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Calcio "in digitale", non c'è partita

Il debutto un insuccesso, i consumatori sul piede di guerra ma la sfida è sul "business". Una torta milionaria di cui Mediaset ha la fetta maggiore
30 gennaio 2005 - Castalda Musacchio
Fonte: Liberazione (http://www.liberazione.it)

Seconda prova, oggi, per la rivoluzione digitale su calcio siglata Maurizio Gasparri. Secondo "d-day", anzi per tenere fede agli acronimi, alla sigla che attiene alla nuova tecnologia, sarà il secondo "Dtt-day" (Dtt sta per tecnologia digitale terrestre, ndr). Per vedere le partite occorre ovviamente possedere il decoder per il digitale terrestre e una delle tessere dei due "network" che offrono la visione ("Mediaset Premium" e "La7Carta più"). Oggi sarà la volta di "Reggina-Lazio" su "La7" e per "Mediaset" di "Roma-Messina". Il debutto, la scorsa settimana, è stato a dir poco un insuccesso. E' per questo che le associazioni dei consumatori promettono di tenere alta la guardia in difesa dei diritti delle migliaia di utenti che all'avvio del calcio in "versione digitale" si sono sentiti a dir poco truffati. Segnale scarso, copertura inadeguata (anche dove i gestori promettevano una ricezione completa), decoder non aggiornati, sono solo alcuni dei problemi connessi al più grande "business" degli ultimi anni avviati dalla controriforma Gasparri. Un affare su cui si gioca la partita strategica delle telecomunicazioni - e del pluralismo nell'informazione, elemento non secondario - per il momento tutta puntata sul calcio in diretta. Una torta di euro milionaria, di fatto, già spartita. Da una parte Mediaset che ha investito nell'operazione 133 milioni di euro e Telecom che controlla Alice e La7 che sull'operazione ha speso 32 milioni. Dall'altra, la piattaforma Sky di Rupert Murdoch che ha già annunciato ricorso all'antitrust europeo per chiedere che siano riviste le condizioni che creerebbero una disparità di concorrenza: Sky può acquisire solo diritti per il satellitare e per un massimo di due anni, mentre Mediaset e Telecom quelli del digitale e del satellitare senza limiti di tempo. In mezzo la Rai che dell'affare, al momento, è praticamente esclusa.

Se c'è un settore che negli ultimi anni ha perso progressivamente peso all'interno della televisione pubblica è, nonostante gli ascolti, proprio lo sport. Antonio Marano, direttore dei diritti sportivi in Rai, ha in "budget" per il 2005 di 170 milioni di euro per l'acquisto di diritti ed eventi, e non esclude in futuro un ingresso nel digitale, ma per il momento frena ogni entusiasmo. Ma l'azienda di Stato è in perdita. In pericolo, o meglio, a rischio chiusura, sono trasmissioni come "90° minuto" e il contratto in scadenza a giugno con la Lega calcio - come nota "Panorama" nell'ultimo numero - porrà una seria ipoteca anche sulla diretta di "Quelli che... il calcio". Il senso di tutto questo è del resto confermato da una dichiarazione dello stesso Fabrizio Maffei, direttore di Rai sport: «Che senso ha strapagare per acquistare immagini che già alle 18 non fanno sostanzialmente notizia?». Eppure "90° minuto" è la trasmissione Rai più vista, che nella stagione 2003-2004 ha totalizzato in media il 33% di share scesa nell'ultimo anno al 29,4%. A questo punto è facile tirare le somme del gioco. Chi ci guadagna?

A buttarsi per prima nella partita è stata la corazzata del premier. Forte di una posizione dominante nella tv tradizionale, come detto, e favorita dalla riforma Gasparri, è partita già dallo scorso anno con la sperimentazione del digitale (ora copre il 60% della popolazione ma conta di raggiungere l'80% entro questo anno) su cui ha investito 133 milioni di euro per l'acquisto per tre anni dei diritti tv in digitale delle big del calcio e di altre squadre. Mediaset, proprietaria dei grandi club, Milan in testa, ha già in mente di acquisire i diritti su altre squadre (come Siena e Udinese e sarebbe pronta anche per il Napoli). Mentre "La7" sarebbe pronta a fare lo stesso (con la Lazio). E a ingigantirsi è l'enorme conflitto di interessi che fa capo alla famiglia del presidente del consiglio.

Chi ci perde? La Rai e in parte anche Sky Italia, fresca di monopolio satellitare, ora "intaccata" dalla pay tv in cui la parte del leone la fa il gigante dei media nostrani: l'impresa del premier. Naturalmente a perderci saranno anche i club di calcio medi e minori che possono al massimo contare su stadi semivuoti e meno diritti. E per il calcio? E' solo l'inizio di una rivoluzione che alcuni temono potrebbe portare a svuotare gli stadi in un futuro, prossimo, in cui la rivoluzione digitale sarà compiuta. Fischio di inizio. Si parte con un nuovo "match" godibile solo dai più fortunati. Ad essere pronti al momento - sottolineano le associazioni dei consumatori - sono anche gli esposti al ministro delle Comunicazioni, all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e all'Antitrust per verificare anche i profili di pubblicità ingannevole per la presenza sul mercato di decoder inutilizzabili. Per chi avesse bisogna di denunciare ancora i malfunzionamenti del sistema, della rivoluzione digitale targata Gasparri c'è anche il "Telefono Blu Sos Consumatori". Via ai "derby", con il calcio in Dtt.

I DATI

50 milioni
Televisori
In Italia ci sono 50 milioni di televisori in 21 milioni di case; 16 milioni di famiglie pagano il canone Rai mentre gli evasori, secondo stime recenti, sarebbero altri 5 milioni

7 milioni
Abbonati
Tre milioni di italiani sono abbonati a Sky. Tre milioni e 160 mila possono vedere le partite su internet con l'Adsl; 900 mila hanno il decoder per il Dt

67%
Segnale in digitale
Il segnale del digitale terrestre attualmente copre il 67% della popolazione. L'obiettivo di Mediaset è raggiungere l'80% entro il 2005

42 milioni
Diritti Rai
La Rai paga 42 milioni di euro per i diritti in chiaro del campionato. Vuole ridiscutere la cifra perché i suoi programmi (90° minuto per primo) vengono penalizzati

1.556 milioni
Incremento
In 23 anni gli introiti dei diritti tv per le partite di "A" e "B" sono passati dai 3 milioni di euro del triennio '78-'81 ai 1.559 del triennio '02-'05. La "pay tv" è arrivata nel '93

3 euro
Costo a gara
Una partita sul digitale terrestre costa 3 euro (addirittura 2 per le prime 5 su "La7")

LE OFFERTE

Due piattaforme, 17 squadre, nove canali. Queste le offerte dei due "network" che si contendono i diritti sul digitale.

Mediaset
Le squadre: Atalanta, Inter, Juventus, Livorno, Messina, Milan, Roma e Sampdoria.

La tessera: costa 18 euro e permette di vedere 6 partite.

La7
Le squadre: Bologna, Chievo, Brescia, Fiorentina, Cagliari, Lecce, Parma, Palermo e Reggina.

La tessera: costa 10 euro e permette di vedere 5 partite
I canali: La7 dispone di cinque canali. Anche La7 trasmetterà a fine gara i gol delle sue squadre e di quelle Mediaset.

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