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L’assessore Lucio Pierri: il Centro Storico e le vie di sviluppo

Una via per gli orafi in Città Vecchia

E’ la proposta avanzata dalla categoria al Comune dopo l’input lanciato dal ministro Rutelli. E, dopo una ricognizione, torna l’ipotesi di via Cava. Convocata per martedì una riunione per dare il via alla ristrutturazione di Palazzo D’Ayala, il cui appalto fu assegnato anni fa a un’impresa di Matera
12 gennaio 2008
Fonte: Corriere del Giorno

- L’inaugurazione del Museo nazionale ha lanciato sicuramente degli input interessanti per il rilancio delle risorse culturali della città. Le sollecitazioni del ministro per i Beni cultuali, Francesco Rutelli, in particolare, sembrano aver ottenuto lo scopo di "ridestare" gli interessi di alcune categorie interessate ad avviare attività produttive nella Città vecchia. "Io sogno - ebbe a dire Rutelli - che ora gli artigiani di questi territorio, come avviene per i più importanti musei del mondo, riproducano gli ori del Museo e li possano vendere a un pubblico internazionale, che non chiederebbe altro che portare con sé questo ricordo indelebile, di questo Salento che ci viene dal passato e che oggi torna a vivere".

Ebbene, qualche giorno fa i rappresentanti degli orafi hanno effettuato una ricognizione nella Città vecchia con l’assessore Lucio Pierri e il presidente della Camera di commercio, Emanuele Papalia, con l’obiettivo di individuare siti nei quali ipotizzare l’apertura di botteghe orafe specializzate nella realizzazione di gioielli ispirati ai modelli. Di questi e i altri argomenti di stretta attualità, come il cantiere mai aperto di Palazzo D’Ayala, l’abbandono del cosiddetto "attracco canoe" e gli stabili da destinare all’università, abbiamo parlato con l’assessore. Iniziamo con il sopralluogo con gli orafi.

Sì. Esiste una buona idea che è quella di ricercare spazi che consentano la nascita di un vero e proprio settore specializzato e non cerca di una o due botteghe. C’erano già state in passato proposte per la realizzazione di una zona destinata alla nascita di polo artigianale. Ora, alla luce delle recenti sollecitazioni, questa idea è stata ripresa e rilanciata. Il Comune è certamente interessato a una proposta che ha una doppia valenza economica: consentire alla Città vecchia di "risvegliarsi" e rilanciare anche un progetto di investimenti culturali.

Immaginiamo che il sito interessano sia sempre quello dei pianterreni risanati in via Cava. E’ sempre quella l’ipotesi principale. Ma certo ora bisognerà verificare come vengono attualmente utilizzati e in quali condizioni sono. Una verifica che richiederà qualche aiuto. Ma sicuramente la proposta è degna di adeguata considerazione.

E passiamo alla piattaforma galleggiante realizzata dalla giunta Di Bello per ospitare i canottieri. Che fine farà? Dobbiamo innanzi tutto precisare che la struttura non è mai stata collaudata e per questo non poteva essere utilizzata. Ci rendiamo conto che essa necessita, ora, di interventi di manutenzione straordinaria, che rientrano nei piani del Comune. Solo dopo il collaudo e la certificazione di agibilità si potrà pensare a uno suo affidamento. La struttura ci è stata già richiesta da cooperative di pescatori interessate a un suo utilizzo che, per il momento, non è possibile.

Ma tutto l’affacciamo a Mar Piccolo - aggiunge Pierri - merita una attenta riconsiderazione, perché la creazione di uno scalone, dovuta alla giunta De Bello, impedisce di tirare in secco le barche e sta provocando la scomparsa di tutta una serie di lavori, dalla pitturazione alla falegnameria alla calafatura. Dovremo studiare un intervento ad hoc.

E veniamo al Palazzo D’Ayala. Nei giorni scorsi abbiamo ospitato un polemico ma documentato articolo di Paolo Solito sul suo abbandono. Come stanno le cose? E’ vero che i finanziamenti per la sua ristrutturazione, su un progetto quasi venticinquennale, sono stati persi definitivamente? No. Abbiamo verificato presso la Regione che i circa 3 milioni di euro rivenienti da un accordoquadro sono ancora disponibili. Ma perché, dopo l’aggiudicazione dell’appalto, il contratto con l’impresa aggiudicataria non è stato sottoscritto? Questo per noi è un mistero incomprensibile. Sono passati due anni e mezzo dall’aggiudicazione dell’appalto alla ditta di Matera che lo aveva vinto e non è accaduto nulla. Ma noi abbiamo convocato per martedì prossimo una riunione con la ragioneria e l’ufficio contratti del Comune per cercare di riprendere il filo del discorso e cercare di accelerare i tempi per la cantierizzazione delle opere. Ma per la destinazione d’uso avete un’idea? Come si ricorderà, il palazzo nobiliare era destinato a ospitare il Museo etnografico Majorano che, nel frattempo, è stato collocato a Palazzo Galeota…

Non sarebbe ipotizzabile la realizzazione di una pinacoteca comunale, in modo tale da poter ampliare l’offerta culturale ed espositiva? Penso che la cosa più opportuna sarebbe indire un concorso di idee. Passiamo alla questione università. Dopo l’inaugurazione tarantina dell’anno accademico dell’Università di Bari si sono create nuove aspettative. Sì, dall’Università di Bari, al proposito, abbiamo ricevuto la richiesta di nuove strutture da destinare a servizi per gli studenti nella Città vecchia, che stiamo cercando di valutare. Ma non ritiene che si rischi di "regalare" all’Università strutture che potrebbero assumere un ruolo importante nello sviluppo della Città vecchia?

Effettivamente vogliamo evitare che la concessione sia interpretata come una "liquidazione". Abbiamo scritto al rettore Petrocelli per chiedere un incontro che ridefinisca l’utilizzo delle strutture, riveda le convenzioni e l’affidamento e sancisca, tra l’altro, la fruibilità pubblica delle strutture affidate all’Università, che hanno tutte rilevanza monumentale. Per quanto riguarda i servizi agli studenti, abbiamo ipotizzato l’utilizzo di Palazzo Trojlo come casa dello studente: vi si potrebbero utilizzare 60/70 posti letto che potrebbero garantire una costante presenza di giovani e una rivitalizzazione della zona. Un altro stabile individuato dà su piazza San Costantino.

Il museo di Storia naturale sta facendo passi in avanti? Il sito, com’è noto, è stato individuato: si tratta di un palazzo di via Duomo, nei pressi di San Domenico. Tale palazzo era stato concesso, dalla Giunta precedente a promotori finanziari dell’Are banca, che lo hanno utilizzato molto scarsamente. Nei prossimi giorni dovremo comunicargli un’istanza di sgombero perché la struttura sia restituita al Comune. La realizzazione del Museo, inoltre, richiederà la stipula di una convenzione con la Provincia. Sul fronte della restituzione delle tele del Carella, tolte trent’anni fa da Palazzo Fornaro, invece, sembra che si proceda a fatica. Stiamo aspettando di conoscere le condizioni che l’ex impresa Pouchain ci ha comunicato attraverso la soprintendenza ai Monumenti per il trasporto a Taranto, poi valuteremo il da farsi.

Ma ora per la Città vecchia ci sarà bisogno di un nuovo dirigente, dopo la vicenda legata alla progettazione per l’Area vasta.

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