I migranti finiscono in centri di detenzione sovraffollati e gestiti in condizioni disumane

Europa e Italia finanziano nuove telecamere libiche nel "deserto della tratta"

Sistemi di videosorveglianza elettronica, con la cooperazione del programma Ue Eubam, controlleranno 24 ore su 24 la frontiera con la Tunisia dove i migranti vengono detenuti, torturati, venduti e lasciati morire.
10 agosto 2026
Andrea Ceredani (redattore Avvenire)

A partire dai prossimi mesi decine di telecamere ottiche e termiche affolleranno il tratto tripolitano del confine, già militarizzato da anni, tra Libia e Tunisia. Si tratta di circa 200 chilometri tra il valico di Ras Agedir, sul mare, e Al Assah nel deserto, che ogni anno decine di migliaia di persone migranti, la maggior parte provenienti da Paesi dell’Africa sub-sahariana, sono costrette ad attraversare perché vittime di tratta. Lungo quella frontiera vengono, infatti, trascinati moltissimi migranti già intercettati dalle milizie armate in Tunisia o in mare per essere portati nei lager libici, venduti o abbandonati ormai morti – senza degna sepoltura – nel deserto. Adesso i controlli saranno resi ancora più severi dall’installazione di telecamere progettate per controllare il confine 24 ore su 24 e «individuare precocemente le minacce». Ovvero i migranti. A spiegarlo è la stessa Guardia di frontiera di Tripoli che, in un messaggio su Facebook, annuncia l’operazione e precisa la collaborazione al progetto di Eubam, la missione Ue – finanziata anche dall’Italia – che per il triennio 2025-27 sosterrà il governo di Tripoli nella gestione delle frontiere con 52 milioni di euro.

 

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Von der Leyen approva la stretta sui migranti

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