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Niente di nuovo sul menù elettorale italiano

23 gennaio 2013 - Mark Duff
Fonte: BBC News - 10 gennaio 2013

Quando gli Italiani voteranno il 24/25 Febbraio saranno una tra le popolazioni più vecchie del mondo a dover scegliere tra dei candidati politici parimenti anziani. Saranno in grado di far fronte alla difficile situazione del Paese?

Silvio Berlusconi con il suo delfino Angelino Alfano

L’elezione sarebbe l’occasione giusta per una ventata d’aria fresca, dopo che la tempesta finanziaria globale del 2008 ha svelato la sclerosi economica e politica del paese.

Uno studio dell’Università Bocconi di Milano ha riscontrato che l’età media dei legislatori Italiani si aggira intorno ai 54 anni – in aumento rispetto ai 49 della metà degli anni ‘70. Solo la Francia, tra le maggiori democrazie Europee, ha rappresentanti più anziani.

Beppe Grillo – autoproclamatosi l’anticristo della politica Italiana – dice con tipiche parole dissacranti : “Sono stati presi in contropiede; stanno pianificando un futuro che non vedranno mai”.

Ci sono dei giovani che sembrano più vecchi della loro età e uomini e donne più anziani che invece hanno una mentalità ancora giovane e aperta a nuovi modi di pensare.

Il rovescio della medaglia è che i giovani italiani sono decisamente poco rappresentati. Pier Luigi Bersani, ex comunista, leader del partito politico più grande d’Italia, il Partito Democratico (PD), in testa nella corsa elettorale, è a 61 anni il ‘bambino’ di questa banda gerontocratica.

Silvio Berlusconi, leader del partito del centro-destra, Il Popolo della Libertà, ha 76 anni e, nonostante la chirurgia plastica, inizia a mostrare i suoi anni.

Il centrista Mario Monti, con la testa ancora stordita dagli applausi ricevuti per aver salvato l’Italia da un destino peggiore di quello della Grecia, compie 70 anni a Marzo.

Il trionfo dell’Apparatchik

Solo pochi mesi fa la gerontocrazia sembrava seriamente intenzionata a cedere il passo alle nuove generazioni e per un pò si credeva che l’impertinente di turno fosse pronto a fare il salto.

Matteo Renzi, sindaco di Firenze, fu descritto come il potenziale Tony Blair Italiano. Sfacciatamente ambizioso ma calmo, acuto, telegenico e, a 37 anni, indubbiamente giovanile.

Il vecchio apparatchik Bersani però lo ha battuto di gran lunga nella corsa alla guida del PD, lasciando il giovane pretendente a far la figura dell’indesiderato regalo di Natale: un cucciolo abbandonato fuori tra la spazzatura.

Non è a caso che il Signor Berlusconi abbia voluto gettarsi nella mischia politica, benchè in precedenza avesse accennato al fatto che anche lui era pronto a passare la mano a qualcuno più giovane.

"L’errore più grande di Renzi è stato credere di poter arrivare al potere giocandosi la carta dell’età" ha commentato Massimo Franco del Corriere della Sera. "Ci sono giovani che sembrano più vecchi della loro età e uomini e donne che invece hanno una mentalità giovane e aperta a nuovi modi di pensare", dice Franco. Cita il caso del più recente legittimo erede di Berlusconi, Angelino Alfano. Alfano ha solo 42 anni ma sembra vecchio e pensa da vecchio. Mario Monti, invece, che potrebbe essere un settuagenario in erba è sempre fedele a sè stesso e sempre pronto ad accogliere nuove idee. (La questione dei capelli fa la sua parte, ovviamente, in questo paese vanitosissimo: Alfano sta già diventando calvo mentre Monti sfoggia un’illustre zazzera di capelli grigi.)

Impulso conservatore

Il Professor Ferrara è Professore Ordinario di Politiche Sociali presso l’Università di Milano. I politici di oggi, dichiara, sono il prodotto degli anni del dopoguerra quando i partiti di qualsiasi credo politico puntavano lo sguardo ai modelli autocratici: la Sinistra all’ Unione Sovietica e il centrodestra al Vaticano.

“Non ci sono papi giovani

“Non ci sono papi giovani,” dichiara. “Questa è una cultura – da entrambe le parti – che premia l’età, l’infinita dedizione e la lealtà.”

Aggiungeteci anche il persistere di una cultura familiare tradizionale e patriarcale, spiega il Prof. Ferrera, unito a un sistema pensionistico che inghiotte enormi somme di denaro che potrebbero invece essere utilizzate per promuovere la mobilità sociale, e si finisce con una società nella quale i giovani dipendono dai più anziani dalla culla fino quasi alla tomba. “Tutto dipende da chi conosci, non da quello che sai, dice. “Il conservatorismo è strettamente legato alla politica e la gerontocrazia ne è il risultato finale.”

Franco lo definisce “il peccato originale dell’Italia” – l’origine del conformismo e la mancanza di dinamismo che soffocano quanto di meglio l’Italia ha da offrire e lasciano il potere in mano agli anziani. La generazione perduta Italiana – i 24/40enni che hanno una minima speranza di avere una casa loro o un lavoro decente – potrebbe però prendersi la rivincita.

Beppe Grillo – lui stesso non più un giovanotto a 64 anni ma pieno di idee per una democrazia guidata dai cittadini – sta aspettando in sordina il suo turno, pronto ad approffittare di una probabile protesta di dimensioni senza precedenti.

In alternativa, i delusi potrebbero addirittura non scomodarsi a votare.

Tradotto da Marika Romano per PeaceLink . Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte (PeaceLink) e l'autore della traduzione.
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