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Clamorosa azione dell'FBI, pericoloso precedente

Sequestro Indymedia: da oggi in rete è a rischio la libertà di tutti

E' stato operato da agenti federali statunitensi anche in territorio britannico su un server internazionale, senza nessun atto legale preventivo, senza fornire motivazioni per il sequestro.
11 ottobre 2004 - Carlo Gubitosa (segretario Associazione PeaceLink - Telematica per la Pace)

Abbiamo appreso con preoccupazione che nella giornata del 7 ottobre dei funzionari dell'FBI hanno sequestrato a Londra e negli Usa i dischi contenuti nei computer che ospitano molti siti locali di indymedia, fra cui l'edizione italiana italy.indymedia.org e altri del network Indymedia, tra cui quello Palestinese, Belga, Africano, Brasiliano e Tedesco.

QUESTO SEQUESTRO E' ILLEGITTIMO
- perche' interrompendo i servizi offerti dal network indymedia si e' calpestato il diritto alla comunicazione e all'informazione di tutte le migliaia di persone che utilizzano quotidianamente questi servizi
- perche' sequestrando quei dischi, che con tutta probabilita' contenevano anche mail private oltre a pagine web, si e' violato ripetutamente il diritto alla privacy e alla segretezza della corrispondenza
- perche' nel terzo millennio e' possibile fare una copia dei dati dei computer per indagare sul loro contenuto, e un sequestro di questo genere e' irragionevolmente repressivo.

QUESTO SEQUESTRO E' PERICOLOSO, E METTE A RISCHIO LA LIBERTA' DI TUTTI
- Perche' e' stato operato da agenti federali statunitensi anche in territorio britannico su un server internazionale, senza nessun atto legale preventivo, senza fornire motivazioni per il sequestro e con una operazione di polizia per molti versi misteriosa. Questa ingerenza gratuita degli Stati Uniti nelle attivita' telematiche di un altro stato sovrano potrebbe ripetersi in futuro anche su altri siti di comunicazione sociale, italiani e internazionali, che svolgono attivita' pubbliche alla luce del sole cosi' come ha sempre fatto finora il network indymedia.
- Perche' di fatto lancia un messaggio intimidatorio a tutti i cittadini che praticano su internet il diritto al dissenso attraverso la produzione dal basso di informazioni estranee ai circuiti commerciali.
- Perche' e' un inquietante campanello d'allarme che ricorda molto da vicino le censure, gli oscuramenti e le persecuzioni che hanno segnato i periodi piu' bui del millennio appena trascorso.

PERTANTO
L'associazione PeaceLink esprime la sua piena solidarieta' ai mediattivisti del network indymedia presenti in tutti i continenti del mondo, auspicando una rapida ripresa delle loro attivita' e l'accertamento delle responsabilita' di chi ha disposto questo provvedimento illegittimo, immotivato e pericoloso.

8 ottobre 2004

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