Per la pace, contro la guerra
Ieri, davanti alla base dell'aeronautica Ramat David, la polizia israeliana ha fermato undici pacifisti che stavano manifestando senza autorizzazione. Il gruppo, in totale, era composto da circa 50 persone che accusavano il governo e l’esercito israeliano di "crimini di guerra" commessi in Libano. La guerra ingiusta. Non si tratta di un gruppo sparuto e isolato. L’avversione per la guerra, in Israele, è in crescita. A Tel Aviv, sabato scorso, un corteo di circa 5mila persone ha attraversato la città chiedendo la fine dei bombardamenti. Contro la guerra in Libano, in questi giorni, si sono tenuti cortei in tutto il mondo. Da Londra a Jakarta, da Casablanca a Bruxelles, fino ad arrivare a Baghdad, dove migliaia di sunniti e di sciiti hanno trovato l’accordo per sfilare insieme, contro l’attacco al Libano, anche se è in corso una guerra in Iraq e se gli stessi che hanno sfilato assieme per le strade della capitale irachena si combattono da mesi. Ma una manifestazione a Tel Aviv ha un altro sapore, anche perché l’aggressione subita da parte degli Hezbollah ha spinto molta gente a ritenere giusta una reazione per garantire la sicurezza d’Israele. Dai balconi molte persone hanno insultato i passanti, non riuscendo a capire come si potesse chiedere la fine di un’operazione che ha lo scopo di rendere sicura la vita di tutti coloro che vivono nel nord del paese. Ma la manifestazione non era indirizzata a negare il sacrosanto diritto d’Israele a vivere in pace, ma voleva sottolineare come non si raggiunge la pace e la sicurezza bombardando un intero paese e finendo per colpire la popolazione civile. E per questo quella manifestazione ha un grande valore. Il coraggio di dire no. Come ha un grande valore la scelta di due piloti dell’aviazione militare israeliana che, domenica scorsa, hanno deliberatamente mancato il bersaglio assegnato loro dal comando. Il rischio di colpire civili innocenti e non se la sono sentita di correre il rischio di uccidere uomini, donne e bambini che con questa guerra non c’entrano nulla. Non sono i primi e non saranno gli ultimi. Yonatan Shapiro, uno che se ne intende, essendo stato per anni un ‘top gun’ dell’esercito israeliano ed essendo stato uno dei primi ‘refusenick’, cioè un militare che si è rifiutato di eseguire ordini contrari alla sua morale, ha spiegato che il dissenso tra i piloti militari è in crescita. Anche qui, come nel caso dei pacifisti, il messaggio è chiaro: nessuno di loro si rifiuta di difendere Israele e tutti sanno che, considerata la storia stessa dello stato ebraico, fare il servizio militare in Israele ha un senso tutto particolare, volto a garantire e tutelare il diritto all’esistenza d’Israele. Ma il concetto che i refusenick esprimono è quello che darebbero la vita per salvare Israele da un’aggressione esterna, tanto quanto sentono di tradire lo spirito stesso della nazione ebraica prestando servizio nei Territori Occupati palestinesi o bombardando il Libano intero. Il momento è difficile e voci storiche della società israeliana, da sempre contrarie alla guerra, hanno ritenuto giusta la reazione d’Israele. Il ritiro dal Libano è avvenuto nel 2000 e nessuno aveva il diritto di entrare in territorio israeliano, uccidere 8 soldati e catturarne altri due. Come nessuno ha il diritto di lanciare razzi su civili indifesi. Ma allo stesso tempo, il messaggio che hanno lanciato i manifestanti di Tel Aviv e i piloti militari è che non si risponde a una ingiustizia con un’altra ingiustizia e che non si può punire un popolo intero per colpa di un gruppo di aggressori.
Articoli correlati
Albert - bollettino pacifista internazionaleIl movimento pacifista tedesco si mobilita contro il riarmo
Sono in preparazione nuove iniziative per la pace e contro il riarmo in Germania. Tre saranno gli eventi principali: le azioni contro la fabbrica di armi Rheinmetall a Berlino, l'Attac - Sommerakademie a Francoforte e il Flaggentag dei Mayors for Peace in oltre 600 città.18 giugno 2026 - Redazione PeaceLink
Intervento della presidente Rossella MiccioAudizione parlamentare di Emergency sulle missioni italiane all'estero
L'organizzazione ha contestato la centralità dello strumento militare nella costruzione della sicurezza, rivendicando un approccio fondato su diplomazia, cooperazione internazionale, aiuti umanitari e sviluppo. Emergency ha denunciato in particolare l'aumento delle spese militari.12 giugno 2026 - Redazione PeaceLink
Una panoramica delle iniziative in corso e futureLa resistenza dei pacifisti nelle Filippine
Il governo filippino, alleato degli Stati Uniti, è accusato di gravi violazioni dei diritti umani. Attivisti, giornalisti e organizzazioni subiscono il red-tagging, che è la pratica di etichettare come "comunisti" i dissidenti per giustificarne la persecuzione, l'arresto o l'uccisione.7 giugno 2026 - Redazione PeaceLink
Un progetto per parlare, agire e lottareÈ nata la Rete del Dissenso
La Rete nasce dall'esigenza di raccogliere e rafforzare un dissenso già ampio e articolato — quello di chi rifiuta la logica del più forte, del riarmo, dell'indifferenza verso i diritti, la natura e il lavoro — e di farlo convergere in una forza comune.6 giugno 2026 - Associazione PeaceLink
sociale.network