Mons. Bagnasco, nuovo presidente Cei, espressione solo di una parte della Chiesa

La decisione di nominare mons. Angelo Bagnasco a presidente della Conferenza episcopale italiana, senza consultare in alcun modo l’episcopato, il clero, le comunità e i fedeli laici, è la metafora dei due volti della medesima Chiesa
7 marzo 2007
don Vitaliano Della Sala (Già parroco di Sant’Angelo a Scala)

Angelo Bagnasco, già ordinario militare con il grado di generale di corpo d'armata Esiste, all’interno della stessa Chiesa cattolica italiana - e tutti lo sanno bene perché è visibile, forse troppo visibile - la Gerarchia “trionfante” della Chiesa, quella eternamente “costantiniana” dell’in hoc signo vinces, sempre pronta a pretendere privilegi e a fare compromessi con i potenti, potente essa stessa e invischiata sempre più con la politica. Una gerarchia che sa solo pronunciare i suoi eterni ”no” di fronte a qualsiasi richiesta di apertura che viene dalla base, senza preoccuparsi in alcun modo delle sofferenze che i “no” provocano; una Chiesa che appare formata esclusivamente della gerarchia e da queste è esclusivamente rappresentata, senza aver ricevuto delega alcuna da parte della base. Di partecipazione dei fedeli laici alle decisioni, neanche a parlarne, come pure di democrazia interna e di diritto-dovere al dissenso.

Oltre questa Chiesa gerarchica, anzi dentro di essa, esiste un’”altra” Chiesa, la Chiesa-altra. Una Chiesa-altra che ha imparato ad usare “il potere dei segni, anziché i segni del potere”, come diceva il compianto don Tonino Bello, presidente di Pax Christi. Una Chiesa-altra viva, fatta di vescovi e preti coraggiosi, di fedeli laici impegnati, anche se costretta a vivere “nelle catacombe” della paura di essere inquisita, punita, processata. È la nuova Chiesa del silenzio che, però, prende sempre più coraggio e emerge dall’oscurità nella quale è stata ricacciata o nella quale si è autorelegata. Una Chiesa-altra che “scopre” sempre più i mezzi di informazione e comincia ad usarli come i “tetti” del nostro tempo, dai quali Gesù ci invita a gridare il suo messaggio di liberazione (cfr. Matteo 10,27) e, a sua volta, è “scoperta” dai mass media.

Chiesa-altra che non si vergogna di pronunciare il nome di Gesù Cristo, non arrossisce del Vangelo, ma da esso parte per riflettere sul mondo e sulla società, senza mai condannare, né escludere o emarginare nessuno. Chiesa-altra sempre più indispensabile alla Chiesa universale.

Sono fermamente convinto che i cambiamenti veri, anche nella Chiesa, possano venire solo dalla base; nonostante ciò, prego perché il nuovo presidente della Cei si dimostri più saggio del suo predecessore e colmi la distanza che esiste sempre più tra i due volti della stessa Chiesa, così che questa possa finalmente presentarsi alla società italiana e all’umanità nella sua pienezza, “gloriosa, senza macchia, né ruga o alcunché di simile, ma santa e irreprensibile”. (Efesini 5, 27).

don Vitaliano Della Sala
prete reale di una parrocchia virtuale
http://www.donvitaliano.it/

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