Era il 1524 e occorreva intervenire per salvare i bambini aztechi da morte sicura
Nel 1524 il frate domenicano Tommaso Ortiz così descriveva così le popolazioni delle "indie occidentali":
"Gli uomini di terra ferma delle Indie mangiano carne umana più di qualunque altra popolazione. Tra di loro non esiste alcuna giustizia, vanno in giro nudi, non provano nè amore nè vergogna, son come asini, stupidi, dementi, insensati; non gli importa nulla di uccidere o di essere uccisi; non osservano la verità se non quando è a loro vantaggio; sono incostanti, non sanno cosa sia una decisione; sono molto ingrati e amici delle novità; amano ubriacarsi, ed hanno vini di diverse erbe, frutta, radici, grano; si ubriacano anche col fumo e con certe erbe che fanno loro perdere il senno; sono bestiali nei vizi; i giovani non hanno alcuna obbedienza o riguardo verso i vecchi, ne i figli verso i padri; sono incapaci di apprendimento e di correzione; sono traditori, credeli, vendicativi, al punto da non perdonare mai; ostilissimi alla religione, pigri, ladri, bugiardi, gretti e limitati nel giudizio, non osservano né fede né ordine; i mariti non serbano fedeltà alle mogli né le mogli ai mariti; sono stregoni, indovini, negromanti; sono codardi come lepri, osceni come porci".
Questa relazione presentata al Reale e Supremo Consiglio delle Indie (el Real y Supremo Consejo de Indias), che nel XVI secolo era il più importante organo amministrativo dell'impero spagnolo, servì a giustificare la colonizzazione.
Immaginate se a quel tempo, al posto del Real y Supremo Consejo de Indias, ci fosse stata la NATO. Che cosa sarebbe successo di fronte a tale testimonianza?
Avrebbero chiesto un approfondimento a Bernardino de Sahagún, il quale sarebbe stato molto loquace con i giornalisti di Repubblica e del Corriere della Sera nel raccontare che gli Aztechi pensavano che, se non fossero stati fatti sacrifici umani, la pioggia non sarebbe arrivata e quindi il dio Tlaloc chiedeva di immolare i bambini, in modo che poi le loro lacrime avrebbero bagnato la terra. Per questo motivo - avrebbero raccontato su Rainews 24 - i sacerdoti facevano piangere i bambini prima di sacrificarli, a volte strappandogli le unghie. Tra gli Aztechi - avrebbe documentato Amnesty International - c'erano circa ventimila sacrifici umani all'anno, le vittime venivano tagliate a pezzi, la coscia spettava al sovrano e il resto agli altri. La pelle scuoiata della vittima era indossata da un sacerdote. Avreste avuto altri dubbi di fronte al video della CNN in cui si vede estrarre il cuore ancora pulsante dal torace della vittima sacrificata a una religione sanguinaria? Tutto vero, nessuna finzione.
A questo punto i ministri europei non avrebbero avuto remora alcuna: "La NATO deve intervenire".
L’“ingerenza umanitaria” è l’interferenza coercitiva in uno Stato sovrano da parte di un altro Stato o di una coalizione di essi giustificata dalla necessità di prevenire o porre fine a una grave violazione dei diritti umani. Sul piano giuridico l’ingerenza umanitaria si contrappone per definizione al primo pilastro del diritto internazionale moderno: il rispetto della sovranità degli Stati.
Intervento umanitario, dunque. Mica un intervento coloniale.
Ci sarebbe stata un'altra guerra giusta, un'azione umanitaria per far rispettare i diritti umani. E un'invasione del continente americano avrebbe avuto inizio per salvare i bambini dal massacro. Sarebbero arrivate sull'altra sponda dell'oceano le navi della NATO, ricevendo il supporto in particolare dei partiti progressisti che non avrebbero potuto sopportare un giorno di più tanta crudeltà.
E avremmo letto su Facebook post di sostegno alla missione civilizzatrice e umanitaria della NATO. Tanta crudeltà non si può e non si deve sopportare, ed è dovere anche dei pacifisti in questo caso intervenire. Altrimenti si è complici di un genocidio.
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