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Gli interventi di Vittorio Angelici, Alessandro Marescotti e Girolamo Albano

Chiudiamo l'ILVA? Un referendum che fa discutere

Fa discutere la proposta di referendum cittadino consultivo sulla chiusura dello stabilimento Ilva, lanciata dal Comitato “Taranto Futura”. Ecco le opinioni di Peacelink e TarantoViva
3 novembre 2007
Fonte: Corriere del Giorno

ILVA di Taranto Secondo l’on. Vittorio Angelici “l’iniziativa, pur se avviata da un sodalizio composto da stimatissimi professionisti, è fuori luogo anche se certamente dettata dalla disperazione e dal senso di impotenza che, su questo tema, pervade tutti noi; ma ciò non di meno, offre la possibilità di capire lo stato d’animo della gente ed il vento che tira in città”. L’ex parlamentare dei Popolari riprende un’ipotesi avanzata da Nello De Gregorio il quale “constatando l’inarrestabile degradarsi della situazione ambientale, propone un percorso che passando per un contingentamento dei volumi produttivi giunga in tempi preordinati ad una graduale dismissione dell’area a caldo, da parte di Ilva.

Allo stato dei fatti, è una proposta seria su cui lavorare, coinvolgendo Riva, Regione, Istituzioni Locali ed il mondo associativo”. Da qui l’invito di Angelici all’Amministrazione comunale, affinchè “in un soprassalto di vitalità convochi, preparandola adeguatamente, una Conferenza Strategica nella quale definire un progetto, un percorso, una ipotesi operativa che sottragga il nostro territorio al degrado irreversibile e la nostra gente alla invadente disperazione”.

Angelici evidenzia che “le patologie si moltiplicano, i malati aumentano, l’indice della mortalità, per tumori, si inpenna, i quartieri limitrofi alle industrie si degradano sempre più ed un senso di disperazione e di impotenza si appropria della nostra gente, che si sente abbandonata e comunque non sufficientemente tutelata da chi governa la città ed ha i poteri ed il dovere di difenderla e tutelarla.

Capisco il Sindaco che si duole perché viene aspramente criticato anche quando come nel caso delle fontanelle del Cimitero, risolve con l’aiuto di Ilva, un annoso problema (non è una vergogna, anche se non ascrivibile alla sua Giunta che un tale problema divenga annoso?). Ma viene da chiederesi se era proprio indispensabile farsi ritrarre in foto con le mani congiunte, a quelle dell’Assessore alla Sanità e del dirigente Ilva? Posso assicurare il Sindaco, del quale nessuno può mettere in discussione onestà e passione civile, che non solo la Presidente dell’Ail o esponenti della opposizione in Consiglio comunale, hanno considerato quel gesto, inopportuno”.

In stand by, per ora il Comitato per Taranto, cui aderisce Alessandro Marescotti. “Un referendum - afferma - specie su questioni così importanti, è sempre un utile strumento per dibattere e far emergere quella sovranità popolare spesso messa ai margini. Tuttavia, il percorso imboccato dal nostro Comitato è diverso da quello referendario. Noi abbiamo preferito in questo momento porre al centro la partecipazione del pubblico all’Autorizzazione Intergrata Ambientale che dovrà fissare i limiti alle emissioni e l’adozione delle migliori tecnologie disponibili. Abbiamo quindi scelto di intervenire nel merito dei problemi tecnici dell’Ilva oggi sul tappeto.

Abbiamo martellato incessantemente in queste settimane per chiedere l’introduzione di limiti europei in uno scenario come quello dell’Ilva di Taranto in cui le autorizzazioni in passato sono state date in segreto senza trasparenza e partecipazione. In questo momento va esperita la strada partecipativa offerta dalla normativa europea”. Marescotti preferisce entrare “all’interno dei problemi dell’Ilva e della loro complessità. Non cerchiamo scorciatoie. L’iniziativa del referendum la vedo opportuna solo se fallisse il nostro approccio gradualista e paziente. Se nell’ambito dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) qualcuno dovesse boicottarci allora il referendum potrebbe diventare una direzione strategica. Ma la strategia radicale non dovrebbe essere lanciata prima di avere esplorato e tentato tutte le strade della partecipazione del pubblico alla definizione di limiti più rigorosi. In questo momento puntiamo a costruire alleanze con gli operai (che muoiono di tumore), gli agricoltori (che sono danneggiati dall’inquinamento Ilva), i pescatori (anch’essi danneggiati) e i cittadini.

Credo che non basta porsi dei nobili obiettivi: occorre scegliere anche delle buone tattiche e strategie. Non possiamo permetterci sconfitte ed errori: occorre evitare di essere minoritari per imprudenza e impazienza. Dobbiamo costruire un fronte di opinione nella città che sia largamente maggioritario, ed è ciò che stiamo tentando di fare con un lavoro che sta ottenendo alcuni risultati importanti: il ministero dell’Ambiente ha chiesto all’Ilva di desecretare dei documenti non consultabili dal pubblico, relativi proprio alle emissioni. E questo è avvenuto dopo una nostra diffida”.

In chiusura Marescotti precisa che “ho espresso solo un parere personale sulla proposta di referendum. Il Comitato per Taranto, democraticamente, ascolterà tutte le voci ed esprimerà una valutazione collettiva”.

Un giudizio positivo sull’ipotesi di referendum viene espresso da Girolamo Albano, presidente di TarantoViva. “Esprimiamo soddisfazione - dice - in merito all’iniziativa portata avanti dall’avv. Russo e dal dott. Mazza. I quesiti del referendum consultivo sull’Ilva di Taranto hanno una parola in comune: chiusura. I cittadini tarantini potranno avere la possibilità di dire chiaramente come la pensano a riguardo, potranno decidere il futuro della propria pelle.

E se non vincesse la prima ipotesi, quella che parla della chiusura totale dell’Ilva, sarebbe lo stesso un successo. Infatti chiudere l’impianto della lavorazione a caldo come accaduto nello stabilimento Ilva di Cornigliano (GE) sicuramente porterebbe benefici ai polmoni dei tarantini.

TarantoViva ha stretto contatti con la gente di Cornigliano e proprio dal nostro convegno sulle polveri dello scorso marzo è emerso che con la chiusura della lavorazione a caldo nessun operaio ligure ha perso il proprio salario. Avanti, dunque, sperando che la burocrazia non intralci l’avanzamento del progetto”.

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