Taranto

La svolta possibile

Gli occhi di Giorgio Di Ponzio che dal murales di Talsano ci guardano, ci dicono che era un bambino felice, che gli piaceva andare a scuola, incontrare gli amichetti, giocare a pallone, abbracciare mamma e papà e che tutto questo gli è stato strappato.
5 febbraio 2024
Maddalena Girelli Renzulli

Murales di Jorit a Giorgio Di Ponzio nel quartiere Talsano, a Taranto

Io ho un sogno: alzarmi una mattina, andare sulla veranda che affaccia sul Mar Piccolo e vedere che il mostro non c’è più;

un mostro che ci ha ingannato facendoci credere che saremmo diventati la città del progresso, la città all’avanguardia dell’Europa;

un mostro che ha stravolto l’identità della città avvelenando il mare con i suoi scarichi tossici e l’aria con i suoi fumi di benzopirene;

un mostro che ha divorato vite umane di morti sul lavoro con l’ipocrisia del “mai più così“ e la certezza che tutto sarebbe continuato come prima nell’ottica del massimo profitto e del totale dispregio della vita umana;

un mostro che ci ha fatto credere che il baratto vita-lavoro fosse normale, disgregando la coesione sociale della città e creando conflitti;

un mostro che per lungo tempo è vissuto della complicità di chi sapeva e taceva e magari nascondeva e falsificava i dati scientifici;

un mostro che è vissuto della sofferenza dei bambini oncologici e del pianto e della disperazione dei genitori;

un mostro che è riuscito a fiaccare la resistenza dei  Tarentini con il silenzio, le false promesse, i progetti di risanamento mai realizzati;

un mostro che ha stravolto la città stigmatizzandola come città destinata al sacrificio per il bene della Nazione, perché l’Europa non può fare a meno dell’acciaio di Taranto.

Gli occhi di Giorgio Di Ponzio che dal murales di Talsano ci guardano, ci dicono che era un bambino felice, che gli piaceva andare a scuola, incontrare gli amichetti, giocare a pallone, abbracciare mamma e papà e che tutto questo gli è stato strappato.

Per tutti i Giorgio Di Ponzio e gli altri grandi e piccoli che si vedono sfuggire la vita, io dico ai Tarentini che abbiamo il diritto-dovere di riprenderci la vita, di non rassegnarci perché la  rassegnazione è l’anticamera della morte, di essere resilienti, di progettare un futuro diverso e possibile. E’ il tempo della svolta.

Le alternative? Sono tante. Basta volerle.

Personalmente proporrei che tutta l’area dell’ILVA diventasse un grande parco di pannelli solari avvalendosi dell’ottima irradiazione solare della città e che un’area ristretta diventasse museo di archeologia industriale.

Un sogno? Forse. Ma sta a noi cittadini volerlo e tradurlo in realtà.

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