Perché il Fmi ce l’ha con noi?

Summit vietato a Liberazione
13 settembre 2006
Luca Manes
Fonte: Liberazione (http://www.liberazione.it)

Partire per un Paese come Singapore, che nel mondo ha il più alto numero di pene capitali per numero di abitanti (nel 2005 ben 8 esecuzioni su 4 milioni di abitanti), non è mai esattamente piacevole. Considerando che è lo stesso Paese che, per non meglio identificati motivi di sicurezza, ha negato il visto di entrata a una ventina di attivisti della società civile globale che avrebbero dovuto seguire gli incontri annuali di Banca mondiale e Fondo monetario internazionale, le perplessità non potevano che aumentare. Però ingenuamente mi dicevo che tanto sarebbe andato tutto bene, con un accredito stampa e con un tesserino da giornalista che cosa mi sarebbe potuto succedere? Il governo di Singapore non sarà mica così folle da prendersela pure con i giornalisti, pensavo con una vena di malriposto ottimismo. Poi ieri mattina, tra i preparativi per il viaggio, previsto per oggi, e la lettura di numerosi articoli apparsi sulla stampa internazionale sulla “scarsa” sensibilità di Singapore nei riguardi dei diritti umani, mi arriva una breve e-mail dal Fondo monetario. «Caro Luca Manes, la sua registrazione per gli incontri annuali è stata cancellata. Provveda da sé a disdire la prenotazione per l’albergo». Questo il testo del messaggio, ovviamente non firmato (l’indirizzo e-mail del mittente è un genericissimo IMF/WB 2006 Annual Meetings). All’unico numero di telefono che il Fondo monetario, bontà sua, mi consiglia di chiamare non risponde nessuno. Tempo perso discutere con gli uffici stampa dell’Fmi a Washington, che decido comunque di contattare. Capiscono la mia frustrazione, però non sanno nulla. E poi i responsabili sono già a Singapore, lì è notte, stanno dormendo. Morale della favola, qualche spiegazione forse l’avrò quando il mio aereo sarà già in volo per l’Asia. Bel modo di fare, non c’è che dire. Eppure l’anno scorso avevo seguito, sempre per Liberazione, gli incontri annuali di Banca e Fondo tenutisi a Washington senza incorrere in nessun problema. L’accredito per il vertice di Singapore mi era stato confermato addirittura a inizio luglio, nell’arco di poche ore. A che cosa sarà dovuta questa sgradita sorpresa? Il tardivo “ripensamento” di Banca e Fondo ha del paradossale. Alla faccia delle istituzioni che vogliono promuovere il dialogo, come vanno sbandierando ai quattro venti da anni e anni. A pensarci bene che cosa ci si può aspettare da due istituzioni che invece di lottare contro la povertà e in favore dello sviluppo dei Paesi poveri del pianeti, li hanno finiti di affamare? E poi, perché scegliere Singapore per un incontro così importante? Forse perché lì c’è un governo che non ammette nessun tipo di manifestazione di dissenso - gli assembramenti di più di quattro persone sono vietati per legge - o perché, secondo Banca mondiale, è comunque il più business friendly del pianeta. Se l’obiettivo delle istituzioni finanziarie internazionali era quello di tappare la bocca alla società civile internazionale e di fare pubblicità alle realtà che vincono nel grande gioco della globalizzazione neo-liberista, non c’è dubbio che Banca e Fondo stiano svolgendo molto bene il loro lavoro.

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