Paolo Sabbetta chiede asilo politico in Grecia e in Egitto. Nel Cairo esprime la volontà di poter lavorare come tecnico agrario, ma va incontro ad ostacoli insormontabili.
18 febbraio 2009
Mirella Belsanti
Fonte: Memoriale
Sabbetta dopo le ostilità affrontate in Italia si reca in Germania dove lavora come addetto alla coltivazione di fiori ma vi resta solo tre mesi avendo il visto turistico. Rientrato in Italia a seguito della morte del padre nel 1960 riparte per la Grecia ad Atene chiede asilo politico ma non gli viene concesso. Si reca in Egitto nel Cairo e anche qui chiede asilo politico ma nel contempo fa richiesta per l’ottenimento di un lavoro, inviando raccomandate, alle autorità competenti (ambasciate varie) con lo scopo di poter tornare ad espletare l’attività professionale di agronomo in Africa (Libia ,Somalia) l’asilo politico non gli viene concesso e neppure la promessa di lavorare come tecnico agrario in Libia viene mantenuta. Ormai di fronte ad un muro comprende che le autorità gli impongono un rimpatrio coatto.
Diario. Sabbetta riceve quanto meno la disponibilità del Dott. Muller capo della CICR il quale con esasperata irritazione gli promette un ultimo tentativo all'Ambasciata italiana (8° Asilo politico)
Diario Sabbetta è in contatto con diversi personaggi istituzionali ma incontra ostacoli insormontabili per l'ottenimento di un lavoro anche presso la Italconsult che ha necessità di tecnici agrari. (8° Asilo politico)
I manifestanti solleciteranno i parlamentari a votare la mozione, presentata il 7 aprile scorso dai deputati di L’Alternativa C’è, chiedendo al governo Draghi di concedere a Assange l’asilo politico in Italia.
Il 12 ottobre 2010 è stato inaugurato presso l'I.T.C. "P. Giannone" di Foggia il Museo intitolato a Paolo Sabbetta che è aperto al pubblico previo appuntamento on-line con la referente Mirella Belsanti info: bmire@libero.it
Nei giorni scorsi abbiamo realizzato un'esperienza toccante: in classe sono state lette alcune lettere dei condannati a morte della Resistenza italiana. E dato che avevamo a disposizione un computer collegato a Internet e una grande lavagna digitale, abbiamo smanettato su un blog e inserito sul web le lettere dei condannati a morte, a disposizione di tutti
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