Una cittadina dei Tamburi ha chiesto un risarcimento all'ILVA di Taranto

Paralizzata ''per colpa dell'inquinamento''

Una donna di Taranto sfrutta la procedura di Autorizzazione Integrata Ambientale dell'Ilva di Taranto per rendere noto il suo caso sul sito web del Ministero dell'Ambiente. E spiega: “Il mio organismo è pieno di minerali”.
27 marzo 2008
Daniele Marescotti (Per gentile concessione di Redattore Sociale)

- TARANTO - “Mi chiamo Anna Carrieri, ho 52 anni, abito da quando sono nata al quartiere Tamburi. Il 16 maggio 2004 nel giro di 5 minuti perdo l'uso delle gambe. Rimango 8 mesi ricoverata nei centri di riabilitazione e trovo decine di casi come il mio, anche a Taranto, e tutti abitavano in centri industriali e chimici”. Questa lettera è stata indirizzata al presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, al Ministero dell'Ambiente e al proprietario dell'Ilva Emilio Riva. Anna Carrieri, come ha scritto nella lettera, è nata e vive in una delle zone più inquinate della città di Taranto, a poche centinaia di metri dallo stabilimento Ilva di Taranto. “In questi anni ho speso soldi a non finire. Proprio l'altro giorno, - racconta nella sua lettera - dopo ulteriori esami a pagamento, ho avuto la conferma che la mia paralisi è stata provocata dall'inquinamento”. E spiega: “Il mio organismo è pieno di minerali che, tra i vari danni, provocano un danno che colpisce il sistema nervoso centrale e soprattutto attacca la mielina con conseguente paralisi”. La mielina è una sostanza presente nel nostro cervello, permette la propagazione del segnale elettrico che ci permette il movimento degli arti e il compimento dei normali movimenti del corpo. Quello che chiede la signora Carrieri è un risarcimento dall'Ilva. La lettera di Anna Carrieri ha una storia molto particolare. E' infatti finita sul sito Internet del Ministero dell'Ambiente che in queste settimane pubblica tutte le osservazioni dei cittadini nell'ambito della proceduta di Autorizzazione Integrata Ambientale della grandi aziende. Anna Carrieri ha sfruttato questa possibilità insolita per rendere ufficialmente di pubblico dominio il suo problema. A scoprire quella lettera è stata un'ambientalista tarantina. “Ho trovato la lettera di Anna per caso”, spiega Antonietta Podda, attivista del Comitato per Taranto. “Avevo appena installato Linux Ubuntu sul mio computer – continua - e stavo testando la navigazione Internet sulle pagine del Ministero dell'Ambiente quando mi sono imbattuta nella lettera di una donna del quartiere Tamburi di Taranto che raccontava questa storia incredibile. A quel punto ho preso la lettera e l'ho pubblicata sul blog del Comitato per Taranto. In poco tempo è stata ripresa da altri siti e si sta diffondendo a macchia d'olio sul web. Il giorno 29 marzo ci sarà a Taranto una grande manifestazione contro l'inquinamento e saremo presenti anche per solidarizzare con Anna Carrieri che, come donna e come cittadina, ha avuto un grande coraggio”. Raggiunta telefonicamente, la signora Carrieri ha dichiarato: “Avevo scritto al Comune e alla Provincia di Taranto. Nessuno mi ha risposto. Sono felice adesso che questa mia lettera si sia così diffusa”. Interpellato da Redattore Sociale, il chimico Vittorio Esposito, responsabile del Laboratorio di Analisi INCA di Lecce, ha così commentato: “Uno degli effetti macroscopici di una intossicazione da metalli pesanti è costituito dagli effetti sul sistema neurologico. Occorre approfondire le indagini ma certamente l'inquinamento da metalli pesanti costituisce una seria minaccia per la salute”.

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