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Kerry: un agnello travestito da lupo.

Le ultime dichiarazioni del candidato democratico sul Venezuela, sulle truppe spagnole in Irak, sulla riduzioni delle tasse alle multinazionali non lo fanno apparire cosi' diverso da Bush
1 aprile 2004 - Justin Felux - trad. Patrizia Messinese


In un'occasione recente, John Kerry ha permesso ad un gruppo di giornalisti di accompagnarlo mentre andava a far spese. Secondo il Los Angeles Times, i giornalisti hanno potuto testimoniare "l'acquisto, tra l'altro, di un sospensorio, in un negozio locale di articoli sportivi". Evidentemente Kerry ha organizzato questa bella mossa pubblicitaria nel tentativo di dimostrare al paese che lui ha le palle. Mi dispiace, senatore, ma io non ne sono del tutto convinto.

Di solito io non scherzo sui testicoli degli altri uomini, ma pare che Kerry voglia fare di questa sua dimostrazione di virilità parte integrante della sua campagna elettorale. I liberali hanno permesso alla destra di farli sembrare più deboli e fiacchi e adesso sono ansiosi di dimostrare che anche loro sanno essere "duri". Questo è evidente anche dal modo in cui Kerry risponde alle domande che gli vengono poste. Il preambolo ad ogni risposta è "Non vedo l'ora che cominci la battaglia!". Durante i suoi comizi Kerry dice spesso a Bush di "farsi avanti" mentre il suo sfortunato pubblico di sostenitori cerca invano di entusiasmarsi. Se è vero che sono d'accordo sul fatto che i liberali vogliano smontare l'idea diffusa della loro "inettitudine", è anche vero che questo tentativo dovrebbe essere accompagnato da iniziative coraggiose su argomenti concreti. Quando si tratta di fare questo, Kerry fallisce miseramente. I suoi tentativi di apparire "duro" sono solo degli atteggiamenti superficiali , di pura "strategia".

Questa sua mancanza di coraggio Kerry l'ha dimostrata appieno in una recente dichiarazione con la quale dava il proprio appoggio al referendum contro il presidente venezuelano Hugo Chavez, nonostante le innumerevoli irregolarità riscontrate nella raccolta delle petizioni. Ha anche sostenuto, con fare tipicamente di destra, le solite bugie su Chavez, dicendo che è colpevole di "aver fatto prigionieri politici" e che ha indebolito le istituzioni democratiche usando "mezzi illegali", quando nessuna di queste due cose è vera. Lui non condanna i "mezzi illegali" usati dall'opposizione, che è la stessa opposizione che guidò il colpo di stato contro Chavez nel 2002 e che operò per smantellare la democrazia venezuelana. L'appoggio di Kerry ai loro attuali tentativi di buttare giù il popolare Chavez è un semplice atto di vigliaccheria e di resa alla destra.

Il Venezuela, per dir la verità, non è l'unico argomento sul quale Kerry ha ceduto. Anzi, a volte non si capisce se John Kerry vuole prendere il posto di George W. Bush o quello di Scott McClellan, l'attuale portavoce della Casa Bianca. Ha condannato gli spagnoli per essersi liberati del loro presidente guerrafondaio e bugiardo. Ha chiesto al nuovo primo ministro spagnolo di mantenere le truppe in Iraq. Addirittura ha richiesto la presenza di più soldati americani in Iraq. Sta anche proponendo più riduzioni fiscali per le grandi s.p.a! Ma da che parte sta? La più grossa critica che Kerry ha fatto alla politica estera di Bush è che si è inimicato la Francia. Tutto qui. Mi dispiace dirlo, ma se questa è la "battaglia" che ui vuole fare a George W. Bush, allora è sulla buona strada per venir preso a calci nel suo delicato e nobile sedere.

E, per piacere, risparmiatemi la storia dei suoi "eroici" trascorsi bellici! Non è eroismo ricevere una "Silver star" per aver sparato ad un ragazzino spaventato. Non mi fanno neanche impressione i tagli e le ferite che Kerry ha riportato per guadagnarsi le sue tre medaglie al valore. Se Kerry ci teneva veramente ad essere un eroe, avrebbe dovuto agire secondo i propri principi morali. Come disse un po' di tempo fa lo scrittore Tim O'Brien, veterano del Vietnam: "Considerato che ero contro la guerra, la cosa più coraggiosa da fare sarebbe stato andare in prigione o in Canada. Dire di no, insomma."

Kerry non avrebbe mai potuto fare la scelta più coraggiosa perché avrebbe reso vane le sue ambizioni politiche. Nonostante i suoi brevi trascorsi come antimilitarista durante il periodo del Vietnam, ha in seguito preso le distanze dal movimento pacifista in questo paese, per paura che il suo essere associato a noi lo facesse sembrare "debole".

Quello che rende Kerry veramente debole è la sua totale mancanza di principi. Lui va in qualsiasi direzione soffi il vento della politica. Come risultato, praticamente nessuno è entusiasta della sua candidatura. Ho chiesto ad un amico che da anni è un sostenitore del Partito Democratico cosa ne pensasse del fatto che Kerry aveva vinto le primarie. Lui ha risposto: "Mi sa che dovremo tirare fuori il vestito da festa per il maiale". In altre parole. È il momento di mettere in gioco i suoi presunti "punti forti" per cercare di renderlo un po' più presentabile al pubblico americano. Uno dovrebbe rendersi conto di avere qualche problema se arriva al punto di essere seraficamente paragonato ad un maiale. Kerry ha ottenuto la candidatura solo perché i liberali hanno pensato (chissà poi perché..) che la sua esperienza di soldato in Vietnam lo rendesse immune da accuse di essere "debole in difesa". Ovviamente, non ha funzionato.

Personalmente, non credo che Kerry riesca a guadagnare abbastanza slancio da portarlo alla vittoria. Se vincerà è perché Bush avrà perso, non perché gli elettori lo abbiano considerato un'alternativa convincente. Oltre ad essere debole nelle proprie prese di posizione, Kerry è anche una persona noiosa e insulsa. Vista l'importanza che i mezzi d'informazione danno alla personalità, sarà meglio che Kerry ne trovi una in fretta se vuole vincere. E' plausibile che sia stata proprio la piattezza di Al Gore a costare le elezioni ai Democratici nel 2000, e allora cosa fanno? Candidano l'unico uomo della nazione che ha ancora meno carisma di Al Gore. Nonostante le iniezioni di botulino, è ancora inespressivo e legnoso. Il commento memorabile di Gore Vidal su Kerry: "Assomiglia molto a Lincoln, DOPO l'assassinio." Ho sentito diversi comici paragonare Kerry ad uno zombie, ad un corpo morto, alla "lugubre mietitrice". Non so perché, ma mi è difficile credere che qualcuno avrà voglia un giorno di votare uno che gli ricorda la morte.

Justin Felux è uno scrittore attivista, residente a San Antonio, nel Texas. Può essere contattato al seguente indirizzo e mail: justins@alacrityisp.net
Note:

Tradotto da Patrizia Messinese a cura di Peacelink

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