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La televisione ha davvero un potere nascosto?

La domanda è in realtà retorica: presuppone una risposta affermativa, magari che molti condividono ma che non riescono coerentemente ad accettare. La questione in gioco è valutare gli effetti dell’impatto della televisione sulla nostra esistenza.
31 ottobre 2006 - Davide Marzorati



"La mia proposta è questa: fondare una istituzione come quella che esiste per i medici. I medici si controllano attraverso un Ordine: la cosa non riesce sempre perfettamente. Ci sono medici che fanno gravi errori e medici che commettono dei crimini. Ma ci sono sempre le regole elaborate dall'Ordine. Beninteso, il Parlamento ha un potere legislativo superiore a quello dell'ordine dei medici. In Germania e in Inghilterra questa istituzione si chiama Camera dei medici. Sul loro modello si potrebbe creare un Istituto per la televisione. La mia proposta è che tutti coloro che lavorano per la televisione siano registrati provvisoriamente come membri dell'Istituto per la televisione. In seguito dovrebbero partecipare a una serie di corsi per sensibilizzarsi al pericolo che la televisione fa correre ai bambini, agli adulti e all'insieme della nostra civiltà. Così molti scoprirebbero aspetti ignorati della propria professione e sarebbero indotti a considerare in modo nuovo la società e il vostro ruolo. Ritengo che in un secondo tempo dovrebbero sostenere un esame per controllare se si sono impadroniti delle idee fondamentali. Superato l'esame, dovrebbero prestare giuramento come i medici: dovrebbero promettere di tenere sempre presenti quei pericoli e di agire di conseguenza in modo responsabile."

Karl Popper, tratto dall'intervista "Televisione e violenza" - Inghilterra, Kenley, martedì 13 aprile 1993



Horror movie La televisione è uno strumento creato dall’uomo che unisce il suono al video, il potere della parola a quella dell’immagine. Se la radio racchiudeva il potere audio, capace di sviluppare in noi mentre la si ascoltava una forma di attività immaginativa, la televisione soppianta completamente questo processo, sostituendolo alla radice. In altri termini, il tubo catodico compie un lavoro fino ad allora riservato esclusivamente ad una parte specifica del nostro cervello.
Quando noi ci sediamo su una poltrona a mangiucchiare davanti allo scorrere di immagini, in realtà non compiamo effettivamente un’attività di elaborazione razionale. Siamo delle semplici antenne in grado di ricevere quelle informazioni, che si sedimentano all’interno di noi.

Attenzione però. La sedimentazione non è del tutto conscia, perché non siamo in realtà noi a discernere cosa dobbiamo trattenere o cosa debba essere respinto; anzi: nella maggior parte dei casi i messaggi televisivi fanno breccia nella componente emozionale e vanno a ricoprirsi di polvere nel nostro inconscio.
Apparentemente ciò potrebbe essere innocuo al momento. Ma a tutti gli effetti, ciò che viene ricevuto in maniera inconscia costituisce una componente irrazionale molto importante nelle decisioni.
Un esempio banale sono le pubblicità. Packard fu il primo studioso che percepì il potere straordinario degli spot, e capì anche che a seconda dell’impostazione, delle immagini usate, si potevano orientare le scelte dei consumatori. Scelte che ripeto, si basano su una componente prevalentemente irrazionale.

Il potere nascosto di cui parlo, è riferito a quella capacità che io definirei straordinaria che possiede la televisione, ovvero quella di sostituirsi a noi, alle nostre scelte, non solo in termini economici, ma anche culturali e morali.
I telefilm tanto osannati dai giovani sono un brodo primordiale in cui si annidano pregiudizi, ma anche modi con cui affrontare la realtà, come porsi rispetto agli altri.
Molti obietterebbero a quanto ho detto, dicendo che sono coscienti che ciò che vedono è solo finzione.
Io ribatto ripetendo che ciò che la televisione comunica non è tanto quello che è in superficie, che siamo in grado di controllare; quanto ciò che caratterizza le relazioni umani nella loro via istintuale ed emotiva. Questi aspetti sono ben più forti della semplice ragione e sono un ottimo strumento di manipolazione e costruzione di menti.

