Ricomincia l’anno scolastico

Scolasticidio a Gaza: la distruzione sistematica del sapere

Una mostra fotografica itinerante, accompagnata da una piattaforma online, che documenta la distruzione del sistema di istruzione superiore nella Striscia di Gaza
Francesco Iannuzzelli8 settembre 2026

Il sito di Picturing Scholasticide

Un gruppo di ricercatori e studenti dell'Università di Leida, in collaborazione con fotografi e web designer palestinesi, ha concepito un progetto con un nome tanto brutale quanto necessario: Picturing Scholasticide (“fotografare lo scolasticidio”). Nato all'interno della Facoltà di Giurisprudenza di Leida, il progetto consiste di una mostra fotografica itinerante e un sito internet che documentano la distruzione del sistema di istruzione superiore nella Striscia di Gaza durante la guerra iniziata nell'ottobre 2023.

Dal lancio a Leida nel giugno 2025, l'esposizione ha toccato diverse sedi universitarie nei Paesi Bassi (tra cui l'Università di Amsterdam) ed è approdata anche a Sarajevo, dove è rimasta allestita fino a maggio 2026 presso la Facoltà di Filosofia, in un dialogo esplicito tra la memoria del genocidio di Srebrenica e quanto sta accadendo oggi a Gaza.

Cosa si intende per scolasticidio

Il termine "scholasticide" fu coniato dall'accademica di Oxford Karma Nabulsi durante l'offensiva israeliana su Gaza del 2008-2009, per descrivere la distruzione sistematica delle istituzioni educative palestinesi nel quadro più ampio della colonizzazione e dell'occupazione. Negli ultimi due anni il gruppo di studiosi di Scholars Against the War on Palestine ne ha ampliato la definizione, includendo non solo la distruzione fisica di scuole, università, archivi e biblioteche, ma anche l'uccisione, il ferimento, la detenzione e la persecuzione sistematica di docenti, studenti e personale amministrativo, oltre all'assedio e alla chiusura forzata degli istituti.

Non si tratta soltanto di un danno collaterale della guerra, ma di un possibile crimine con una sua autonoma rilevanza legale, oggetto per questo motivo di analisi da parte dei giuristi che hanno concepito il progetto.

La distruzione deliberata di strutture educative è già di per sé un crimine di guerra, in base al Regolamento allegato alla IV Convenzione dell'Aja del 1907 (art. 56). L'ampiezza e la sistematicità della campagna israeliana contro l'intero sistema educativo di Gaza hanno però spinto diversi giuristi a tracciare un collegamento più diretto con il crimine di genocidio.

L'articolo II della Convenzione sul genocidio del 1948 definisce il genocidio come l'uccisione o il causare gravi danni fisici o mentali a membri di un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso. Sebbene il cosiddetto "genocidio culturale", ossia la distruzione volontaria di beni storici, culturali o religiosi, non rientri generalmente nell'ambito della Convenzione, la Corte Internazionale di Giustizia ha stabilito (sentenza sul caso Bosnia-Erzegovina contro Serbia e Montenegro) che una condotta di questo tipo può comunque fornire una prova dell'intento di distruggere fisicamente il gruppo in quanto tale. In questo senso lo scolasticidio può diventare un elemento integrante di un più ampio schema di condotta genocidaria, quando questi atti servono a smantellare sistematicamente proprio le istituzioni che tengono unita la società bersaglio.

I numeri di una distruzione sistematica

Le cifre raccolte da fonti diverse, ONU, UNESCO, ministero dell'Istruzione palestinese e organizzazioni indipendenti restituiscono un quadro coerente. Tutte le dodici università della Striscia di Gaza sono state bombardate, dalla Islamic University of Gaza alla Al-Azhar University, dalla Al-Quds Open University alla Al-Aqsa University. Un rapporto della rete Friends of Palestinian Universities, intitolato proprio "Scholasticide in Gaza", ha calcolato che su 206 edifici universitari censiti, 195 risultano distrutti o gravemente danneggiati, per un danno stimato dall'UNESCO in 373 milioni di dollari dal 2023.

Il costo umano è ancora più pesante. Le stime più recenti parlano di oltre 1.300 studenti universitari e circa 250 tra accademici e personale ucciso, tra cui tre rettori e nove presidi di facoltà. Allargando lo sguardo all'intero sistema scolastico, le Nazioni Unite hanno riportato la morte di oltre 5.000 studenti e centinaia di insegnanti, con circa l'80% delle scuole della Striscia danneggiate o distrutte secondo l'UNICEF, lasciando centinaia di migliaia di bambini e ragazzi senza accesso all'istruzione formale. A questo si aggiunge la perdita di patrimonio culturale e documentario: tra gli edifici colpiti figurano gli Archivi Centrali di Gaza, che custodivano oltre 150 anni di storia, insieme a decine di biblioteche pubbliche e universitarie.

Volti e testimonianze, non solo statistiche

Ciò che distingue Picturing Scholasticide da un semplice bollettino di guerra è la scelta di dare voce diretta a chi ha vissuto questa distruzione. La mostra raccoglie fotografie di autori palestinesi e testimonianze scritte, incluse quelle di insegnanti, ricercatori, personale non docente, studenti di Gaza che non sono sopravvissuti alla guerra.

Il sito accoglie anche contributi esterni: chiunque abbia vissuto o assistito ad attacchi contro l'istruzione in Palestina può inviare la propria storia, in un processo di documentazione che si allarga oltre il lavoro del team accademico originario. Questo lavoro di raccolta segue criteri metodologici accurati: testimonianze e immagini vengono condivise solo con il consenso di chi le fornisce e nel rispetto delle pratiche di ricerca etica, i dettagli personali vengono anonimizzati nei casi più sensibili per tutelare sicurezza e riservatezza delle persone coinvolte, e la selezione delle fonti privilegia materiale verificabile, in linea con standard di accuratezza tipici della ricerca accademica.

Il nodo della ricostruzione

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Il progetto non si limita a documentare il passato recente. Nel luglio 2025 i rettori di tre università della Striscia di Gaza, Al-Aqsa, Al-Azhar-Gaza e la Islamic University of Gaza, hanno pubblicato una lettera aperta alla comunità accademica internazionale in cui rivendicano che, pur con i campus rasi al suolo, le loro università continuano a esistere. Chiedono un sostegno alla ricostruzione che rispetti l'autonomia istituzionale e l'agenzia accademica palestinese, evitando forme di collaborazione che finiscano per sostituirsi a chi quelle istituzioni le ha costruite e continua, nonostante tutto, a tenerle in vita. È una rivendicazione che il team di Picturing Scholasticide riprende esplicitamente: la mostra non vuole essere solo commemorazione, ma anche strumento di sostegno alla ricostruzione futura del sistema educativo palestinese.

Il valore del progetto di Leida sta proprio nel tenere insieme questi tre aspetti: la documentazione visiva e testimoniale, l'analisi giuridica della distruzione come possibile crimine internazionale, e la solidarietà accademica concreta con chi continua a insegnare e studiare sotto assedio. In un momento in cui la libertà accademica è sotto pressione crescente anche altrove, il messaggio che arriva da Gaza attraverso queste fotografie non riguarda soltanto la sorte di dodici università in una striscia di terra assediata, ma la domanda più generale su cosa significhi, oggi, difendere il diritto a conoscere, insegnare e ricordare.

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