Tumori nei bambini, industrie sotto accusa
«Ho in cura bambini con tumori anomali per l’età, linfomi o leucemie, con alterazioni ematologiche sia sul versante immune che sul versante ematologico, bambini con infezioni ripetute perché il sistema immune è alterato e, quindi, con una minor capacità di difesa. Tutte patologie, secondo me, collegate a questa situazione ambientale. «Non posso trovare altra spiegazione». Il dottor Patrizio Mazza, l’oncoematologo che nei giorni scorsi ha suonato l’ennesimo allarme sanitario, non poteva mancare alla manifestazione dei «Bambini contro l’inquinamento». Dottor Mazza, ma ridurre l’inquinamento servirebbe ad evitare il proliferare di queste patologie? «Se uno fuma 30 sigarette, ha un incipiente rischio di tumore al polmone e gli si dice di ridurre a 15, non serve a niente. E’ così per l’inquinamento: ridurlo non significa ridurre la tossicità. Bisogna che i politici capiscano e parlino seriamente». Per dire cosa? «Magari regole che dicano che un’industria inquinante non può stare in un luogo più di 20, 25, al massimo 30 anni, perché è sperimentalmente stabilito che, se ad un topo che campa due anni gli si da per un anno una sostanza tossica, quel topo ha l’80% delle probabilità di sviluppare un tumore. E’ la stessa cosa per le persone: se per un periodo di vita superiore alla metà della propria esistenza, uno viene sottoposto ad un inquinante che ha una valenza oncogenica, quell'individuo ha altissime probabilità di sviluppare un tumore». Auspicabile uno screening dei tumori?
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