Diossina ILVA: «Aspettiamo i dati del Cnr»
In ritardo, rispetto agli annunci, i commenti ufficiali e le spiegazioni al più vasto pubblico dei dati raccolti dopo il campionamento dei fumi dell’impianto di agglomerazione dell’Ilva, maggiormente responsabile delle emissioni ed immissioni di diossina nell’aria. I primi monitoraggi dei livelli di emissione di diossina - come si ricorderà - sono stati realizzati il 12, 14 e 16 giugno scorsi. Dopo qualche settimana, l’Arpa (Agenzia regionale di protezione ambientale), anche sulla spinta dell’allarme lanciato dall’associazione ecopacifista Peacelink sulla scorta di alcuni rilievi fotografici che facevano ipotizzare una riduzione delle emissioni nel corso dei campionamenti, aveva reso noto - sia pure per gli addetti ai lavori - i primi dati campionati.
Confermando sostanzialmente le perplessità di chi puntava il dito contro la divergenza tra i limiti fissati dalla norma italiana e quelli previsti a livello comunitario, recepiti ed applicati in Friuli Venezia Giulia. Divergenza di limiti che faceva sì che, sulla base dei primi dati conosciuti, l’Ilva potesse considerarsi abbondantemente a norma in Italia ma «fuori legge», da chiudere in Friuli. Agli inizi del mese, in occasione della firma alla convenzione triennale con cui la Provincia di Taranto si è impegnata a mettere in campo 1.734.750,00 euro per potenziare strutture e mezzi finalizzati al monitoraggio ambientale, era stato lo stesso direttore generale dell’Arpa, Giorgio Assennato, ad ammettere che il problema è la sostanziale divergenza tra normative. E ad assicurare che, nel giro di qualche giorno, quei dati sarebbero stati finalmente chiariti. Ma i tanto attesi chiarimenti ancora non sono arrivati.
«Ad oggi, non ci risulta il Cnr abbia ancora comunicato all’Ilva i dati rilevati. Noi stessi attendiamo ancora il risultato di ulteriori analisi effettate. Prima di qualsiasi ulteriore passaggio, noi abbiamo bisogno di confrontare i nostri dati con i loro. Inoltre, quei dati, prima di essere resi noti pubblicamente, andranno spiegati al presidente della Regione Puglia», ha dichiarato ieri il professor Assennato. L’ultimo Atto d’intesa tra Regione, Ilva e Provincia sul monitoraggio della diossina aveva previsto un campionamento parallelo: quello dell’Agenzia regionale d’intesa con l’Istituto nazionale di chimica ambientale da una parte e, dall’altra, quelli dell’Ilva che si è avvalsa del Cnr, più nello specifico dell’Istituto inquinamento atmosferico. Pressati dai giornalisti, in fase di presentazione della campagna di misurazione della diossina, Ilva ed Arpa avevano per la verità annunciato che i primi dati saranno resi noti pubblicamente a fine luglio.
«Il problema essenziale - conferma anche oggi Assennato - rimane quello della divergenza nella normativa esistente». Intanto, i Comitati per l’ambiente di alcuni paesi del Tarantino considerano troppo pochi quei cento controlli (in tre anni) previsti dalla convenzione firmata all’inizio del mese in Provincia considerato il gran numero di discariche esistenti. Non solo. Stigmatizzano che l’intesa prevede controlli sull’inquinamento acustico ma dimentica il problema elettrosmog nonostante il proliferare di antenne della telefonia mobile. «Siamo in attesa di conoscere nel dettaglio il primo programma annuale di monitoraggio ambientale che l’Arpa presenterà in questi giorni», aggiungono.
Programma annuale - avverte Assennato - «che ancora non è stato possibile stilare a causa della mole di lavoro enorme di questi giorni».
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