L'ambiente si salva con nuove tecnologie non con i licenziamenti
Il signor Antonio Curri sul Corriere del 4 gennaio si è chiesto se mai abbia sentito parlare di diossina a Taranto. Lo rassicuro: sì, anche perché in città ho lavorato per 10 anni alla guida di una grande azienda meccanica, ci torno ogni settimana e sono venuto l'8 per l'inaugurazione dell'anno accademico dell'Ateneo di Bari. Circa la diossina, essa è emessa in tutti i centri urbani per il traffico nelle loro strade: pertanto la sua riduzione deve riguardare l'impiego di nuove tecnologie, combustibili e processi di combustione nella motoristica automobilistica. Le emissioni dell'Ilva, l'Arpa le sta monitorando e l'azienda è attivamente impegnata nel ridurle, con investimenti su tutti gli impianti e i processi che la generano. Non si è d'accordo su questo? Liberi tutti di pensarla come si vuole, ma i fatti dicono il contrario e ci sono gli organi preposti a monitorare, valutare, prescrivere e controllare. Perché poi, invece di tassare i Pugliesi per coprire i buchi (e gli sperperi) della sanità, non destinare una parte del gettito fiscale aggiuntivo a migliorare strutturalmente e radicalmente il sistema tecnologico di rilevamento ambientale nella città di Taranto? E perché non rifinanziare (subito) con i 49,5 milioni di euro - in autunno sottratti dalla Regione alla città per mancanza (si disse) di progetti esecutivi - gli interventi (finalmente) approntati per il quartiere Tamburi lo scorso anno? Se (malauguratamente) si obbligasse l'Ilva a ridurre la produzione, è inevitabile - per corrette e ineludibili (piacciano o meno) logiche di contabilità industriale - che se ne debba ridurre l'occupazione. Per questo - lo sappiano tutti gli ambientalisti tarantini - i Sindacati e le migliaia di dipendenti dell'azienda e delle imprese dell'indotto (e con essi le loro famiglie) - non secondi a nessuno per sensibilità ed impegno (quotidiano) nella sicurezza e salute in fabbrica (e fuori) - lotteranno con (feroce) determinazione per impedire la chiusura, o anche solo il ridimensionamento dell'Ilva. E il proporre lavori sostitutivi in bonifiche e quant'altro, significa compiere fughe dalla realtà. Non si scherzi col fuoco: la tragedia di Napoli - con le gravi responsabilità politiche del Ministro Pecoraro Scanio dovrebbe essere di monito (severo) per tutti. A proposito di occupazione all'Ilva: sono stati assunti negli ultimi due anni ben 126 ingegneri - che ora, terminata la formazione on the job, andranno in produzione - ed anche i primi laureati del corso triennale per Tecnici dell'ambiente e della prevenzione e sicurezza sul lavoro della Facoltà di Medicina dell'Università di Bari, svolto su Taranto e coordinato splendidamente dalla collega Marina Musti. Quali altri aziende hanno assunto tanti ingegneri in Puglia? Solo l'Alenia di Grottaglie. L'acciaio di qualità si produce con tecnologie avanzate che necessitano di professionalità elevate. All'Ilva non si produce con il carbone della Cina, ma con il minerale di ferro del Brasile e di altri fornitori e l'acciaio cinese è già un temibile concorrente che non rispetta alcuna regola ecologica. Infine sull'Enel a Brindisi: i suoi investimenti compiuti, in corso e annunciati -non le royalties - per ridurre l'impatto ambientale della centrale di Cerano, bisogna conoscerli nel dettaglio, prima di censurare (a prescindere). E l'Enel non ha bisogno di gratitudine, mai peraltro espressa da qualcuno.
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