MediaWatch

RSS logo

Aiuta PeaceLink

Sostieni la telematica per la pace:

  • Donazione online con PayPal
  • C.C.P. 13403746 intestato ad Associazione PeaceLink, C.P. 2009 - 74100 Taranto (TA)
  • Conto Corrente Bancario n. 115458 c/o Banca Popolare Etica, intestato ad Associazione PeaceLink (IBAN: IT05 B050 1802 4000 0000 0115 458)
Motore di ricerca in

PeaceLink News

...

Articoli correlati

CINA

Premio di Reporters sans frontières a cyberdissidente cinese

Solo in Asia si va in carcere per uso di internet
Fonte: Asianews - 24 giugno 2004

Roma (AsiaNews) - Sono tutti asiatici i Paesi dove l’uso “sovversivo” di internet viene punito con il carcere. La Cina detiene il primato di questa classifica con 63 cyberdissidenti imprigionati. Seguono il Vietnam (7), le Maldive (3) e la Siria (2). È quanto emerge in “Internet sotto sorveglianza 2004”, il Rapporto di Reporters sans frontières (Rsf), presentato in questi giorni.

Molti governi asiatici bloccano l’accesso ai siti internet dei giornali indipendenti o a quelli dedicati a religioni proibite e ai diritti umani. Le autorità saudite, ad esempio, hanno bloccato l’accesso a 400 mila pagine web per “preservare i cittadini dai contenuti offensivi o che violano i principi della religione islamica”. La Cina è la più grande prigione al mondo per i dissidenti telematici e vanta la più sviluppata tecnologia di intercettazione del web. In Iran, il giro di vite contro i siti indipendenti non ha fermato lo sviluppo della Rete: oggi è il Paese mediorientale in cui internet è in fase di maggior sviluppo. Birmania e Nord Corea seguono un’altra politica: la limitazione di internet a un’infima minoranza di utenti, tutti appartenenti al regime.

Proprio ad un prigioniero telematico cinese è stato assegnato il premio Cyberliberté 2004 di Rsf: Huang Qi è in carcere dal gennaio 2001 a Chengdu, nel Sichuan, con l’accusa di “sovversione e incitamento al rovesciamento del potere statale”.

Huang Qi aveva aperto il suo sito internet (www.tianwang.com ora chiuso dalle autorità cinesi) dove, su pagamento, le persone potevano mettere informazioni su persone scomparse. Il Chine Youth Daily nel 1999 aveva definito il sito di Huang Qi “il più importante evento telematico in Cina”. Il sito aveva guadagnato molta notorietà ed era sempre più visitato. Molti utenti pubblicavano anche articoli su vari temi come la corruzione statale, la povertà delle campagne, le attività per la democrazia, la Falungong e il massacro di piazza Tiananmen. Il 3 giugno 2000, qualche ora prima di essere arrestato, Huang Qi aveva inviato un’email ai suoi lettori: “Arrivederci a tutti – scriveva - . La polizia sta venendo per arrestarmi. Abbiamo davanti a noi una lunga strada. Grazie a tutti quelli che appoggiano la causa della democrazia in Cina”.

Durante la sua prigionia, Huang Qi ha subito diverse violenze da parte della polizia. (LF)

Note:

Fonte: http://www.asianews.it/view.php?l=it&art=1039

Copyright © 2003 AsiaNews
Tutti i diritti riservati

PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 2.5.6 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Posta elettronica certificata (PEC)