Guerra alla stampa

19 novembre 2004
Giuliana Sgrena
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

Dopo i giornalisti «embedded» arriverà anche la corte marziale per giornalisti non «embedded»? Non è uno scherzo. E' un nuovo scalino nella militarizzazione dell'informazione ben conosciuta nella guerra in Iraq, soprattutto in questi giorni a Falluja. Gli unici giornalisti presenti sono quelli «embedded» con le truppe Usa, che
peraltro, questa volta «arruolavano» solo americani e britannici. Se poi, anche da «embedded» censurati riescono a rivelare un «crimine di guerra», potrebbero finire in galera, in Italia. Ovvero, rivelare notizie sulle missioni militari italiane potrebbe essere estremamente pericoloso, si rischierebbero da cinque a venti anni di carcere. Il paradosso è che ci voleva questa infame e infamante riforma del codice penale militare, approvata ieri in prima lettura al Senato, per rivelare la vera natura della missione Antica Babilonia, che ha portato i militari italiani a Nassiriya. L'hanno chiamata missione di pace, anche se evidentemente non lo è, ma per non ammetterlo, anche le missioni di pace saranno regolate dal codice militare, come quelle di guerra.
Per tornare al testo della riforma, che speriamo non passi alla Camera, "chiunque si procura notizie concernenti la forza, la preparazione o la difesa militare, la dislocazione o i movimenti delle forze armate, il loro stato sanitario, la disciplina o le operazioni militari e ogni altra notizia che, non essendo segreta, ha tuttavia carattere riservato", rischia, in base agli articoli 72 e 73 del codice penale militare italiano sulla "illecita raccolta,
pubblicazione e diffusione di notizie militari", da due a dieci anni.
Se poi tali notizie fossero diffuse la reclusione va da un minimo di cinque anni a un massimo di venti. Ora non potremo più essere smentiti quando affermeremo che il nostro governo ci ha portato in guerra in Iraq e daremo persino una giustificazione a coloro che in Iraq ci considerano alla stregua dei militari italiani.
Allora viene da chiederci che cosa succederà quando riferiremo notizie sui progetti delle organizzazioni umanitarie in missione, quelle sì veramente di pace. Pensavamo che gli iracheni non avessero capito, quando facevano confusione tra i volontari delle organizzazioni umanitarie e i nostri soldati, invece avevano intuito
prima di noi le vere intenzioni dell'Italia.
Chi andrà ancora a Nassiriya a seguire i nostri con il pericolo di finire di fronte alla corte marziale?
O forse dovremmo già essere tutti in galera?

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