Taranto Sociale

Federico Pirro risponde alla missiva di TarantoViva

«Scienza e ambiente convivono bene»

"Non possiamo tornare al Medioevo ma puntare sulla ricerca. Su Taranto tutti gli accordi sinora sottoscritti e in via di realizzazione per ridurre l'impatto del Siderurgico sulla città stanno dando i loro risultati e nessuno dei tanti soggetti sottoscrittori ha denunciato quegli accordi".
27 dicembre 2007
Fonte: Corriere del Mezzogiorno

- Rispondo a Stefano De Pace che sabato 22 dicembre si è chiesto su queste colonne il perché di una difesa da lui definita «forsennata» dell'Ilva a Taranto e dell'Enel a Brindisi. Lo rassicuro: nessuna sconsiderata difesa da parte mia di un grande patrimonio tecnologico nella città bimare e della centrale elettrica di Cerano, proprio perché sono d'accordo con lui sulla necessità di uno sviluppo industriale ecocompatibile nelle due aree.

Su Taranto: tutti gli accordi sinora sottoscritti e in via di realizzazione per ridurre l'impatto del Siderurgico sulla città stanno dando i loro risultati e nessuno dei tanti soggetti sottoscrittori ha denunciato quegli accordi. Si può fare ancora di più? Si deve fare, ma nel pieno rispetto di norme e procedure vigenti e con il consenso di Istituzioni, azienda e parti sociali.

Fiom, Fim e Uilm inoltre hanno dichiarato ufficialmente che - nel battersi per ridurre gli infortuni sul lavoro e i danni per l'ambiente e la salute - difenderanno però con determinazione l'impianto contro l'antindustrialismo che di tanto in tanto riaffiora in città. E con loro sono le Istituzioni, i grandi partiti, la Confindustria ionica, il Politecnico e tutti coloro che vogliono unire produzione di acciaio ed ecosostenibilità.

Sono allora tutti difensori «forsennati» di 17.000 posti di lavoro fra diretti e indotto, cui sono da aggiungersi le altre centinaia di persone impegnate al porto, nei trasporti, e nelle banche che gravitano sulla produzione siderurgica?

Su Brindisi: l'Enel ha dato il benvenuto a Greenpeace. Goliardia? Nient'affatto. L'Enel sta investendo altri 300 milioni di euro per contenere al massimo la ricaduta sull'ecosistema della grande centrale di Cerano. Ora procederà anche alla copertura del carbonile, ed è disposta a costruire per l'attracco delle carboniere anche un nuovo molo fuori dal porto, ove pure ha introdotto sistemi più ecologici di scarico del combustibile. Perché tutto questo non si vuole riconoscere, quando anche le Istituzioni regionali lo fanno ? Chi è a questo punto il «forsennato»? Chi apprezza le proposte dell'Enel, o chi vi si oppone «a prescindere»?

Ma c'è dell'altro: perché non si parla della diossina sprigionata dalla bruciatura (spesso clandestina) dei teli di pacciamatura nelle campagne? E l'uso (a volte eccessivo) di anticrittogamici nelle coltivazioni chi lo controlla? E delle emissioni di CO2 da circolazione delle auto e da impianti di riscaldamento non dobbiamo discutere? Chiederemo allora il blocco della produzione di auto e il ritorno ai vecchi bracieri? Assolutamente no, ma lavoreremo tutti insieme (con la scienza) per produrre motori a minor impatto ambientale, per la cattura della CO2 con le tecnologie già disponibili, per il risparmio energetico «intelligente», per la produzione sempre più pulita di acciaio e di altri beni intermedi irrinunciabili.

Non c'è alternativa - se non una paurosa regressione al Medioevo - all'impiego della scienza per salvare l'ambiente e la salute nelle nostre città e nell'intero pianeta

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