Soldati che non sparano
Soldati che non sparano
Un'intervista a Riccardo Orioles sulla riluttanza a uccidere in guerra

Il fenomeno dei soldati che rifiutano di sparare, anche in situazioni di combattimento attivo, è un tema che preoccupa gli strateghi militari. Sta emergendo dopo alcune inchieste giornalistiche sulla guerra in Ucraina. Negli ultimi mesi, in particolare, i resoconti dalla linea del fronte ucraino hanno riportato numerosi casi di nuove reclute che sembrano manifestare una forte riluttanza a ingaggiare il nemico.
Per comprendere meglio questo comportamento, abbiamo intervistato il giornalista Riccardo Orioles sugli studi del generale Samuel Lyman Atwood Marshall.
D - Gli studi di Marshall hanno evidenziato come molti soldati, anche in condizioni di addestramento e disciplina ferrea, manifestino una forte resistenza all'atto di uccidere. Che ne pensi?
R - E' molto citato negli studi militari moderni. Marshall, americano, considerava importante la formazione sostanzialmente cristiana dei cittadini. Altri, successivamente, hanno messo l'accento su una difficoltà fisiologica a infliggere la morte ad altri; qualcuno ha citato una generale difficoltà dell'essere umano a concepire un qualsiasi rapporto con la morte comunque intesa. In ogni caso, le conclusioni di Marshall sono generalmente accettate.
D - Il passaggio da un esercito di leva a un esercito di professionisti ha influenzato questo fenomeno?

R - Il passaggio dall'esercito di massa a quello di mestiere non ha tuttavia a che vedere con gli studi di Marshall ma, nelle varie fasi storiche in cui si verifica, a considerazioni di efficienza tecnica e più ancora di opportunità politico-sociale.
D - Nel corso della storia, sono stati adottati diversi metodi per superare questa riluttanza innata. Quali sono stati i più comuni?
R - L’avversione istintiva alla morte di un altro essere umano in guerra è stata un grosso problema. A questo tabù si è cercato di ovviare o con mezzi chimici - dalla benzedrina al Pervitin - o con un addestramento specificamente mirato - quello descritto da Kubrik, talvolta citato in modo semiserio dalla pubblicità dell'US Marine Corps - alla loro rimozione. Già prima delle droghe "militari", tuttavia, si ricorreva a larghe distribuzioni di superalcolici: rum, grappa, vodka, cognac, secondo i vari eserciti. O anche semplicemente di vino. Quest'ultimo, secondo Hanson, era già in uso nelle battaglie oplitiche.
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