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ARPA Puglia ha richiesto, in proposito, una specifica integrazione dell’Atto di Intesa

Tavolo tecnico di monitoraggio all'Ilva, il parere di Arpa

Il 9 ottobre 2007 si è tenuta presso la Prefettura di Taranto la riunione del Tavolo Tecnico di Monitoraggio sull’Atto di Intesa, datato 23/10/2006, avente per oggetto il miglioramento dell’impatto ambientale dello stabilimento ILVA di Taranto
15 ottobre 2007
ARPA PUGLIA

ILVA di Taranto Con riferimento all’argomento di cui all’oggetto, in particolare per gli aspetti richiamati nella Comunicazione della Società ILVA S.p.A. del 30 luglio 2007, rif. DIR/61, pervenuta presso la Direzione Generale dell’ARPA PUGLIA il 22 agosto 2007 ed iscritta al Protocollo n. 16347 del 23 agosto 2007 con cui l’ILVA S.p.A. presenta “il risultato di uno specifico programma di attività, aggiuntive, per l’identificazione delle principali sorgenti emissive di polveri pesanti e l’adozione di sistemi protettivi dall’azione del vento sui cumuli dei parchi materie prime, con il relativo cronoprogramma attuativo”; considerato, in particolare, l’intervento previsto relativo alla “realizzazione di una barriera frangivento, lunga circa 1.600 metri e alta 21 metri, sul tratto interno allo stabilimento confinante con la S.P. per Statte e la S.S. per Grottaglie”, ed in merito, i risultati dello “Studio di impatto atmosferico dei parchi materie prime dello stabilimento ILVA di Taranto”, redatto dal CNR-IIA di Roma, nonchè i pareri già espressi dagli esperti nominati dal Comune di Taranto e dalla Provincia di Taranto nell’ambito della “Consulenza tecnica relativa alle problematiche ambientali dello stabilimento siderurgico ILVA di Taranto”.

Premesso che:

» i fenomeni fisici fondamentali all’origine della emissione di polveri da materiali polverulenti disposti in cumuli all’aperto, sono la polverizzazione della superficie del materiale per effetto di azioni meccaniche superficiali, con conseguente liberazione, trasporto e diffusione in atmosfera delle frazioni più fini di materiale ad opera del trascinamento esercitato dalle masse d’aria;
» il fenomeno della diffusione di polveri da materiali polverulenti disposti in cumuli all’aperto, non si origina soltanto per l’azione erosiva compiuta dalle correnti eoliche sui cumuli a riposo, ma anche e più intensamente in tutte le fasi in cui i materiali vengono disturbati da azioni meccaniche;
» in linea di principio, la riduzione ed il contenimento della diffusione di polveri materiali polverulenti disposti in cumuli all’aperto, che trova la sua genesi nell’azione di erosione e trascinamento del vento sulle frazioni dimensionali sensibili, si persegue con le migliori tecnologie disponibili e pratiche di lavoro, impedendo che le correnti d’aria possano esercitare la loro azione sulle sorgenti potenziali o limitando l’azione delle stesse.

Tutto ciò premesso si precisa quanto segue:

» individuata la direzione critica delle correnti eoliche, una barriera frangivento, “a protezione dall’azione del vento”, dovrebbe anteporsi ai cumuli e non seguirli nella direzione di propagazione delle correnti stesse;
» appare più opportuno identificare il muro di cinta di prevista realizzazione non già come “barriera frangivento” piuttosto come “barriera di intercettazione e/o contenimento” atteso che la funzione del manufatto di che trattasi, non può essere quella propria di una barriera frangivento rispetto alla direzione nord-occidentale delle correnti eoliche critiche per le aree residenziali sud-orientali esposte all’impatto delle polveri emesse dal parco minerali e fossili;
» il muro di cinta ha pertanto la stessa funzione oggi assolta dall’attuale recinzione, per quanto possa la stessa risultare insufficiente e pertanto bisognosa di potenziamento, nonché dalle attuali “colline artificiali” per quanto anche le stesse necessitino di interventi migliorativi;
» la funzione del muro di cinta, considerato il rapporto tra altezza e sviluppo lineare dell’area, non può essere quella di attenuare sensibilmente gli effetti delle correnti eoliche nord-occidentali, se non limitatamente alle aree prossime al manufatto come evidenziato dalle simulazioni del CNR-IIA, inducendo in tal senso una limitata se non trascurabile influenza sulle emissioni di polveri;
» con riferimento ai venti di direzione nord-occidentale, cioè quelli che favorirebbero l’emissione di polveri dai cumuli disposti a parco e la diffusione delle stesse nella direzione delle aree residenziali sottovento, il muro di cinta può prevalentemente migliorare l’intercettazione delle frazioni emesse più pesanti rispetto alla configurazione attuale;
» solo le frazioni più pesanti, cioè quelle il cui moto in aria è controllato soprattutto dalla forza di gravità, possono essere sensibilmente suscettibili di intercettazione attraverso strutture di barrieramento. Le frazioni più fini, non risentendo del richiamo gravitazionale permangono a lungo nell’atmosfera sottoposte agli effetti delle correnti turbolente che possono comportare fluttuazioni verticali di notevole entità.

Alla luce di quanto richiamato appare evidente che l’intervento previsto, come già individuato e suggerito dalle precedenti consulenze di esperti richiamate in apertura, deve essere considerato all’interno di un sistema di interventi impiantistici e gestionali atti a limitare i fattori condizionanti le emissioni e gli impatti del parco minerali e fossili dell’ILVA S.p.A., nonché a migliorare gli impianti a partire dai limiti dell’area.

L’intervento pertanto si inserisce in un contesto di miglioramenti indispensabili che l’ILVA S.p.A. deve realizzare, pur evidenziando che gli effetti positivi dello stesso come presentati, vanno moderati alle concrete potenzialità ed alla effettiva funzione assolta dal muro di cinta: essenzialmente un maggior contenimento.

In questa ottica appare a tutt’oggi necessario che siano esaminati sistemi specificamente realizzati per limitare sensibilmente l’effetto delle correnti eoliche sui cumuli disposti a parco. In particolare si richiama l’opportunità di esaminare la fattibilità e l’efficacia dell’installazione almeno di barriere frangivento, propriamente dette, all’interno dell’area parchi minerali e fossili (v. “Alcune proposte tecniche per ridurre le emissioni diffuse di polveri nella gestione delle materie prime”, dicembre 2003, a firma dei tecnici Vito Balice, Lorenzo Liberti, Luigi Lopez, Roberto Primerano).

Sarebbe opportuno che l’ILVA S.p.A. completasse il quadro di valutazione in merito alla fattibilità di tutti gli interventi suggeriti dalle precedenti consulenze.

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