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UNIMONDO Editoriale:

PeaceLink e Unimondo - Il secolo dei giovani

10 novembre 2015 - Laura Tussi

PeaceLink e Unimondo - Il secolo dei giovani

Le giovani generazioni costituiscono l'ago della bilancia dell'evoluzione sociale e politica di tutti i tempi e, in particolare, nel 900, con la Resistenza, il Sessantotto e i movimenti della nuova globalizzazione, si delineano trasformazioni epocali e rivoluzionarie. Il giovane è portatore di novità, di innovative conquiste e sempre attuali rivendicazioni, in quanto simbolo di contestazione, rinnovamento, cambiamento, all'interno di tutte quelle strutture comunitarie, sociali e politiche sclerotizzate e sedimentate in gerontocrazie tradizionali, fondate su dogmi e stereotipi di verità precostituite e superate, che si ripresentano ciclicamente nella Storia, sotto varie forme e modalità istituzionali. La Costituzione Italiana è una conquista giovanile.

La storiografia appare modellata sul ruolo dell'adulto. Il rapporto tra i giovani e la storia è in genere mediato dalle categorie concettuali degli adulti. Testimonianze, documenti, epistolari e archivi sono sempre stati appannaggio degli specialisti, così la prospettiva e il punto di vista dei giovani, come delle donne e dei bambini, è finito con l’essere marginale o di contorno. Si avverte il sentimento della nostalgia negli archivi, nei manuali, nei documenti, negli epistolari e nelle testimonianze. Si presenta il problema di evitare l'esclusione dei vinti, dei marginali, degli emarginati, dei devianti: le donne, l'infanzia e la gioventù vengono discriminati in una marginalità sociale e culturale. Il 900 vede e il ruolo poligenetico della gioventù, delle nuove generazioni.

Nell'800 si spazia dalla Giovane Italia, ai partiti mazziniani, alla Giovane Europa, mentre i giovani attraversano il 900 con resistenze, rifiuti, tensioni e ribellioni, contro le verità precostituite e patriarcali della tradizione sclerotizzata in dogmaticità obsolescenti.. La giovinezza è uno stadio di crescita che presenta riti di ingresso, di passaggio, come sogni emulatori, sollecitazioni educative ed emulative, nella prospettiva di autonomia, indipendenza e novità.

Lo scontro generazionale si verifica tra età diverse con differenti saperi, diverseformae mentis e stili di vita, nel passaggio di consegne del postsessantotto. Il Sessantotto è l'ultima giornata rivoluzionaria del 900, l'anno zero di una nuova epoca di modernità, un “sommovimento profondo”, come canterà Bob Dylan. La generazione non prescinde dal dato cronologico. Secondo Ariés, le generazioni costituiscono la misura del cambiamento nella storia contemporanea. Il rilievo alle generazioni è dato dall'importanza della famiglia nella società, come tra l'800 e il 900, mentre attualmente il ruolo della famiglia è decaduto e le generazioni risultano meno presenti. Secondo Ortega, la storia è un incontro/scontro tra generazioni, in epoche cumulative in cui si stabilisce un rapporto con i padri ed epoche polemiche in cui subentra la contestazione e il rigetto del passato.

Mannheim, nel saggio “Il problema delle generazioni”, tratta della collocazione e del legame generazionale, per cui il tempo giovanile consta nella rappresentazione del tempo prodotta dall'identità giovanile e dall’”unità di generazione”. Il prodotto di questo processo è la socializzazione con intenzioni di base e principi formativi. Secondo Heberle la politica è comunanza di punti di vista, di credenze e desideri. Schacter, con l'espressione “il passato che si perde in lontananza”, identifica meccanismi di codifica e di consolidamento mnestico nel nostro passato e di quello giovanile appunto. Borges denuncia una perdita di senso complessiva per cui “pensare è dimenticare, ma la differenza è astrarre”. Secondo Kern, il tempo e lo spazio subiscono un'accelerazione nel 900 con una velocizzazione del tempo di vita a partire dall'800 tardo. Dalì sottolinea la persistenza della memoria. Halbwachs indica una memoria culturale giovanile con modi di pensare, simboli, riti e dinamiche di gruppo. Serra, con l'esame di coscienza, segnala il processo di ripresentificazione del tempo, per cui le guerre, i conflitti bellici, le rivoluzioni, accellerano la destrutturazione temporale, la rottura con i legami del passato, del presente e del futuro. Gobetti commenta articoli di giovani revisionisti liberali vicini alle idee mazziniane in favore del progresso europeo e della missione italiana. La terza generazione rispecchia l'identità italiana, il fascismo e lo Stato nazione. Secondo Ortega, il Sessantotto italiano è un'epoca polemica nella ricostruzione complessiva dell'esperienza giovanile.

