Un gruppo di Pax Christi è stato fermato dalla polizia a Roma
Ieri a Roma, a margine dell'Assemblea nazionale di Pax Christi, un gruppo di aderenti è stati fermato mentre arrivava in piazza San Pietro. Gli attivisti, con lo striscione di Pax Christi dispiegato (vedere foto), si incamminavano per partecipare alla preghiera per la pace convocata da Papa Leone. I poliziotti li hanno visti e hanno negato l'accesso perché all'evento "si andava per pregare, non per fare politica". È stato contestato - oltre allo striscione dell'associazione e a una spilletta per la Palestina - l'abbigliamento: una maglietta di una attivista riportava il testo dell'articolo 11 della Costituzione. Quello che recita: «L'Italia ripudia la guerra». Sul retro c’era anche scritto: chi manda le armi ripudia la pace.
Un gesto di pace ostacolato, una Costituzione "scomoda" e uno striscione che viene fermato per ragioni di ordine pubblico. Questo il quadro di quanto accaduto ieri a Roma quando alcuni attivisti di questa Associazione (una quindicina) sono stati fermati dalle forze di polizia prima di entrare in piazza San Pietro. I membri dell'associazione cattolica pacifista si accingevano a partecipare alla preghiera per la pace indetta da Papa Leone XIV, un evento che ha richiamato fedeli e associazioni per invocare la fine dei conflitti armati in Iran, Ucraina, Libano, Sudan e in altri luoghi del Pianeta.

Invece di poter raggiungere il luogo della preghiera, il gruppo si è ritrovato a dover giustificare il proprio messaggio di pace ai poliziotti che hanno avuto da ridire su quello che hanno percepito come un "intento politico". Secondo quanto raccontato direttamente dai protagonisti alla redazione di PeaceLink, gli agenti – quasi tutti molto giovani – hanno contestato innanzitutto uno striscione dell'associazione Pax Christi.
Ma l'elemento che più ha sorpreso e amareggiato i presenti è stata l’attenzione riservata a una semplice maglietta. Il capo di abbigliamento riportava infatti sul davanti il testo dell'articolo 11 della Costituzione Italiana, uno dei pilastri della nostra Carta Fondamentale: «L'Italia ripudia la guerra».
A rendere il capo "scomodo" agli occhi di poliziotti molto giovani è stato però il retro, dove si leggeva una frase che aggancia l’attualità bellica ai principi costituzionali: «Chi manda le armi ripudia la pace».

L’episodio di censura, di cui non è stato redatto il verbale, è paradossale proprio alla luce del contesto. Le attiviste e gli attivisti dovevano raggiungere il Papa che proprio in quelle ore lanciava un forte monito contro l’escalation bellica, definendo l’ora attuale come un “dramma della storia” e chiedendo ai potenti della Terra di fermarsi.
Mentre il Papa parlava contro «il delirio di onnipotenza che si fa sempre più imprevedibile», è incredibile che un presidio di polizia non si rendesse conto che con la contestazione di quella maglietta veniva messo in discussione proprio il diritto di citare la legge fondamentale dello Stato che è alla base del ripudio della guerra.
Tutto questo ci dice molto sullo stato dei tempi.

Fermare dei cittadini per via dell’articolo 11 significa consegnare ai posteri la fotografia di una deriva: quella di agenti di polizia che forse hanno dimenticato di avere il dovere di difendere la Costituzione, non di metterla a tacere.
Quei giovani agenti, protagonisti di un fermo imbarazzante verso persone miti e pacifiche, forse con troppa distrazione hanno giurato fedeltà alla Costituzione. E forse non l'hanno neppure ben studiata prima di giurare con queste parole di rito:
"Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservare lealmente la Costituzione e le leggi dello Stato, di adempiere ai doveri del mio ufficio nell'interesse dell'amministrazione per il pubblico bene".
Rintracciate quei poliziotti e fate loro un corso accelerato di educazione civica!
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