Diossina: il Comune di Taranto incalzerà la Regione
che ricalchi quello del Friuli-Venezia Giulia che abbassa ulteriormente il limite delle emissioni
Il Comune di Taranto incalzerà la Regione Puglia affinchè adotti una legge regionale sulla falsa riga di quella approvata dalla Regione Friuli-Venezia Giulia che abbassa ulteriormente i limiti per l’emissione di diossina. Lo ha affermato venerdì sera l’assessore comunale all’Ambiente, Bruno Pastore, nel corso dell’incontro-dibattito promosso dall’associazione TarantoViva sul tema "La questione ambientale e il ruolo delle Associazioni. Prospettive di cambiamento reale". Un pressing, quello del Comune, ribadito dal sindaco Stefàno che ieri mattina ha incontrato una delegazione dell’associazione composta da Girolamo Albano (Presidente), Roberto Petrachi (vicepresidente), Maria Giovanna Bolognini (segretario) Stefano De Pace, Mario Collura e il prof. Roberto De Giorgi.
L’ambiente, dunque, un tema di scottante attualità che ha visto impegnati in un serrato e interessante dibattito oltre ai rappresentanti di TarantoViva il prof. Giorgio Assenanto, direttore di Arpa Puglia, l’assessore comunale alla Sanità, Bruno Pastore, Roberto De Giorgi di Rete jonica per l’ambiente, l’ing. Biagio De Marzo e il dott. Angelo Palomba, il collega Michele Tursi e la prof.ssa Lunetta Franco di Legambiente. Che ci sia l’esigenza, in ordina alle tematiche ambientali, di ripartire dal recupero di una alta moralità pubblica, da amministratori che perseguano il bene pubblico e non il personale profitto, è emerso chiaro dall’intervento introdutivo di Girolamo Albano e Mario Collura di TarantoViva i quali hanno sottolineato che da parte delle aziende e dall’Ilva in particolare «si deve ottenere una crescita del senso civico».
Albano e Collura hanno poi evidenziato come nel momento in cui in altre parti del mondo l’industria pesante ed a modesto contenuto tecnologico, maggiormente inquinante sta abbandonando l’Europa e subisce la delocalizzazione nel terzo mondo in via di industrializzazione, «a Taranto, nella maggiore acciaieria d’Europa vengono concentrate attività sospese altrove in Italia, le emissioni inquinanti crescono anzichè diminuire, i parchi minerali non vengono coperti e ci si chiede quanta altra diossina, metalli pesanti ed anidride carbonica debbano ancora essere emessi.
Siamo venuti a conoscenza del fatto - hanno aggiunto i due esponenti di TarantoViva - che l’Ilva emette 93 grammi di diossina all’anno sui 103 grammi emessi in tutta Italia (dati desunti dal database Ines Eper 2005). Sono stati effettuati in giugno controlli sulle emissioni di diossina dall’Arpa Puglia. In attesa di conoscere la situazione di fatto, ci siamo fatti l’idea che la sola Ilva abbia in 40 anni disperso in atmosfera più o meno la stessa quantità di diossina che fuoriuscì dagli impianti della Icmesa di Seveso nel 1978». Solo che «all’epoca dei fatti vennero enfatizzati gli effetti della tossicità acuta legata alla diffusione di diossina» quindi di conseguenza «venne bonificata l’area contaminata e stoccati in un sarcofago terreni superficiali e macchine», mentre a Taranto «non si pone la questione della tossicità acuta. Ma ci chiediamo se i circa 4 chili di diossina sparati in atmosfera dalla sola Ilva in 40 anni di attività, entrati nelle vie aeree e nel ciclo alimentare, non rappresentino una evidente causa per l’incremento di tumori e patologie respiratorie registrati a Taranto».
Ragion per cui gli esponenti dell’associazione TarantoViva sono dell’opinione che bisogna chiedere con forza norme regionali o addirittura nazionali «che riducano i livelli consentiti di emissioni di diossina da parte delle acciaierie allineandoli a quelli vigenti in Europa. D’altra parte l’entusiasmo, l’amore per la città, il desiderio di autotutela e di partecipazione diretta da parte della cosiddetta cittadinanza attiva - hanno concluso Albano e Collura - devono essere considerati un valore aggiunto su cui fare affidamento e leva nell’evoluzione e nel progresso della comunità e quindi una risorsa utilissima».
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