Perché non se ne parla?

Il prossimo 27 aprile all'ONU si gioca il futuro del disarmo nucleare

Il 30 marzo 2026, alle isole Figi, centinaia di persone si sono riunite e hanno ricordato le vittime degli esperimenti nucleari nelle isole dell'Oceano Pacifico. Saranno presenti a New York, all'ONU, assieme ai superstiti delle bombe di Hiroshima e Nagasaki.
18 aprile 2026
Redazione PeaceLink

United Nations headquarters as seen from southern Tudor City, on the east side of Manhattan, in New York City.

Il 27 aprile 2026 iniziano a New York i lavori della Conferenza di riesame del Trattato di Non Proliferazione Nucleare (NPT). I lavori dureranno quattro settimane, presso il quartier generale delle Nazioni Unite. Le due conferenze precedenti si sono concluse senza un documento finale. Questa volta, se si fallisce ancora, il trattato rischia di diventare senza valore.

Un appuntamento decisivo

A presiedere la conferenza è l'ambasciatore del Vietnam Do Hung Viet. Il suo messaggio è stato chiaro: lo scorso febbraio è scaduto l'accordo sul disarmo nucleare tra Stati Uniti e Russia. "Non esiste praticamente più alcun accordo sul controllo degli armamenti", ha detto. E il Trattato di Non Proliferazione Nucleare è probabilmente l'unica speranza rimasta.

Il Trattato di non proliferazione nucleare (TNP o NPT), in vigore dal 1970, è un accordo cardine basato su tre pilastri: non proliferazione, disarmo nucleare e uso pacifico dell'energia atomica.

Un nuovo fallimento della Conferenza di riesame all'ONU potrebbe innescare una crisi difficile da fermare, mettendo a rischio la sicurezza di tutti.

Alla conferenza parteciperanno i sopravvissuti di Hiroshima e Nagasaki, gli hibakusha. Le loro testimonianze dovrebbero far capire al mondo quali sono le conseguenze umanitarie di una bomba atomica.

Saranno inoltre presenti i rappresentati di quelle popolazioni dell'Oceano Pacifico che hanno subito per anni e anni le conseguenze degli esperimenti nucleari a cielo aperto. 

Una memoria dimenticata: i test nucleari nel Pacifico

Proprio mentre si avvicina l'appuntamento a New York della Conferenza di riesame del Trattato di Non Proliferazione Nucleare, è avvenuto qualcosa di importante nelle scorse settimane.

Il 30 marzo 2026, alle isole Figi, centinaia di persone si sono riunite all'Università del Sud Pacifico a Suva. Hanno ricordato le vittime degli esperimenti nucleari. Era il Nuclear Victims Remembrance Day, la giornata della memoria per chi ha subito le bombe atomiche. Il titolo dell'iniziativa era ANIN jitbon mar, che in lingua locale significa "un richiamo spirituale che viene dalle isole".

I grandi giornali e i telegiornali non hanno raccontato questa storia. Per chi ha uno sguardo pacifista sul mondo, questo silenzio non va bene. È il segno della rimozione di una verità scomoda.

Cosa è successo nel Pacifico

Tra il 1946 e il 1996, Stati Uniti, Francia e Regno Unito hanno fatto esplodere più di 300 bombe nucleari nell'Oceano Pacifico. Hanno scelto quelle isole perché erano lontane e le popolazioni locali non avevano il potere di comunicare il loro dolore. La loro voce non è mai arrivata fino a noi durante quegli esperimenti.

Quella è stata una Zona di Sacrificio.

Le isole più colpite sono state le Isole Marshall, dove gli Stati Uniti hanno condotto i test più distruttivi. Poi la Polinesia Francese, dove la Francia ha continuato a far esplodere bombe fino al 1996. E poi Kiribati e alcune zone dell'Australia (test britannici). Castle Bravo (nuclear test)

La bomba Castle Bravo

Il test più disastroso fu Castle Bravo nel 1954, sull'atollo di Bikini. La bomba era mille volte più potente di Hiroshima. Le ceneri radioattive caddero anche su atolli abitati come Rongelap e Utirik. La gente si ammalò subito: nausea, bruciature. Negli anni arrivarono i tumori e i bambini nacquero con malformazioni.

Gli abitanti di Bikini erano stati trasferiti nel 1946 con la promessa che sarebbero tornati. Non sono più tornati. La loro isola è diventata un poligono radioattivo.

Le conseguenze ancora oggi

Migliaia di persone hanno sviluppato tumori alla tiroide, leucemie e altri tipi di cancro. Molte donne hanno avuto aborti spontanei o hanno partorito bambini con malformazioni. Lasciare le proprie terre ha significato perdere identità e cultura.

Anche l'ambiente è stato devastato. Alle Isole Marshall c'è il Runit Dome, una cupola di cemento costruita sopra un cratere pieno di detriti radioattivi. Il cemento è lesionato e il mare si sta alzando a causa del cambiamento climatico. Prima o poi la cupola si romperà.

Giustizia negata

Quasi nessuno ha avuto giustizia. Un tribunale delle Isole Marshall ha calcolato che servirebbero più di 500 milioni di dollari solo per riparare i danni agli abitanti di Bikini. Gli Stati Uniti non hanno mai pagato. La Francia ha riconosciuto solo in parte le sue colpe, dopo decenni di bugie. Il Regno Unito ha fatto poco o nulla.

Cosa hanno chiesto i leader del Pacifico

Il 30 marzo a Suva, i rappresentanti delle isole contaminate dai test nucleari hanno chiesto quattro cose:

  1. Più aiuti per la salute delle popolazioni esposte.

  2. La bonifica dei luoghi contaminati.

  3. Un riconoscimento ufficiale e un risarcimento dei danni.

  4. Un controllo indipendente della radioattività.

La coscienza atomica

C'è una cosa che rischia di svanire al mondo di oggi: la coscienza atomica. Mantenere viva la coscienza atomica significa ricordare, prevenire e mobilitarsi.

Il 27 aprile l'opinione pubblica mondiale deve sorvegliare ciò che avverrà all'ONU perché il futuro delle armi nucleari riguarda tutti noi. I testimoni degli esperimenti nucleari del Pacifico saranno a New York. E così pure i testimoni dell'Olocausto di Hiroshima e Nagasaki. Porteranno la voce dell'umanità nel Palazzo di Vetro dell'ONU. 

Noi di PeaceLink abbiamo voluto raccontare questa storia perché il silenzio dei media è inaccettabile

Ancora una volta ci chiediamo: perché non se ne parla?

Note: Per completezza occorre ricordare il principale sito di test nucleari dell'Unione Sovietica: il Poligono di Semipalatinsk in Kazakistan. Lì, tra il 1949 e il 1989, sono stati effettuati 456 test nucleari. Un altro sito fondamentale era situato nell'arcipelago di Novaja Zemlja, utilizzato per test atmosferici e sotterranei. L'Unione Sovietica ha condotto un totale di 715 test nucleari. Il monumento "Più forte della morte", situato a Semey (già Semipalatinsk), in Kazakistan, è un'imponente stele dedicata alle vittime dei test nucleari sovietici condotti nel poligono di Semipalatinsk tra il 1949 e il 1989. L'opera simboleggia la sofferenza, la resilienza e il desiderio di un futuro libero dalla minaccia nucleare della popolazione locale.

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