Nel 1984, in base ad una ricerca condotta dallo IARD, risulta nel mondo giovanile una percezione del padre come maggiormente politicizzato. Al contrario l'impegno politico, attualmente, in epoca odierna, crea e determina una distanza dal padre. Le ricerche sociologiche constatano il disagio giovanile in rapporto ed in evoluzione con l'espansione dei consumi giovanili, con la ricerca di una rimozione del passato.

Giovani, guerra e rivoluzioni

La bandiera della pace è il simbolo della “militanza pacifista”, espressione simile ad un'ossimoro per la sua contraddizione implicita, a cui si contrappone un altrove, mostrato dai massmedia, che ci assedia nel tempo. Così subentra il rifiuto della guerra. Questo è il continuum della mentalità popolare, nel rifiuto della guerra, giustamente.

Il 900 vede il nesso tragico tra la giovinezza, la difesa della patria e la formazione virile, con lo stereotipo del giovane guerriero. Secondo Bloch, esistono generazioni corte e lunghe, ossia i giovani che partecipano alla guerra e al dopoguerra. Hobsbawm sostiene che il 900 sia l'età degli estremi, del secolo breve caratterizzato da guerre, genocidi e violenza. Il Vietnam è il simbolo del rifiuto della guerra, della protesta giovanile, dell'epoca della contestazione, per cui il conflitto è inteso in senso infragenerazionale. I giovani di colore nella guerra sono socialmente svantaggiati. Un giornalista definisce come selective service il meccanismo della leva, da cui scaturisce il movimento antimilitarista.

Nelle guerre del 900 si presenta una diffusione di stati e sintomi nevrotici e psicotici nei maschi e casi psichici di crolli mentali. Alcuni articoli del Time riportano notizie sulla scarsa resistenza della psicologia dei giovani con un tracollo massiccio di fronte alle atrocità della guerra e ai postumi traumatici, nonostante le pratiche psicoanalitiche. Evidente in questo senso risulta il film di Kubrick dal titolo Full metaljacket che presenta casi di regressione infantile dei giovani in guerra.

Pavone, nella sua opera sulla resistenza, invita a non appiattire tutte le guerre, a non classificare genericamente le rivoluzioni, le stragi e le esecuzioni, per non scadere in un'inadeguata memoria storica e in un revisionismo spietato. Le generazioni nell'arco della storia si scontrano con i problemi della conflittualità, dell'emarginazione, dell'integrazione sociale, attraverso riti di passaggio che sanciscono i rapporti tra padri e figli e i processi di soggettivazione. Gillis individua la frattura che la modernità ha prodotto nella storia dei giovani. Benjamin connota i giovani come “quel centro da dove nasce il nuovo” per cui tra il 700 e l'800 le giovani generazioni escono dalla marginalità e divengono protagoniste degli eventi, della storia. Secondo Habermas, subentra una frattura fra le identità dell’ io e l'identità e il ruolo del gruppo, per cui i giovani costituiscono un nuovo soggetto storico nei processi collettivi e nell'evoluzione complessiva della società.

Kosellek sostiene che la rivoluzione francese è il tempo nuovo di una società senza padri dove non vi è nulla da imparare dal passato. Il giovane Werther di Goethe rappresenta una seconda nascita all'età adulta in antagonismo con la società dei padri; una seconda nascita che è rivendicazione e rigenerante rigenerazione dell'intera società dominata dalle gerontocrazie politiche. Dal 700 si verifica il conflitto tra generazioni, per cui giovinezza è sinonimo di rivoluzione e il giovane è implicitamente ribelle, in un'endiadi indissolubile di senso rivoluzionario. Della Peruta, nella biografia di Mazzini, individua, nei documenti programmatici della Giovane Italia e della Giovane Europa, gli ideali di libertà, indipendenza e unità, quali obiettivi della giovane generazione italiana.