McLuhan scrisse che il medium è il messaggio. La televisione stessa è il messaggio. Non conta cosa essa ti offre, ma come te lo offre e per il semplice fatto che te lo offra. Struttura la tua mente in un determinato modo, Forma mentis, predisponendoti ad un determinato approccio di mercato (pubblicità-consumatore), antropologico e quant’altro.
Si nota che emerge una caratteristica particolare da quanto detto, ed è quella che caratterizza la televisione e il suo utilizzo: la capacità di controllo. La televisione è un ottimo strumento di controllo e omologazione che fa breccia sulla nostra parte oscura, su quella più debole, su quella meno coadiuvata dalla ragione. La teoria morale di Kant di fronte ad essa esce sconfitta perché trova un’avversaria difficile da abbattere.
Ma ancora un’obiezione si può fare a quanto affermato sin’ora.
Molti, pur sapendo questo, desiderano osservarla semplicemente per staccare la spina, per riposarsi in santa pace.

Ammetto che questa è una ragione difficile da controbattere filosoficamente parlando; eppure è figlia di una mentalità conformista radicata nel sistema televisivo. Televisione è appunto uno dei tanti modi per staccare la spina, guardando il mondo con altri occhi, percependo quello che non siamo e che vorremmo sempre essere. Schiacciare il tasto di accensione è come aprire le porte alle infinite possibilità di esistenza, vedendosele passare davanti senza però scegliere, rimanendo in uno stato di inettitudine perenne, senza tempo e senza ragione, dove conta solo rimanere soddisfatti dentro, dentro dove si è più sensibili, fragili e deboli, correndo il rischio di perdere questa innocenza primordiale che animava l’australopiteco davanti il dio fulmine.
Televisione significa accettare trasmissioni, e rifiutare al contempo ciò che vedi, perché sai che è irreale ma nel contempo ti dici che può e deve accadere a te. Contraddizioni che si annidano nella psiche, si mescolano e fanno emergere la possibilità di un mondo diverso, dove tutto può accadere, dove io sono dio e gli altri al mio servizio.
Ecco come si diventa onnipotenti. Ecco come si crede di ottenere il controllo sugli altri.

Ma esiste uno spiraglio per questa televisione? Esiste un’attenuante, una sentenza in appello?
Io credo che la televisione abbia possibilità di salvarsi. Ma per far ciò dovrebbe subire un radicale mutamento, che stravolgerebbe radicalmente il mercato e la cultura cinematografica.
Una razionalizzazione delle immagini, ovvero un impiego più cosciente e meno sottomesso alla logica spietata del mercato sarebbe un passo avanti. Ma questo non si farà mai, perché finchè si punterà a maggiori introiti, maggiori guadagni, prevarrà sempre un’etica, che noi tutti conosciamo quando andiamo a fare shopping.
Serve una rivalutazione morale di ciò che viene trasmesso, che difenda in primo luogo i giovani, e con questo non intendo il mettere il bollino rosso a certi programmi; serve un cambio radicale di mentalità atto a formare individui attivi e non passivi, che ricevono informazioni e basta.

La televisione dovrebbe comunicare il dialogo e non la sfida, come in un isola dei famosi. E per farlo è necessario trasmettere cultura, fatta dalla nostra storia, fatta da chi ha combattuto guerre, fatta da chi ha vissuto veramente.
Gli uomini del terzo millennio sono uomini che si credono aresponsabili ma che in realtà sono irresponsabili, perché pur a conoscenza di quanto trasmesso in tv, optano per la via del disinteresse o dell’egoismo.
E se il tubo catodico lo si guarda solo per rilassarsi, solo per dimenticare la realtà, mi chiedo solo cosa possiamo diventare se lo prendessimo davvero sul serio.

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