pochissimo su questo difensore degli indios.
La rete ha dei buchi impressionanti.
Eppure Papa Giovanni Paolo II nel 1990 disse:
"Tra questi "intrepidi lottatori per la giustizia, evangelizzatori della pace", come li definisce il documento di Puebla, si debbono ricordare Antonio di Montesino, Bartolomé de las Casas, Juan de Zumarraga, Toribio de Benavente "Motolinía", Vasco de Quiroga, Juan del Valle, Julián Garcés, José de Anchieta, Manuel da Nóbrega e tanti altri che, con un profondo senso ecclesiale, hanno difeso gli indigeni dai conquistatori, pagando anche col sacrificio della propria vita, come nel caso del Vescovo Antonio Valdivieso".
Qualche informazione in italiano ce la danno i domenicani.
Oggi vogliamo ricordare Antonio de Valdivieso, è il giorno giusto.
Antonio de Valdivieso nacque nel 1495 in Spagna a Leon. Morì il 26 febbraio 1550 in Nicaragua.
E' considerato un martire per la difesa degli indios.
Antonio de Valdivieso fu un discepolo del vescovo Bartolomé de las Casas, un difensore degli indios.
Fu ordinato vescovo in Nicaragua.
Prima di diventare vescovo aveva viaggiato in America.
Ma cosa fece di così importante da scatenare odio e risentimenti nei suoi confronti, uomo mite e di pace?
Semplice: fece quello che gli altri non facevano, difendeva i poveri.
Un po' come fra Cristoforo contro don Rodrigo nei Promessi Sposi.
Quando arrivò a León, in Nicaragua, trovò i crudeli maltrattamenti e la morte degli indios.
Bartolomé de las Casas e Antonio de Valdivieso scrissero dei reclami per le crudeltà di Rodrigo Contreras (Segovia, 1502 - Lima, 1558), conquistatore ed esploratore spagnolo che fu governatore del Nicaragua dal 1535 al 1544.

Per Valdivieso, la famiglia Contreras era la causa principale dei problemi e dei disagi della popolazione in Nicaragua.
Scrisse ben dodici lettere alla Corona spagnola per testimoniare le difficoltà e la frustrazione nel tentare di tutelare gli indios.
Il 26 febbraio 1550 fu ucciso a pugnalate.
Morì in difesa degli indios, per essersi schierato contro il potere violento di allora.
Il suo scheletro è stato trovato nel 2001 nella cattedrale di León Viejo, dopo un lungo processo di verifica scientifica.
A 450 anni dal suo martirio, i domenicani del Nicaragua hanno chiesto alla Santa Sede la beatificazione di Antonio de Valdivieso, definito "un uomo giusto, difensore degli indigeni emarginati e maltrattati".
Oggi sntiamo il dovere di fare storia e di ricordare Antonio de Valdivieso; ricordando lui ricordiamo un genocidio frutto dell'avidità, del potere e dell'indifferenza. Già, l'indifferenza. Quanti dei nostri uomini di cultura e di Chiesa del tempo scrissero in Italia anche una sola riga su questo?
Quanta complicità, quante dimenticanze, quanta vigliaccheria, oltre all'indifferenza.
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