“Come sarebbe Taranto senza la presenza delle grandi industrie?”
Qualche giorno fa si è riunito fa un tavolo tecnico, fra Ilva, rappresentanti sindacali, politici fra cui l’assessore regionale all’ambiente Losappio, rappresentanti dell’Arpa, il prefetto, tenutosi a Taranto in Prefettura. Mancavano, erano stati esclusi, coloro che portano avanti con maggior vigore la difesa dell’ambiente, le associazioni, perché doveva essere un tavolo tecnico e non “troppo politico” o “ambientalista”.
Impostazione sacrosanta se il tavolo tecnico porta a conclusioni efficaci e rapide con piena illustrazione di ciò che farà e piena informativa anche per la gente che deve conviverci con queste emissioni, e non sto parlando dei lavoratori ma dei cittadini di Taranto. Ma, se il tavolo tecnico non conclude e riferisce di qualche telo volto a contenere le polveri a terra e anzi cerca di minimizzare il problema e non analizza minimamente quello che viene emesso a 50 o 100 metri di altezza, dovremmo ben disquisire su una situazione che io continuo a definire insostenibile sotto un profilo sanitario.
Tanto per chiarire il sottoscritto ribadisce che la corretta informazione è che su questa città vi sono troppe malattie potenzialmente collegabili al tipo di ambiente prodotto dalla nostra situazione industriale; quando dico che anche bambini ne vengono coinvolti con tumori che normalmente sono dell’età adulta o anziana riferisco la sacrosanta verità che non è del sottoscritto ma chiunque può verificare andando a chiedere ai cultori della medicina del Nord Italia se un carcinoma del rinofaringe è un tumore che generalmente viene ai bambini di 10 anni o di un sarcoma delle parti molli diagnosticato dal sottoscritto non più di una settimana fa in un ragazzino di
13 anni.
E non vi parlo di linfomi e la miriade di disfunzioni del sistema immune, sempre in bambini, o del paziente con linfoma ricoverato 4 giorni fa e che alla domanda su che cosa faccia di lavoro mi risponde “sono uno di quelli che lavora all’Ilva da distinguersi da quelli che hanno lavorato all’Ilva” e riferendosi al mio articolo precedente dove avevo portato tale dizione.
Ora constatiamo che per bocca di politici non tarantini, Franca Rame credo viva a Milano, le nostre vicende negative sono finite in parlamento e stamattina (ieri per chi legge, ndr) sul Corriere viene riportata una affermazione del nostro amato presidente Napolitano secondo cui forse la politica ha commesso degli errori e ha sottovalutato i danni che una fabbrica delle dimensioni dell’Ilva poteva produrre.
Ora mi chiedo dove sono i nostri politici e come fa un assessore all’Ambiente a fare simili affermazioni, parliamo di colui che ha accettato la responsabilità politica di tutelare l’ambiente in regione. Credo che non vi sia più dignità, e non dico che si dovrebbe stendere sui binari ma almeno lui medesimo informarsi su ciò che effettivamente sta avvenendo e tentare di riparare il danno. Non sento mai un politico presentare un progetto alternativo di occupazione per i lavoratori dell’Ilva, non sto parlando di promesse a vuoto ma almeno provarci a disegnare una alternativa di possibile progetto in un’area che sarebbe meravigliosa se non ci fossero le grandi industrie per le potenzialità di progetti. Si continui pure a giocare con la salute della gente e quella gente chiederà a breve il conto a tutti, compresi i politici
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