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L'altalena dei media

Tra pietismo e xenofobia

Dopo gli incendi mortali di questi giorni i media italiani scoprono le condizioni di vita dei migranti. In Francia ...
31 agosto 2005 - Alessio Di Florio

Due drammi in pochi giorni. Due incendi che hanno spezzato vite, distrutto famiglie, spazzato via sogni. La città di Parigi, finora capitale universale degli innamorati(chi non ha mai sognato una romantica gita sul lungo-senna al chiaror di luna?!), negli ultimi giorni è diventata teatro di drammi dell'emarginazione. Due incendi in due palazzi fatiscenti si sono portati via le vite di oltre venti migranti. Di cui moltissimi bambini in tenerà età. La notizia ha fatto il giro del mondo approdando anche sui media italici. Bambini vittime, famiglie povere ed emarginate ed il "pezzo" da prima pagina è realizzato. Lunghissimi servizi in prima serata sul dramma degli immigrati costretti a vivere in condizioni disumane. Giornalisti conosciuti per il loro aplomb urlare che non si può vivere in quelle condizioni, che è disumano, che bisogna trovare una soluzione. Su tutte le Tv troneggiano politici francesi addolorati e in lacrime che promettono di intervenire, che mai più accadranno cose simili.
I migranti morti, in Francia, sono chiamati sans-papièr, senza documenti. E' il modo nel quale vengono definiti gli immigrati senza documenti in regola. In Italia invece il termine equivalente è clandestini. Quante volte negli ultimi anni abbiamo sentito questa parola? Quante prime pagine, quanti telegiornali sono stati costruiti con questo termine? Tanti, tantissimi. Eppure, presi da incredibile pudore, i giornalisti del Belpaese non ne hanno fatto neanche accenni, neanche sottovoce stavolta all'inflazionata definizione. Nell'esercizio retorico e pietistico di questi giorni la parola clandestino non esiste più. Ora si chiamano immigrati poveri, emarginati, disperati, vittime. Parigi ha addolcito tutti? La distanza dal suolo patrio ha improvvisamente risvegliato i cuori italici?
Mentre scrivo queste righe sta trascorrendo l'ultimo giorno di Agosto dell'anno di grazia 2005. Sono passati quindi un anno e 4 mesi dall'aprile 2004. Vi ricordate Via Adda? Immagino di no, sono passati così tanti grandi fratelli e isole dei famosi che è difficile farlo? Ma qualcuno non ha dimenticato. Non hanno dimenticato i migranti che sono stati sgomberati, non ha dimenticato il comitato antirazzista "Via Adda non si cancella".* Via Adda è una via di Milano. Nonostante le condizioni invivibili e disumane una comunità intera di migranti soggiornava in una palazzina fatiscente al numero 14 della strada. I vicini erano disturbati da questa "imbarazzante" presenza. E allora si rivolsero al comune per chiedere lo sgombero, di spazzar via tutti. I nostri valorosi giornalisti, gli stessi che in questi giorni si esercitano in retorici esercizi di pietismo, si lanciarono come falchi sulla notizia. Ed ecco le prime pagine, i servizi delle tv sui cladestini puzzolenti che mettono a rischio l'igiene della brava gente, che spacciano droga, che rubano, rapinano e sono violenti. Grazie al classico meccanismo mass-mediatico in pochi giorni Via Adda 14 diventa il crocevia di tutto il crimine del Pianeta Terra, i migranti emblemi del male universale. E in una giornata di inizio aprile l'irruzione. In poche ore lo scandalo viene cancellato, la brava gente può tornare a dormire sonni tranquilli, i cattivi non ci sono più. In questi giorni varie volte Via Adda mi è tornata in mente. Davanti ai miei occhi la memoria ha riproposto le immagini di quei giorni, la criminalizzazione dei media, la rabbia, la disperazione dei migranti, lo strazio dello sgombero, immagini tipiche di una deportazione, immagini che sono