Vendola: "No al rigassificatore di Taranto". Il Comitato: "Svolta positiva"
Il Presidente Vendola ha messo in discussione anche l'impianto di rigassificazione di Taranto dopo le vicende giudiziarie di Brindisi. Potrebbe essere questa la logica conseguenza dello stop impresso al Piano energetico della Puglia, ieri sera nel corso della riunione della giunta regionale. Secondo Vendola "la Puglia è pronta a fare marcia indietro anche sul rigassificatore di Taranto" (si veda la nota 1). L´obiettivo è di riaprire la partita dei rigassificatori. Nel piano energetico, la giunta Vendola aveva confermato la disponibilità della Puglia ad ospitare un solo impianto di rigassificazione a condizione che fossero rispettate le prerogative locali e quindi vi fosse una regolare procedura di valutazione di impatto ambientale. La questione morale di Brindisi non ha ancora perso la sua carica di attualità: l'esigenza di un radicale rinnovamento della classe dirigente, di una riaffermazione dell'idea della politica come perseguimento dell'interesse generale e della trasparenza democratica emerge in tutta la sua evidenza. Per decenni di storia tarantina, controllare la politica ha significato controllare direttamente o indirettamente il potere economico della città a discapito dell?ambiente. Stiamo uscendo dal tunnel chiedendo di applicare la legge e questo grazie ai cittadini che chiedono verità e giustizia. La democrazia deve avere l?obiettivo di far contare sempre di più il popolo nelle scelte che lo interessano. Il comitato del NO al rigassificatore di Taranto apprezza il Presidente Vendola e plaude a queste ultime sue prese di posizione. Esse si inquadrano all'interno di un discorso più ampio iniziato dal Comitato contro il rigassificatore che chiede l'immediato annullamento del NOF (Nulla Osta di Fattibilità) relativo al rigassificatore di Taranto data la mancata applicazione dell'articolo 23 della Seveso II che prevede la partecipazione della società civile quando sono previsti nuovi insediamenti di stabilimenti a rischio di incidente rilevante. Questa anomalia rende evidente che le pressioni per far passare il rigassificatore a Taranto sono preoccupanti. Taranto e Brindisi sono entrambe città toccate dalla questione morale. Ed entrambe sono legate da un pericoloso elemento comune: il rigassificatore. Bersani aveva scelto Taranto per il rigassificatore parlando a Ballarò il 28 febbraio 2006. Rivolto a Gasparri disse in diretta televisiva: "Voi non lo avete voluto a Brindisi, noi lo vogliamo fare a Taranto". Da allora la posizione locale dei DS cambiò e da contraria al rigassificatore (perché comprometterebbe lo sviluppo del porto) divenne possibilista. Infatti nel 2002 i DS tarantini avevano votato contro un precedente progetto di rigassificatore in consiglio comunale, all'unanimità con gli altri partiti. Questi mutamenti di orientamento sono stati all'origine di preoccupanti distorsioni della vita politica cittadina, tanto che le uniche due interrogazioni parlamentari sul rigassificatore di Taranto sono state presentate da due parlamentari non di Taranto (precisamente uno di Venezia e uno di Napoli). Le ragioni per fare a Taranto un rigassificatore erano semplici: si contava su una minore reattività della popolazione con la complicità delle forze politiche ingaggiate nel progetto. Eppure - oltre alla collocazione rischiosa e controproducente nel porto di Taranto - era proprio il progetto a non risultare convincente. In Italia infatti sono stati proposti 15 rigassificatori per un'importazione stimata di 100 miliardi di metri cubi annui di gas metano liquefatto tramite navi gasiere. In tutto il mondo l'esportazione di gas liquefatto è di 188 miliardi di meri cubi. Quindi l'Italia si proporrebbe come importatrice del 53% di tutto il gas metano liquefatto mondiale attuale. E' assolutamente evidente che la proposta di 15 rigassificatori (tanti se ne sono segnalati al governo), e fra questi quello di Taranto, appare viziata da gigantismo se si considera ad esempio che attualmente negli Stati Uniti ci sono solo 4 rigassificatori. La scelta di Bersani di fare dell'Italia un "hub"(ossia un punto di snodo della fornitura energetica dell'intera Europa) nulla ha a che fare con l'autosufficienza energetica della nostra nazione e appare invece un progetto in cui la politica diventa piattaforma per gli affari. Facendo eccezione per il Giappone, che è caratterizzato da una posizione geostrategica e geopolitica molto particolare (è un'isola in un contesto asiatico), la situazione dei rigassificatori a livello mondiale non giustifica il gigantismo di Bersani. Ecco chi ha oggi i rigassificatori: totale 46 nel mondo, di cui - 26 in Giappone - 4 negli Usa - 4 in Spagna - 3 Corea del Sud - 2 in Francia - 1 Italia, Belgio, Taiwan, Rep.Dominicana, Portogallo, Grecia, Portorico, Turchia. (fonte dati: ENI) Perché allora 15 progetti di rigassificatori nella sola Italia? L'emergenza gas è stata creata ad arte in Italia mediante una campagna mediatica compiacente. L'Eni sta infatti costruendo - fra la crescente ostilità delle popolazioni locali - due giganteschi impianti di liquefazione in Nigeria. Essi, quando andranno a regime, produrranno tanto gas liquefatto da richiedere "tanti" rigassificatori in Italia. Per far accettare questo è stata lanciata ad arte una campagna mediatica sulla "penuria" di gas in Italia. Una campagna tanto sensazionalistica quanto infondata, visto che siamo ben collegati ai metanodotti e che in futuro se ne realizzeranno di nuovi incrementando la fornitura di gas nella nostra nazione. Pertanto la presunta "emergenza energia" non è la molla dei rigassificatori. C'è di mezzo invece un grande affare. Per onorare il maxicontratto di gas liquefatto con la Nigeria una parte del governo italiano sta quindi premendo l'acceleratore sui rigassificatori, sta "dimenticando" i tecnici ENI rapiti in Nigeria e sta minimizzando i rischi connessi agli impianti collocati spesso in aree già ad alto rischio. Le perplessità sull'affare rigassificatori ormai sono diventare di dominio pubblico e l'insofferenza di Vendola ne è la spia eloquente. Bersani è entrato in rotta di collisione con Vendola ignorando, dopo lo scandalo di Brindisi, la questione delle forzature a cui sono sottoposte le popolazioni. Il presidente della Regione Puglia in questi mesi è stato tenuto sottoposto ad un crescendo di sollecitazioni da parte dei cittadini di Taranto dove è in corso una raccolta di migliaia di firme contro un impianto che sorgerebbe a 775 metri dalle cisterne dell'Agip: una vera follia. Il momento delle scelte era ormai nell'aria. La vicenda del rigassificatore di Brindisi aveva sollevato la puzza delle tangenti. E ora Vendola ha detto finalmente "no" al rigassificatore di Taranto. Stefano De Pace Alessandro Marescotti Comitato contro il rigassificatore di Taranto
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Gassificatori, Governo e Regione verso la rottura
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