Il villaggio globale, che presenta interdipendenze economiche e culturali per gli abitanti dell'intero globo, costituisce una dimensione esistenziale giovanile, intenta al cambiamento, al confronto e al dialogo interetnico, interculturale ed intergenerazionale. Revelli analizza la politicizzazione dei giovani negli anni 60 e 70 con il movimento di denazionalizzazione delle masse per la multiforme integrazione del mondo e dell’intero pianeta. La storia dei giovani è un approccio ermeneutico ed interpretativo vicino al costruttivismo, nello spazio dell'esperienza, nell’ orizzonte di senso dell'aspettativa e del desiderio di conoscere. Elias, dal processo di civilizzazione, evidenzia e astrae gli habitus psicologici del concetto di gioventù e di giovani generazioni.

L'adolescente si distingue e si identifica nella famiglia borghese, dopo le rivoluzioni. Lo sviluppo capitalistico vede il giovane soggetto come strumento e fine per il mercato dei consumi di massa. Il giovanilismo viene assimilato all'anticonformismo e all'antiparlamentarismo, come reazione ad un'integrazione sociale e politica incerta. Nel movimento ottocentesco dello Sturm und Drang si sviluppano cenacoli intellettuali di artisti e letterati dove si manifestano contrasti con costante conflitto generazionale.

Con il fascismo e il manifesto del futurismo di Marinetti, Boccioni e Carrà, i giovani, la gioventù sono considerati audaci e attivi per la pulizia del mondo, tramite la guerra, sola igiene del mondo, come in D'Annunzio che, nei suoi poemi, canta i riti e i simboli dei giovani come inno alla giovinezza in una concezione complessiva di un giovanilismo forte e sportivo. Gobetti fonda una nuova rivista “Energie nuove” incoraggiata dall'Unità di Salvemini con studenti, ex combattenti, reduci ed intellettuali. Togliatti nel 1944 denuncia gli errori del fascismo per cui i giovani sarebbero stati lo zimbello di un regime tirannico e antinazionale, che propugna il parallelismo ideologico tra famiglia e nazione.

L'educazione in famiglia consiste nel ritenere perfetto ciò che sussiste, che preesiste, nell'infallibile opinione del padre e dell'organizzazione politica e sociale esistente, in cui i giovani conducevano una vita disagiata con doveri e docilità, nell'ottica di una morale che rifugge tutto ciò che è contraddizione e contestazione di verità precostituite. Infatti come si legge nell'opera “Lettera al padre” di Kafka, il figlio è schiacciato dalla figura autoritaria del padre ed è teso a reagire e a contrapporsi ad esso. Pirandello in “Sei personaggi in cerca d'autore” analizza i sentimenti di distanza e l'incomunicabilità del figlio con la famiglia. La famiglia allargata dei ceti rurali presenta principi e valori di paternalismo, filantropismo e beneficenza.

Il sistema ideologico e culturale della famiglia/nazione risulta collegato idealmente ad un capo, un padre collettivo, come la Sarfatti cita nella biografia mussoliniana, esaltando Mussolini, il padre collettivo, per antonomasia, appunto. Secondo Horkeimer e Fromm, l'autorità paterna risulta interiorizzata e identificata con l'autorità sociale. Cooper, nel saggio “La morte della famiglia” individua ed analizza la critica, da parte dei giovani del 68, contro la famiglia patriarcale, quale forma sociale di non-incontro, come infrastruttura che blocca il dialogo ed il confronto dialettico. Eco individua, nel movimento giovanile del 68, la manifestazione della molteplicità e della complessità, in cui tutti possono prendere parola con il passaggio ad un'esistenza affettiva. Nell'opera di Pasolini “Teorema” del 1968, in una famiglia borghese, arriva un giovane ospite che seduce e possiede tutti, con una sessualità ed una sensualità primitive, giovani, elementari e rivoluzionarie, all'interno degli schemi patriarcali della società preesistente e tradizionalista.

Bachtin individua, tra Medioevo e Rinascimento, un cambiamento antropologico rivoluzionario in cui il corpo grottesco del giovane, dell'individuo, è in un continuo divenire, aperto sul mondo producendo materia vitale, creatrice, fallica che introduce una nuova prospettiva interpretativa del mondo e delle strutture sociali.

Laura Tussi da PeaceLink.it

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