rimaste simbolo della vergogna per ogni coscienza civile e democratica o, semplicemente, umana. Oggi ci inondano di lacrime dopo le tragedie di Parigi, allora le lacrime le hanno fatte versare. Che cambiamento! Che cambiamento rispetto anche solo a qualche settimana fa quando ci hanno dipinto l'immagine di un'Italia preda di clandestini stupratori, rapinatori, terroristi violenti che volevano mettere a ferro e fuoco l'Italia. Ormai quando avveniva qualsivoglia fatto di cronaca ci inducevano il pensiero "ecco, un altro clandestino criminale, ma li buttino a mare!" prima ancora di ascoltare. Che cambiamento rispetto ad un mese fa quando tutti erano diventati grancassa dell'allarmismo di un attentato imminente, (stra)parlando di cellule terroristiche di Al Qaeda già in Italia, pronte da un momento all'altro a rigare il suolo italiano di sangue. Ogni migrante era quasi sicuramente clandestino, quindi un potenziale terrorista. Oggi no, non più. Oggi è il giorno delle lacrime, è il giorno del pietismo. Per i morti di Parigi.
E allora, valenti signori della prima serata, signori che con poche righe influenzate le opinioni della brava gente italica, abbiate per una volta coraggio vero. Andate fino in fondo alla verità! Ditelo che i morti di Parigi non sono diversi dai migranti italici, che i sans-papièr francesi in Italia li chiamate clandestini. Ditelo che queste inaccettabili condizioni di vita, che queste condizioni di emarginazione sono frutto di mentalità inumane. Ditelo che quelle persone vivono anche alle periferie delle nostre perbeniste città. Ditelo che con l'indifferenza, con i nostri atteggiamenti che qualsiasi vocabolario definisce xenofobi, abbiamo costruito l'emarginazione e l'ingiustizia che portano a queste tragedie. Lunedì scorso a Napoli si è tenuta una manifestazione indetta da varie associazioni. Pochi giorni fa per l'ennesima volta un migrante è stato vittima di furto e violenza. Non può sporgere denuncia perché non gli è consentito dalla legge italiana. Se ci provasse verrebbe espulso dall'Italia perché è sans-papièr, senza documenti in regola, clandestino.
Tutte le mattine migliaia di migranti nel nostro Paese si alzano e non sanno dove saranno la sera. Oggi potrebbero perdere la vita in un cantiere edile dove lavorano senza sicurezza, in nero. Potrebbero essere fermati al ritorno dal lavoro, stanco, con la schiena a pezzi, e spediti in un Cpt per aver lasciato i documenti a casa o "in ritardo"(per i fortunati che ce l'hanno o l'avranno, http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idc=16&idart=3419 ). Potrebbero non trovare più il loro giaciglio, incendiato in una protesta di chi "è stufo dei clandestini e dei terroristi" e allora adopera la biblica legge del taglione. Potrebbero essere picchiati in un raid da ragazzotti dell'estrema destra o della società bene.
Sono notizie che non hanno conquistato i cuori dei giornalisti italici mossi a pietà per i migranti di Francia. Sono notizie che la brava gente, tanto coinvolta nella cronaca criminogena dei media quanto indifferente alle condizioni dei migranti d'Italia, non conosce e non vuol conoscere.
Fra pochi giorni tutto passerà e torneremo a parlare di isole dei famosi, di tronisti, grandi fratelli e piccole sorelline. Il sipario calerà sulla notizia. Torneremo a discutere di probabili attentati, di clandestini criminali, di espulsioni e di misure per terroristi. La coscienza a posto ormai l'abbiamo, le lacrime "francesi" una sciacquatura la garantiscono a tutti. E la testa girerà da altre parti.
"Anche se vi credete assolti siete per sempre coinvolti" Fabrizio Dé Andre

Note:

* Per contattare il comitato "Via Adda non si cancella" viaaddanonsicancella@inventati.org

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