Fabbrica e città: Dialogo da riaprire
Nel finale di trama, disegnato l’altro giorno dall’inchiesta fra i ragazzi dell’Ilva, l’intreccio si sgrana dipanando interrogativi inquietanti più delle morti bianche, più del solco fra uomo e fabbrica, più del “ricatto occupazionale”, più del nero che colora la paura e della polvere che disegna, dentro e fuori la fabbrica, “paesaggi lunari”, non solo dal punto di vista ambientale. Della diffidenza dei giovani operai si è detto. Verso gli organi di informazione e verso la città. La città degli occhi chiusi, la città che non parla, che guarda altrove, che fa finta di niente, che pensa di cavarsela immaginando un buco nero, oltre il “nero ” del quartiere Tamburi. La città che deve sapere e riflettere: ogni giorno, e non solo sotto la spinta emotiva di titoli ad effetto.
Non si può morire per mille euro al mese o poco più, certo.
Ma i sindacati e la politica tarantina dove sono? Possono pensare ancora di sanare il conflitto con i comunicati stampa post mortem dopo il “solito” incidente in fabbrica? O con il risiko delle tessere d’iscrizione o della tombola delle adesioni agli scioperi? Possono sperare ancora che il toccasana sia nel senso di appartenenza alla sezione di partito? Quel passato non torna.
C’è stato addirittura uno scontro generazionale all’Ilva, era la fine degli anni ’90, tra padri e figli. I primi ancorati con ostinazione, e fino all’estinzione, al vecchio, combattivo, modello di relazioni sindacali. I secondi sempre più prossimi al crinale dell’indifferenza dove sono finiti gran parte dei rapporti tra proprietà e lavoratori. Si è così lasciata l’iniziativa al drammatico “altrove”, fatto di silenzi e di rifiuti, in cui si sono rifugiati i ragazzi dell’Ilva.
A politica e sindacati tocca il compito di guardare in faccia i giovani operai, di cercare i loro volti, le loro voci, i loro occhi, le loro parole. A politica e sindacati tocca andare controcorrente per riavvicinare fabbrica, lavoratori e città nel segno della sicurezza (e del rispetto dell’ambiente). Attraverso un riconoscimento vero, effettivo, non formale, delle posizioni reciproche. Qui non ci sono intese da sottoscrivere, ma vertenze da sanare. Attraverso uno scatto di fantasia e un orgoglio persi difendendo, negli ultimi decenni, “rendite di posizione”. Sul piatto del negoziato deve giocare un ruolo fondamentale la paura e il desiderio di non perdere una generazione. Lo chiedono i vivi, ma soprattutto i morti.
Lo chiede quell’arcobaleno, che costeggiando lo stabilimento, vedi salire ogni mattina dai parchi minerali irrorati d’acqua. “Quell’arcobaleno – hanno spiegato i ragazzi dell’Ilva lasciandoci e citando la poesia di un loro compagno - è l’alito, la brezza, il respiro, di chi non c’è più”. Una divinità forse. Alla quale smettere di offrire sacrifici.
Articoli correlati
La prima udienza del nuovo processo di Potenza è stata fissata per il 21 aprile 2026Vendola rinviato a giudizio nel processo "Ambiente Svenduto" bis sull'ILVA
Il giudice per le udienze preliminari di Potenza, Francesco Valente, ha accolto le richieste dell'accusa disponendo il rinvio a giudizio di 21 imputati coinvolti nel processo "Ambiente Svenduto". L'accusa è di disastro ambientale tra il 1995 e il 2012 prodotto dall'ILVA di Taranto.6 febbraio 2026 - Redazione PeaceLink
Quello che rivendichiamo con questo ricorso è il coraggio intellettuale della veritàPrima udienza al TAR di Lecce sull'AIA dell'ILVA: confermata la plausibilità del ricorso
Hanno preferito rimanere in silenzio, senza intervenire in questo ricorso, i Comuni di Taranto e Statte, la Provincia di Taranto e la Regione Puglia. Soltanto il Codacons, con i suoi Avvocati, ha deciso di costituirsi appoggiando le nostre ragioni.28 gennaio 2026 - Direttivo PeaceLink
Il comunicato dell'associazione Genitori TarantiniAl TAR di Lecce la prima udienza contro l’AIA di Acciaierie d’Italia
Il prossimo 27 gennaio sarà celebrata la prima udienza relativa al ricorso contro l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) che consente di utilizzare il carbone per altri 12 anni nello stabilimento ILVA.24 gennaio 2026 - Redazione PeaceLink
I fondi resteranno a disposizione della causa fino all’ultimo grado di giudizioAggiornamento del ricorso al TAR della città contro l'AIA di Acciaierie d'Italia
Le somme raccolte ad oggi per sostenere il ricorso hanno raggiunto complessivamente i 31.840 euro. Le spese fino ad ora affrontate ammontano a 650 euro per il contributo di iscrizione al TAR di Lecce. In ragione di questa uscita, il totale ad oggi custodito è di 31.190 euro.22 gennaio 2026 - Associazione PeaceLink
Sociale.network